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giovedì 2 settembre 2010

Eleganza no grazie

Oggi non parlerò di una gioia tascabile da "un, due, tre, via", bensì di una cosa che, più ancora che farmi incavolare (nota: non è che io di solito, nella vita reale, abbia usato spesso questa parola a partire dal compimento del settimo anno di età, ma visto che sono agli esordi cerco ancora di mantenere un certo tono), mi intristisce molto. Lo snobbismo degli ambienti accademici e in generale di tutti i gruppi dove circola un po' di cultura.
Ora, premetto: non che io sia una Paris Hilton della filologia greca, o una Carla Bruni dell'omeristica (per intenderci, fino a qualche mese fa non sapevo che cosa fosse questo marchio: un grazie a G. per aver colmato questa lacuna), però sono comunque una che, dopo un'adolescenza molto mascolineggiante, sta lentamente scoprendo (alla buon'ora!) che, in fondo, curare il proprio corpo, l'estetica e l'abbigliamento dà una notevole soddisfazione e ti fa sentire decisamente meglio, sia con te stessa che con gli altri.
Ebbene, quello che però trovo odioso in tutti quegli ambienti - essenzialmente maschili, ma questa è un'altra piaga di cui parlerò un'altra volta - come l'Università (intesa come ricerca post-laurea), la politica e simili, è che si debba per forza classificare esplicitamente come un'oca, o, peggio (il grassetto indica il nervoso che mi sta salendo), degnare di un sorrisetto di compiacimento e di un eloquente silenzio tutte coloro che, che so, dedicano parte del loro tempo a scegliere il colore di uno smalto, a provarsi vestiti in un negozio, a confrontare tipi di ombretto, ad abbinare orecchini e collane. Per non parlare poi di tutti gli annessi e i connessi, come le telenovele e le serie, o i film d'amore holliwoodiani.
La mia domanda quindi è: tutti i vari luminari della scienza che mi vengono in mente in questo istante com'è che non riescono proprio a concepire che una persona possa guardare con gusto "Un medico in famiglia", seguire cliomakeup su youtube (occhio al link che parte al volo il video e se siete con l'audio in ambienti di lavoro ci fate una figura di cacca) E AL CONTEMPO fare congetture su un manoscritto antico, studiare la relatività o interpretare gli scritti di Kant? Esiste forse uno studio di una qualche università americana che prova la non-compatibilità dei neuroni dedicati a queste due categorie di argomenti?
E il risultato sapete qual è? Che chi è un minimo inserito nella vita reale e, come tale, segue, che ne so, Doctor House o si mette lo smalto sulle unghie dei piedi, si stanca presto di questi ambienti e li manda a quel paese, e le nostre strutture di eccellenza finiscono così con l'essere piene di gente che, oltre a non saper cambiare una lampadina, crede che Mascara sia il nome di un erudito bizantino.
Nemmeno io guardo Amici di Maria de Filippi, però se mi metto a tacciare di ignoranza chi lo guarda, poi troverò qualcuno che a sua volta mi giudica una subnormale perché mi commuovo ancora per la decima volta nel finale di "C'è post@ per te" o adoro il pesce Nemo. O se giudico una ragazza superficiale perché legge Vanity Fair, poi subirò le stesse pene quando qualcuno scoprirà che passo ore e ore dentro Zara o H&M... insomma, ma perché quando si è in un ambiente accademico non ci si limita a giudicare le materie e le competenze accademiche?
L'anno scorso sono andata a sentire Bersani ad un convegno alla Festa dell'Unità...bhe, sapete che ha detto di fronte ad una platea composta almeno per metà di donne under-50? Che Il PD si doveva rivolgere anche a chi leggeva Vanity Fair per convincerlo che oltre alla moda e alle frivolezze ci sono alternative più profonde, per mostrargli che non c'è solo quello nella vita.....  come se chi leggesse quella rivista non potesse essere uno scienziato astrofisico o un premio Nobel per la letteratura.
Ecco cosa vuole da noi la lungimirante classe dirigente di oggi: le belle e stupide di qua, ecco un contratto da velina, le brutte, brufolose e non curate ma intelligenti di là, consolatevi con un dottorato di ricerca.

2 commenti:

  1. Io in linea di principio sarei d'accordo con te: però ogni tanto il Vanity - speriamo che l'editore non ci quereli, adesso - lo prendo, e francamente lo trovo ben poco stimolante... e guarda caso, a parte qualche eccezione, lo trovo poco stimolante proprio in quelle parti che dovrebbero essere per chi non vuole che la sua vita sia solo vestiti e makeup... Anzi, la parte più bella è proprio quella che parla solo di vestiti e make up... Meglio un giornale del tutto frivolo, piuttosto che uno che mi offra alcune pagine 'impegnate' mettendomi alla fine il tempo di lettura, come a dirmi 'fai uno sforzo, sono solo cinque minuti, ce la puoi fare!'
    [che poi, se uno si mette lì un attimo a pensare alle cose che legge, di minuti te ne vanno via ben di più... o magari sono io che sono lentissima... :-) ]

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  2. Lo so, Ipa, e in effetti anche su "Un medico in famiglia" potrei avanzare qualche critica, ma quello che mi interessava dire, anche se forse ero un po' obnubilata dal nervoso quando l'ho scritto, è che gli hobby e gli interessi frivoli sono una cosa, e lo studio, il rendimento, l'intelligenza un'altra: le due attività possono benissimo conciliarsi e se uno ha un alto livello culturale potrà benissimo leggere Vanity (che ci quereli pure, almeno mi alza il numero di visitatori!!) ed essere in grado di discernere in esso ciò a cui vale la pena interessarsi o no...

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