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venerdì 8 ottobre 2010

Branchi. (Alias disillusione e fastidio)


Stamattina mi è accaduto un episodio che, probabilmente, a raccontarlo, sembrerà banale e sopravvalutato, ma che mi ha lasciato dentro una profonda amarezza. Si ricollega al post della sempre eccellente Ipa, perché riguarda una banda di esecrabili fanciullini che stamattina, proprio all'ora in cui io mi recavo in Università, scorrazzava per la città in vista della manifestazione (una di quelle inutili, manipolabili, fancazziste, potenzialmente violente, appiattite manifestazioni studentesche che popolano il calendario autunnale di ogni scuola superiore. Sì, sono intollerante e oscurantista).
Questi mostriciattoli adolescenti si recavano dunque al luogo d'incontro di tale manifestazione, in un gruppo di circa 50 elementi, e lo facevano camminando ammucchiati nel bel mezzo della pista ciclabile di via Sabotino: per chi non fosse esperto della zona, trattasi di una pista situata su un marciapiede rialzato dalla corsia delle auto e riservata esclusivamente alle bici; per i pedoni c'è un comodo marciapiede semplicemente posto dall'altra parte della strada. La pista è molto stretta e invasa anche da arbusti, quindi è già di per sé rischioso incrociare una bici in senso opposto, figuratevi dover passare attraverso ad un vero e proprio muro umano di idioti in branco.
Io e gli altri malcapitati ciclisti ci siamo avvicinati suonando i nostri striminziti campanelli, perché almeno si facessero da parte: noi non potevamo certo volare, per evitarli, giù dalla pista in braccio alle macchine!
Ebbene, in risposta a qualche nostra sollecitazione di "permesso!", durante tutta la lunghezza del tratto da loro occupato, mi sono sentita rivolgere i seguenti commenti:
"oh, ma che è stamattina, la pedalata del popolo?!?" no, cretina, è che sei su una pista ciclabile.
"oh, ma che cazzo ti suoni?!?" così, per salutarti.
"ah, se avevate le vuvuzuela vi facevamo passare, invece così no!!" (ah ah. Mi sto spanciando dal ridere)
"oh, poverina (tono ironico), lei deve andare a lavorare, facciamola passare, povera pirla!"
Tizio che si mette apposta sulla mia traiettoria: "opsss, scusa, non ti avevo visto!!"
In risposta ad un mio cazzo! sibilato tra i denti: "oh, ma ha detto cazzo! Non si dicono le parolacce!!!"
E via dicendo in un putiferio di insulti gratuiti, ironia di cattivo gusto e risate tra di loro. Forse potrò suonare paranoica, però vi giuro che mente mi trovavo lì in mezzo ho davvero provato una sensazione di disagio e continuavo a contare i metri che mi separavano dalla fine di quel tratto di ciclabile.
E tutto questo per una cinquantina di bambinetti che probabilmente non sono nemmeno maggiorenni! Come è stato possibile? Quegli storditi hanno risvegliato in me istinti crudeli e omicidi alla Criminal minds.
Che cosa può spingere un innocuo ragazzetto ad indirizzare gratuitamente insulti ad un passante che non conosce, che non gli ha fatto niente e che ha semplicemente - dalla parte della ragione - chiesto di passare? È il "branco" che rende possibile tutto questo? Come si può rispondere ad un simile trattamento?
Ma la cosa che mi ha fatto più male in assoluto è stata il pensare che, fino a ieri, io sbandieravo a destra e a manca la "vocazione" a diventare insegnante proprio di bellimbusti come questi. Ma sono davvero sicura di quel che dico? Non avranno forse ragione tutti quei professori lamentoni che mi ripetono sempre che sono un'illusa e non conosco veramente ciò che significa la scuola?
Io con gli adolescenti ho avuto a che fare in più di un caso: ripetizioni private, recuperi a scuola, scout, vicinato… ma non mi era mai capitato di veder dipanarsi di fronte a me una simile quantità di stupidità.
Come arginano, i veri professori, tutto questo? Io mi commuovo leggendo le storie di Scorfano, ma - mi chiedo - lui ha mai dovuto affrontare momenti catastroficamente brutti, con i giovani? Come ha fatto, e come hanno fatto i tanti bravi prof. come lui, a non avere sulla fedina penale almeno un tentato omicidio premeditato e con aggravante di metodi crudeli?

Bhe, scherzi a parte, non lo so: oggi non so più tanto se voglio che la Gelmini riapra il reclutamento… Spero sinceramente in un qualche commento risollevatore da parte vostra, miei fedeli ed amati lettori.

6 commenti:

  1. Cara Tinni, ti rispondo con la prima cosa che mi viene in mente e che temo sia anche la più ragionevole. A me queste cose, in classe, non succedono. E sai perché? Perché io do loro i voti. E purtroppo gli adolescenti sono come tutti gli altri esseri umani. Si sgonfiano davanti a quello che percepiscono come il potere. Tutto tristemente qui.

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  2. Scorfano è sempre posato. Durante la mia triste adolescenza, ho dovuto affrontare spesso il branco. Sempre da fuori, da esclusa. In una situazione come quella che hai descritto, ci avrei messo solo quattro nanosecondi a mettermi a sbraitare insulti e improperi, altro che vocazione educativa. Hai fatto l'unica cosa che andava fatta. Non ti curar di loro, ma guarda e passa.

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  3. Lo scorfano è decisamente pessimista e vede nero. Forse vede troppi adolescenti. :-)

    Io credo invece che la maggioranza degli adolescenti sia "buona", almeno in potenza (sì, il branco fa molto, purtroppo!), e che quelli che danno fastidio siano una minuscola e rumorosa minoranza. Ma io di adolescenti ne vedo decisamente di meno, anche se la maggior parte sono col motorino che sfreccia nella pista ciclopedonale davanti a casa mia.

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  4. Siete tutti bellissimi e vi ringrazio. Belli soprattutto questi tre punti di vista complementari e veri.
    Quando mi verrà in mente una riflessione profonda come le vostre che non sfiguri tra i commenti, la aggiungerò.

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  5. Vi ricordate di questa mia ora di supplenza?
    Ecco, quella volta ero solo un supplente. E quella è una classe che viene giudicata di bravi ragazzi dai colleghi che ci lavorano; i quali colleghi, dopo che io pubblicai tanto tempo fa quel post, mi scrissero una mail in cui si dichiaravano sdegnati perché avevo così parlato dei loro ragazzi. Che continuano a essere nostri, mi dispiace.

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  6. Tinni no anche tu!
    Io oggi esco dal bar dove stavo prendendo un veloce caffè (olé per l'appunto) prima di tornare di corsa in ufficio e mi trovo un gruppuscolo di ragazzini che armeggiano intorno alla mia bicicletta. Ho fretta ma non so bene come intromettermi. Faccio vedere le chiavi del lucchetto all'unico di loro rivolto verso di me e quello accenna a richiamare gli altri... bè, ecco, non mi stavano rubando la bici, no, era solo che uno di loro doveva sistemarsi il complesso sistema di lacci delle sue enormi scarpe da ginnastica in modo che fossero slacciate sì, ma nel modo giusto! Il soggetto il questione mi vede... e continua tranquillamente a sistemarsi la scarpa appoggiando il suo piedone sulla canna della mia bici, infine, mi rivolge con tono lamentoso una frase difficilmente intellegibile del tipo "e vabbè, cioè, stavo solo, cioè, eh...".
    Ecco. Volevo solo dire che capisco il disagio... e che nella lista degli abitatori della strada più intollerabili io aggiungerei i "pedoni sulla pista ciclabile", falciabili seccamente, uno a uno!

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