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venerdì 14 ottobre 2011

Tappetin(N)itudine


L’altro giorno mia madre mi ha messo in camera un tappetino azzurro. Uno scendiletto, di quelli colorati dell’Ikea, che stava in camera mia quando ero piccina, e che non vedevo da tanto. Ha piazzato il tappetino accanto al letto e ha detto così quando scendi dal letto non senti il pavimento freddo sotto i piedi. E quando lei ha richiuso la porta dietro di sé, lasciandomi ai miei fogli e al mio computer, ho guardato il tappetino e d’improvviso la camera sembrava più casa.
Proprio così: il tappetino faceva sorridere la camera.
E allora mi sono messa a riflettere su cos’è che ti fa sentire ‘a casa’; e mi è venuto in mente un post simpatico che avevo letto in un periodaccio a Parigi e che intitolava sono a casa quando… (lo trovate qui)

E Tinni, quand’è che è a casa?

Quando allunga lo sguardo e vede via Lunga e fuori dalla finestra c’è il fico appena potato da mio padre dopo grandi contrattazioni famigliari e giù, per la strada, i vecchietti camminano pacifici con la Gazzetta di Modena sotto al braccio?

E mentre scrivo queste righe dal mio netbook seduta su un seggiolino scomodo del trenino Bologna Vignola, una signora che riassume in sé tutti i possibili connotati dell’aggettivo semplice, mi guarda sperduta e mi dice mi piacciono tantissimo i suoi stivaletti, sa? Devono essere anche comodissimi, vero? E i miei stivaletti sono vecchissimi, sporchi, bucati nella suola e sfondati per i troppi passi percorsi da quel giorno in cui provai il dottorato a Siena e ancora mi ricordo che venne a piovere un battello d’acqua e gli stivaletti nuovi si rovinarono tutti, fin dal primo giorno. Già da quello, dovevo capirlo, che non sarebbe andato bene, il concorso…

E alle domande sulla casa si sommano quelle sugli stivaletti; perché casa è anche dove qualcuno ti chiede, seduto accanto a te su una suburbana locale, se i tuoi stivaletti sono comodi. Così non importa tanto, forse, se le persone intorno a te sono semplici, e allora forse non importa nemmeno cosa vedi dalla finestra, se c’è il fico o la Maison du Japon, forse allora basta avere nello zaino un tappetino azzurro dell’Ikea, arrotolato in un angolo, pronto per essere sistemato sotto ad un letto, così quando scendi la mattina non senti il freddo del pavimento.
E forse non solo quello.

2 commenti:

  1. Pensando al tuo stimolante quesito mi chiedo anche io: quando mi sento come a casa?

    Si perchè a casa uno si sente davvero quando entro le mura di casa, la casa dove uno è cresciuto, con gli amici di infanzia, di palazzo, di quartiere, le memorie care e i ricordi di tanti fatterelli quotidiani.

    Oppure uno si potrà sentire come a casa dove il cuore e la mente saranno riscaldati da affetto e dall'amore, sentimenti che anche un tappetino celeste stile Ikea saprà fare ridestare.

    Bentornato(a) a casa! Che bello sentirsi augurare il ritorno alle cose e persone che ci vedono spesso, con le quali siamo cresciuti insieme, con aiuto ed attenzione reciproci.

    Bentornata online!

    Marco

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  2. Mi tocca ammetterlo: io mi sento a casa nel mio liceo. Questo eterno ritorno un po' mi inquieta, ma io lì ci sto proprio bene!


    Niculet

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