A proposito di:

interculturalità - scuola - letture - frivolezze - risparmio - letteratura greca - creatività - viaggi - giardinaggio .. e bizzarrie varie.

lunedì 13 febbraio 2012

Dopo

Il mio principale - ma non solo lui, a dire il vero - dice sempre che la pizza buona la scopri sempre e solo il giorno dopo, quando puoi guardarti indietro e osservare il processo digestivo, la sete notturna, la pesantezza dello stomaco e la tranquillità del sonno. (Tralascerò di specificare a quale categoria appartiene la nostra, di pizza - e lasciatemi usare questo possessivo plurale con un certo qual senso di fierezza).

Beh, io stamattina mi sono guardata alle spalle e ho pensato che questa faccenda sembra calzare con le pizze ma non solo con quelle. Perché anche le persone, anzi le Persone con la maiuscola, quelle con cui si intrattengono rapporti che vanno al di là del buongiorno sa a che ora passa il prossimo autobus e di cui ci ricorda - o ci si prova, a ricordare - il compleanno, quelle a cui si va in visita a casa, quelle con cui si condivide un bicchiere di plastica o quelle a cui si telefona quando fuori nevica e si ha voglia di chiacchierare, insomma, quelle Persone lì, anche loro si dividono grosso modo in due categorie.

Ci sono le Persone che quando le saluti e dici loro arrivederci senti un certo fastidio pesante, e subito corri con il pensiero a quando le rivedrai la volta successiva e i giorni o le ore sono sempre troppo lunghi da passare - un po' come quando a metà cena senti la pizza che fatica a scendere, nello stomaco, e ti sembra quasi che non percepirai mai più quel tratto di intestino libero e felice e ti riprometti che per ore e ore non inghiottirai nulla di solido salvo poi puntualmente farti fottere dai dessert del menu, specie quando ci sono le foto annesse - ; le Persone che dopo, quando sei solo, tornano a punzecchiarti e ti lasciano in bocca l'amaro dei se avessi, le Persone ingombranti che occupano tutto lo spazio e non vogliono dividerlo con nessuno, le Persone che prendono e che, dopo, tu sei così vuoto che ti senti rimbombare dentro.

E invece, un po' come la pizza di Quick Pizza, ci sono le Persone che ci stai bene insieme e vorresti non separartene più, e allora allunghi le azioni come ombre la sera, e dici di avere fame anche se non ce l'hai, e guardi male la cameriera che ti sparecchia sotto il naso, e scaldi la macchina per rimanerci dentro a fare due chiacchiere, ma poi, quando inevitabilmente arriva il ciao, e tu te ne riparti malinconico, passano giusto pochi minuti e ti accorgi che, infilando una mano nella tasca della giacca, dopo, c'è qualcosa in più che prima non c'era, e che nessuno ti toglie, anche se quella Persona è lontana e chissà per quanto tempo non potrai rivederla. Quelle Persone lì, le Persone che si digeriscono bene, sei quasi contento, in definitiva, di averle salutate, perché dopo hai un piccolo spazio di tempo tutto tuo per girarti e rigirarti tra le mani quel regalo trovato in tasca; quelle Persone lì si accoccolano pacifiche in un angolino dentro il tuo soggiorno ma amano la compagnia, e sorridono se inviti altra gente a cena; quelle Persone lì ti suggeriscono all'orecchio un modo gentile per ringraziare l'amico che ti ha fatto un piacere, o ti vanno a comprare una pianta di ciclamini da regalare al vicino.
Quelle Persone lì ti prendono un pochino - qualche centilitro di succhi gastrici, è inevitabile - ma soprattutto ti danno.

4 commenti:

  1. Insomma una differenza che si potrebbe riassumere fra gli amici che ci arricchiscono e quelli che ci impoveriscono.

    Pensi che sia una regola universale (così è fatta quella persona e non potrà cambiare) oppure che possa variare a seconda dei momenti e delle giornate?

    Ricordo di avere letto non saprei dire dove che esistono le persone "vampire" di energie. Ecco, magari gli appartenenti al primo gruppo da te tracciato possono a pieno titolo rientrare fra questi.

    Rimane a me strano il fatto del tuo scrivere di non vedere l'ora di incontrarli nuovamente.

    Kind of addiction to them? Una specie di assuefazione?

    Marco

    RispondiElimina
  2. La definirei piuttosto "la -temibile- sindrome della crocerossina".

    RispondiElimina
  3. però il non poter RIVEDERE certe persone non dovrebbe precludere la possibilità di RISENTIRLE, non credi?

    RispondiElimina
  4. sì certo, lo credo, caro Anonimo, anche se non tutto ciò che si vorrebbe fare è materialmente possibile. ti invito, comunque, a palesare la tua identità se il tuo scopo era quello dell'affondo polemico. Altrimenti, l'utilità dello stesso risulta drasticamente ridotta.

    RispondiElimina