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venerdì 27 aprile 2012

Casello autostradale

Tra gli scherzi simpatici che solo un destino simpatico come il suo sa fare, c'è anche il fatto che Tinni, che tra le dieci cose da radere al suolo sulla faccia di questa terra solo qualche tempo fa metteva al primo posto le autostrade, questa Tinni qua, insomma, che voi tutti conoscete - chi più chi meno - di recente è finita ad abitare proprio a pochissimi metri di distanza da un casello autostradale.

Pochi metri e un cavalcavia separano una casa che ora è tutta sua dal casello autostradale di Modena sud; pochi metri e una strada trafficata e caotica e roboante; pochi metri ed eccolo là, il temibile svincolo, con tutti i suoi grovigli di immissioni e barre automatiche e pulsanti a cui non si arriva mai salvo poi rompere lo specchietto la volta che si prova ad avvicinarsi alla buchetta un pelo di più. Pochi metri e tutto l'apparato che accompagna in ogni dove i caselli: ristoranti menu a prezzo fisso dieci euro, qualche signorina succinta in attesa delle prossime quattro frecce e di un finestrino scuro che si abbassa di nuovo, motel e affittacamere, parate ritte ed impettite di cartelli e direzioni uno sotto l'altro si salvi chi può; inchiodate, sfanalate, indecisioni; cortesie reciproche di camionisti burberi dai rimorchi ingombranti e dai nomi pucciosi; attese e abbracci. Pochi metri e dalla campagna di altalene e margherite si arriva al non luogo per eccellenza; e ti sembra quasi che per quei trecento metri di via Vignolese si annulli ogni barriera spazio temporale e la tua panda rossa si polverizzi in un fotogramma d'altri tempi, o di eternità.

Ma Tinni deve ammettere, al di là dei suoi atavici problemi di relazione con l'autostrada e con i cambi di corsia, che anche il casello, come tanti non luoghi di questo genere, ha un fascino tutto suo che a lei ricorda quello di oggetti stupidi epperò immortali come, che so, i portachiavi o gli zerbini sporchi e consunti con su scritto welcome; un fascino rozzo eppure tenero. Un fascino bello.

Come i mecdonalds di periferia, dove tutti negano di andare - che non lo sai, che cambiano l'olio ogni tre settimane? Chissà cosa c'è dentro, a quella carne - eppure, gira che ti rigira, finisce che prima o poi torna chiunque, e come ti fanno scendere la bavetta le crocchette di pollo nulla ci riesce, già che ci sei dammi anche un gelato sundae, grazie. E lo sappiamo bene tutti, che quando esci sai di fritto e digerisci quella roba solo dopo sedici ore di sudori e mal di testa, eppure c'è un richiamo affascinante al quale solo in pochissimi sanno resistere. C'è un richiamo che sa di umanità, di pavimenti lavati con il mocho e di brufoli da schiacciare con fierezza davanti allo specchio.

O, sempre per restare in tema autostradale, come gli autogrill immobili e brulicanti in mezzo al nulla dell'Aqualsiasinumero. Dove io - e probabilmente solo io, ché mi accorgo di essere programmata male, alle volte, e voi mi darete se volete conferma o disdetta - respiro di solito un clima di fratellanza universale che se volessi leggere il tutto in maniera hegeliana mi parrebbe fatto apposta per compensare la competitiva aggressione reciproca del tutti contro la corsia di tutti perpetrata fino a qualche istante prima, mentre l'auto era in moto. E invece, appena dalla quinta sparata si scala e fa quasi impressione, entrando nel vialetto di accesso che tutte le volte sbaglio e finisco nel parcheggio dei camion, fa quasi impressione dicevo sentire la macchina lenta e timorosa sotto il piede fino a poco prima spavaldo, improvvisamente, a motore spento, a me pare che ogni distanza si annulli, e via, tutti seduti sul bordo dello sportello posteriore aperto, uniti da una rustichella e da un paio di occhiaie troppo fonde, a scambiarsi occhiate pazienti e ruminanti.


Mi rendo conto che mi piacciono, i non luoghi: che li trovo egualitari, come tante aule e tanti cinema e tante urne non riescono ad essere; che li trovo allegri, come circhi commedie o concerti non sanno più fare, passati i tredici anni di età; che li trovo confortanti, come fossero poltrone rosse e morbide in mezzo a tante file di sedie scomode fuori da una stanza d'ospedale. E mi accorgo che, giorno dopo giorno, non solo ci sono finita a vivere e a traslocare e a scrivere sul blog, in uno di questi non luoghi per eccellenza, ma mi ci sto pure trovando bene. Mi sto guardando intorno e abbassando gli occhi ai piedi vedo che, tutto sommato, il vestito mi calza a pennello e non è né troppo lungo né troppo corto. E mi torna alla mente quella pubblicità epica della coop di quando ero poco più di una bambina e un tizio ci abitava, dentro ad un supermercato, ed era felice e giulivo e sorrideva un po' come sorrido io ora, finalmente seduta e serena dopo una giornata di corsa a trotterellare per la provincia.

Sono andata a vivere in un casello autostradale, eh già.

Ma forse non è neppure questo, il motivo per cui sto imparando ad amare quei trecento metri di strisce tratteggiate e di cartelli infilati uno sotto l'altro, e ad apprezzare, insieme ad essi, questo segmento di vita vuoto di bussola ma pieno di stanze di motel: forse il motivo essenziale non è né l'eguaglianza e neppure l'allegria. Forse il motivo vero è che così, appena uscirete da Modena sud, saprete arrivare a questa stanza e a questa tavola senza troppa fatica, senza neppure dover usare il navigatore o dovervi appuntare le indicazioni su un foglietto appallottolato sul sedile di fianco. Saprete arrivare anche da soli a questa casa, a questa tavola e al piatto di pasta che sarà lì ad attendervi, ché l'ho appena buttata e tra undici minuti è pronto, vatti a lavare le mani.
Saprete arrivare e parcheggiare la vostra auto sotto agli alberi in fila paziente ed entrare in cucina e mangiare con me un boccone, prima di ripartire per il sud o per il nord.

E chissà, magari qualcuno non vorrà ripartire più.


1 commento:

  1. Cara Tinni,

    bello il tuo racconto con il finale a sorpresa!

    Tu già conosci la morale della favola: tu già conosci che andrà così come tu hai disegnato nella tua mente con il tuo pensiero.

    Si tratta soltanto di attendere la persona giusta, al momento giusto. quando sarà.

    Sai cosa? Tu lo sai già, ma non lo ricordi. Hai già programmato tutto, prima di venire alla luce. Anche la casetta al casello stradale. Anche gli spaghetti che sbrigatevi che sennò vengono scotti!

    Buona fine settimana.

    Marco

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