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venerdì 1 ottobre 2010

Sociologia dell'utente TRENITALIA /1

Inauguriamo oggi, con il mese nuovo, quella che sarà destinata a divenire una lunga e fruttuosa serie di post a tema ferroviario: poiché sono costretta per "lavoro" a viaggiare moltissimo - anche se sempre sulla stessa tratta - ho raccolto e sono sicura raccoglierò vitanaturaldurante una viariopinta scorta di aneddoti, incazzi e chicche che comincio da ora a condividere con voi.
Vi devo però deludere subito: non parlerò male di Trenitalia, o almeno non per un po': è troppo scontato, prevedibile, e c'è chi in questi ultimi giorni lo ha già fatto meglio di me. Parlerò invece polemicamente di una ampia e variegata categoria di utenti di Trenitalia, ovvero i temibili compratori di biglietti allo sportello. (spero che un brivido di terrore vi sia corso già lungo la schiena al solo sentirli menzionare. A me è corso)
Per tutti i membri, anche inconsapevoli, di questa categoria, ho innanzitutto un comunicato da fare. Vi odio. No, vabbè, non era questo che volevo dire ma mi è scappata di bocca.
Vi comunico ufficialmente che i biglietti si possono acquistare con maggiore agio e velocità anche alle macchinette distribuite uniformemente in tutta la superficie della stazione. Ecco, l'ho detto, ora già mi sento meglio.
Perché, vedete, i malefici compratori amanti delle lunghe file, sono una categoria sociologicamente molto ben definita: arrivano circa un quarto d'ora prima della partenza preventivata, si mettono in coda allo sportello e, constatando che, in media, si trovano di fronte altre 30 individui appartenenti alla loro stessa categoria, cominciano a divincolarsi nei loro abiti - che siano completi di Prada o giacchini stinti di jeans non fa differenza: la classe sociale non è decisiva per l'appartenenza alla specie - a guardare compulsivamente l'orologio, a balbettare a mezza voce l'orario dei treni che leggono sul tabellone e a brontolare con chi, come spesso mi è capitato, si trova malauguratamente al loro fianco. "Accidenti, non ce la farò MAI a prendere quel treno"..."Porca vacca, ma quanta gente c'è stamattina che deve comprare il biglietto?"..."Oh, ma tutti qui sono, oggi?"
Se, però, gli si fa notare gentilmente che esistono a dire il vero sistemi più semplici di acquisto, ovvero le macchinette apposite, che accettano sia carte che contanti ed effettuano - come peraltro è scritto su giganteschi carteli tutto intorno a loro - il medesimo servizio che i tanto agognati sportellisti, praticamente senza fila, ci si vedrà rispondere: "ah, ma no, boh...io non mi fido di quella roba lì", oppure "ah, ma io micca sono capace con i computer"...ecco, cari minorati compratori di biglietti di mano in mano, vi farò allora un secondo importante annuncio: le macchinette per i biglietti sono a prova di scemo: ti guidano in una serie di semplicissimi passaggi, con pulsanti enormi, scritte chiare e NON ti vogliono fregare: hai la stessa probabilità di venir saccheggiato da una macchinetta che da un operatore allo sportello, ovvero pari allo 0,000001 per cento.
Che poi, se ti preferisci fare la fila con 300 persone davanti perché non ti fidi, allora fatti tuoi, però non urtare la mia persona con le tue lamentele (n.d.r. se io sto facendo la fila allo sportello significa invece che devo davvero fare qualcosa per cui è necessario lo sportello, come ottenere rimborsi o fare complicati cambi di prenotazione su treni per l'estero).
Poi, quando alla fine, impietosendo altri cretini come lui, il compulsivo compratore amante del contatto umano riesce a passare avanti a circa 25 persone, saltare tipo cavallina 2 ignari cinesi (gli stranieri sono gli unici giusitificati a fare i biglietti al guichet), passare inosservato sotto alla transenna e finalmente capicollare di fronte al paziente sportellista, chi gli è vicino gli sentirà affrontare un dialogo di questo genere:
"salve, voglio andare a Milano"
(attimo di sconcerto)
"bene, e con quale tipo di treno, quando e con quante persone?"
"con il primo che parte, quant'è?"
"il primo parte tra 60 secondi esatti, non ce la farà mai. Le va bene anche l'Eurostar che parte tra cinque minuti?"
"si, si, quant'è??"
"vuole la prima o la seconda classe?"
"seconda, ma allora, quant'è???"
"vuole usufuire della promozione promo autunno?"
"no no non me ne frega niente, mi dica quant'è"
..e via dicendo, facendosi così 'fregare' sulle tariffe e su tutte le altre possibili agevolazioni e riuscendo a pagare quando mancano esattamente 2 minuti e mezzo alla partenza, così da dover correre ancora, risorpassare all'indietro i due cinesi ignari, spintonare i 25 caritatevoli che lo avevano fatto passare avanti, inciampare nella sua stessa valigia e montando alla fine sul treno quasi già in corsa, essendosi - oplà!-  dimenticati di obliterare.

3 commenti:

  1. Stavolta sei stata un po' cattivella: per esperienza, ci sono certe volte in cui la macchinetta non funziona/non accetta contanti/non dà resto, e il tutto per i più imperscrutabili motivi. Una volta la macchinetta mi ha mangiato 5 euro, non mi ha fatto il biglietto, e ho passato una mezz'ora in pellegrinaggio fra i vari uffici della stazione per avere i miei soldi. Magari la gente pensa semplicemente che l'essere umano alla biglietteria sia una cosa meno tecnologica, ma più affidabile, un po' come il pallottoliere.
    Non dico che tutti i compulsivi utenti dello sportello siano dei traumatizzati dalla biglietteria automatica, però chissà... Peraltro, ci sono anche gli utenti delle macchinette che le intasano per intere mezze ore senza saperle usare, senza sapere dove vogliono andare, senza essere consapevoli della fila chilometrica che si sta creando dietro di loro...

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  2. No, ok, faccio un passo indietro: la saggezza e pacatezza di Ipazia mi hanno fatto rileggere il post con una sensazione di pentimento. Ho, a dire il vero, la scusante personale di avere avuto due pessime giornate di fila, ma forse ho calcato troppo la mano; mi spiego meglio: quelli contro cui volevo scagliarmi non erano tanto gli acquirenti dello sportello in sé, quanto piuttosto quelli che: arrivano all'ultimo minuto, agitano la fila con le loro ansie, si fanno passare avanti, dialogano con lo sportellista in modo assurdo e si muovono come in un mondo parallelo dove tutta la stazione gira intorno a loro, senza rendersi conto che -a volte- ci sono sistemi più sbrigativi di fare le cose senza sfracassare le scatole a tutti. Poi devo confessare che io li faccio sempre alla macchinetta, i biglietti,e non ho mai avuto inconvenienti, però se Ipazia li ha avuti (anche lei infaticabile viaggiatrice), forse non è tutto rose e fiori come è capitato a me...
    Per farmi perdonare comincio fin da ora a meditare su un post che trabocchi amore per l'umanità da pubblicare domani!!!

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  3. Ad onor del vero non credo che si possa evitare di parlare male di Trenitalia. Fa proprio di tutto per evitare di avere un sistema efficiente di vendita dei biglietti. Anche a me sono capitate macchinette dal comportamento strano (per fortuna non ho perso soldi), e altre amenità che non sto qui a raccontare.

    Poi di utonti è pieno il mondo... :-)

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