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giovedì 23 dicembre 2010

Facce, storie, luoghi

Con questo sottofondo musicale, che tutte le volte che lo riascolto mi viene in mente la mia mamma che mi incitava, da piccola, a cercare di immaginare a quali fenomeni atmosferici corrispondesse ogni passaggio musicale (ecco, adesso sta grandinando, è estate, si sente benissimo, e poi tuona, ti spaventa, poi si affievolisce e...oplà, rispunta il sole), tra una pulizia casalinga e l'altra, vorrei dedicare questo post pseudo-commemorativo ad alcuni ricordi. Vorrei dedicarlo ai ricordi dei viaggi in treno degli ultimi tre, intensi, anni; ma non certo ai disagi, ai ritardi, ai freddi, ai caldi o ai controllori, bensì a tutte le persone che mi è capitato di incrociare, sbirciare, origliare (brivido, è partita la primavera), con cui mi sono trovata a scambiare opinioni, occhiatacce, pisolini, risate, incazzature... è tanto che mi riprometto di buttare giù, perché non svaniscano con il tempo, gli episodi più significativi, e quindi eccomi qua. Voglio dedicare il mio post natalizio a loro, anche a quelli che mi hanno rotto le scatole, anche a quelli con cui non volevo avere nulla a che fare, così come a quelli che ho trovato interessanti, a cui ho cercato di strappare un sorriso. Buon Natale a voi, compagni di viaggio.
C'è, innanzitutto e sopra a tutti, la famiglia di Casal di Principe, specchio perfetto di ciò che Saviano prova a descrivere nei suoi articoli: madre sposata a 13 anni, finisce le medie e va a lavorare, tre figli irrequieti, le bimbe mi chiedono a quanti matrimoni ho fatto la damigella, e mi guardano con compatimento quando scoprono che non mi è mai capitato, mentre a loro già tre o quattro volte, il maschio che chiamarlo iperattivo è eufemistico, il padre scontroso e muto, che però quando gli accenno qualcosa, a mezza bocca, sul fatto che il loro paese è spesso sui giornali mi sbotta secco (dopo che la moglie mi aveva detto, schernendosi: io non so niente, sa tutto mio marito) con un: anche da noi ci sono le brave persone e quelle non brave, come dappertutto. Ma la cosa più agghiacciante e significativa salta fuori quando mi chiedono cosa studio; - il latino - rispondo io per restare nel generico e nel comprensibile. E la madre: "e cioé?" "che cos'è?".
Voi cosa avreste risposto?

Ma poi viene lo scompartimento di napoletani, il giorno prima dell'orale del dottorato, allegri, simpatici, mi mettono tranquilla, mi fanno mille in bocca al lupo, e mi segnalano la migliore pizzeria di Napoli - n.b. ti fanno solo la margherita o la bianca, lì, perché solo in quelle due si apprezza alla perfezione il sapore della mozzarella, che, ricorda!, NON ha niente a che vedere con quella che compri al tuo nordico supermarket -, dove, prima o poi, ho promesso che andrò (ma come è possibile che tu non sia mai stata a Napoli???!!).
Il mio buon Natale va poi anche alle due chirurghe estetiche su un Eurostar, di cui ho ascoltato fingendo noncuranza tariffari, clientele, affari, ultime tendenze, mentre ammiravo le loro pelli e le loro unghie perfette.
E poi, per restare in quell'ambito socio-economico, ai due stilisti di moda che mi hanno suggerito, vista la mia evidente indigenza, di restare comunque al passo con l'ultimo grido vestendomi da Zara, che è un po' la loro rovina, ma che saccheggia a piene mani dalle migliori collezioni (sempre sia lodata!).
Buon anno e i miei migliori auguri, poi, al padre che accompagnava il figlio dodicenne ad una selezione per giovani talenti del calcio a Roma: gli brillavano gli occhi, nel raccontare le prodezze e la precoce abilità del figlio; prevedeva per lui un roseo futuro, con tanto di matrimonio con una velina!
E, ancora, alle due sorelle ultrasettantenni modenesi con cui ho condiviso un lungo e periglioso viaggio notturno Parigi-Bologna: una delle due, durante la sua avventurosa vita, aveva lavorato per una nota casa di moda milanese, mentre l'altra aveva fatto, per tutta la sua esistenza, la cassiera al cinema a luci rosse di Modena. Mi sembrò di viaggiare tra Miss Daisy e la vecchietta di Pomodori Verdi Fritti.
Inoltre, la simpaticissima dottoranda di Lione, nata in un destrorsissimo paesino brianzolo, che esibiva fiera la sua Repubblica come un vessillo di democrazia; e le due matte ragazze fiorentine che lavoravano in un negozio di scarpe e fumavano noncuranti nello scompartimento dopo aver blandito il controllore con un occhiolino; e il gruppo esilarante di editori toscani, con cui ho trascorso ore di pura comicità durante un ritardo frecciarossesco incredibile; la signora che, vedondomi addormentare infreddolita sul tavolino, mi ha coperto maternamente la schiena con la giacca; la mitica mamma che lavorava per Medecins sans frontières con due figli sotto i tre anni al seguito, da cui ho preso vere e proprie lezioni di educazione filiale e che, nonostante la tenera età dei pargoli, non mi ha arrecato nessun disturbo; il teppista che rovinava i cartellini degli scompartimenti, finito per uno scherzo del caso proprio seduto a fianco di una controllora FS fuori servizio (alla fine siamo pure diventati tutti amici!); e poi tanti e tanti turisti di ogni provenienza e cultura, tutti ugualmente entusiasti al vedere scorrere di fronte ai loro occhi le colline toscane (degna di particolare nota, in questo gruppo, la giapponese che mi chiese, vedendo un rudere alle porte della stazione termini, una sorta di torre cadente risalente più o meno all'epoca fascista, "Colosseum????")....
e chissà quanti altri ancora non riesco ora a ricordare. Bhe, a tutti loro e a quelli che sono ormai svaniti dalla memoria, così come ai miei lettori, un sincero augurio di buon viaggio, in quel percorso tormentato, incredibile, assurdo e buffo che è la vita.

3 commenti:

  1. Che bel post, scrivi benissimo! ;)

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  2. Grazie, caro Fabio! Ho dato un'occhiata al tuo nuovo blog e vedo con piacere che nonostante la "tenera" età sei un appassionato di letterature antiche! Bravo! :)

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