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giovedì 27 gennaio 2011

Angeli custodi

L'altra sera leggevo alcuni stralci del blog che J. Saramago ottantenne ha tenuto su internet prima di morire (per gentile cadeau di Niculet). In uno dei suoi post ha dedicato parole di elogio e quasi di tenero innamoramento alla nostra gloria nazionale, Rita Levi Montalcini, incontrata nel corso di un conferimento di laurea honoris causa. In quella circostanza, la Monty ebbe occasione di affermare: "la morte non mi fa paura. Non è la vita che è nel corpo, ad essere importante. Quello che conta è ciò che abbiamo lasciato nel mondo con il nostro operato, quello che abbiamo fatto di buono, quello che abbiamo cambiato" (non sono le parole esatte, perché non ho sotto mano il libro).
Dunque, inizialmente, volevo parlarvi di quello che IO credevo di aver fatto, finora, di buono, nella mia vita. Ma, poi, con un improvviso scarto di insolita umiltà, ho deciso, invece, di raccontare, ad imperitura memoria, quello che una signora impellicciata ed il suo meccanico di fiducia hanno fatto, di buono, per me, stamane.
Dunque, andiamo con ordine: mentre pedalavo sulla ciclabile sulla quale ormai vi ho esaurientemente edotto, improvvisamente i miei pedali hanno smesso di funzionare. Punto, sia all'avanti, sia all'indietro. Ho provato a smanettare qua e là, mi sono impiastricciata la giacca bianca, ho maledetto il mondo perché mi serviva la bici in modo particolare proprio oggi, e poi, per coronare il tutto, ho tirato un poderoso calcione alla bici. Sul calcione, vd. infra; per quanto riguarda il mio catorcio di bici, invece, mi sono a quel punto trascinata verso il più vicino semaforo e ho intercettato la prima ciclista che si è fermata a fianco a me, pur essendo ella una signora ben piantata, pellicciamunita, rossettomunita, taccomunita e faccia-da-una-che-per-caso-si-è-trovata-a-bordo-di-una-bicimunita. Ebbene: prima lezione del giorno: le apparenze ingannano. Non che questa fosse la nipote di Bartali, ma alla mi richiesta di dove si trovasse il più vicino riparatore di bici si è subito prodigata in spiegazioni esaurienti, poi mi ha addirittura accompagnato in questo posto, che per fortuna era a pochi metri da lì, ha bussato alla porta del negozio e mi ha presentato al suo amico biciclettaio-meccanico, poi è ripartita per la sua strada. Quindi, il mio grazie numero 1 va ad Impellicciata.
A questo punto della storia entro con il mio bolide acciaccato dal meccanico. Avete mai notato che, in ogni meccanico che si rispetti, dentro, oltre al suddetto meccanico, c'è sempre anche un secondo individuo non meglio identificato, una sorta di suo 'Amico', che sembra passare tutto il tempo della sua giornata dentro all'officina, discorrendo amenamente su quando cambiare entità tipo ganasce, pasticche, stantuffi (che nel mio cervello suonano con la medesima familiarità con cui, immagino, suonino nel loro Tzetze, collazione, apotropaico), o sbirciando sotto alle auto in riparazione, e, da ultimo, fornendo sempre non richiesti pareri anche sul caso o problema che voi state sottoponendo al meccanico? Bhe, ovviamente anche stamattina ce n'era uno, di questi 'Amici della Meccanica'. Il meccanico in carica, ad ogni modo, osservata velocemente la paziente, ha sentenziato soccia ma slè dura, sta catena, e, con mosse felpate, senza smettere di interloquire con l'Amico a proposito delle sopracitate ganasce, ha piazzato la bici su un aggeggio, ha allargato la ruota, ha spruzzato un po' di polvere magica e....voilà, la bici era come nuova. Alla mia domanda, colma di gratitudine e ammirazione: quanto le devo? ha poi risposto: mo gnente, signorina.
E quindi, in conclusione di questo s-conclusionato post, mi sento di eleggere Meccanico di via Calari a Bologna e Impellicciata a miei angeli custodi della giornata e mi auto-propongo come testimone nel momento in cui, nel Tribunale dell'Umanità, si chiederà loro conto delle cose buone che abbiano compiuto su questa terra.

A volte, in effetti, sola, in una città che non è quella in cui sono cresciuta, con una casa da gestire, un lavoro da concludere, pochi soldi, una bicicletta e una relazione complicata intrattenuta con Trenitalia, mi sento come se il mondo stesse proprio lì in bilico, sulla mia testa, pronto a crollare. Poi, invece, giorno dopo giorno, quando proprio mi sembra di crollare, finisco per trovare sempre, sulla mia strada, una moltitudine colorata di personaggi che, con gesti semplici, saluti, attenzioni o gentilezze, per un attimo mi fanno dimenticare di essere un'eroina solitaria e perseguitata. A loro, anonimi Bolognesi e Romani, va quindi il mio più sentito ringraziamento.

Mi sono dimenticata di aggiornarvi sul mio piede: se la bici si è riparata, infatti, non si può proprio dire lo stesso del piede, che si è gonfiato, mi fa un male cane e mi ricorda, minuto dopo minuto, quanto sia illimitatamente profonda la mia stupidità. Così anche voi cominciate a farvi un'idea meno idilliaca del problematico rapporto caratteriale che Tinni intrattiene con gli imprevisti.

5 commenti:

  1. eh, ma tinni, sarebbe contro le leggi della fisica un meccanico ciclista che non abbia qualcuno in officina per chiaccherare. è il valore aggiunto delle loro botteghe. e se anche -difficile, ma statisticamente può capitare- in quel momento non ci fosse nessuno attaccherebbe con te: http://rotalibra.wordpress.com/2010/07/16/il-pacco-pignoni/

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  2. Dalla parrucchiera di mia moglie accade lo stesso. C'è sempre lì qualcuno che ciacola senza aver bisogno di una sistemata ai capelli. Anche uomini.

    Per quanto riguarda l'apparenza posso dire per esperienza che inganna assai. Io sono stato salvato da un mare di sabbia da un gentilissimo possessore di suv. Per dire cosa ti può succedere.

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  3. Ahaha! è successo anche a me, di essere salvata dalla sabbia greca grazie ad un Suvvista!

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  4. Il meccanico di via Calari è un amore, da una vita mi gonfia le gomme e mi stringe i freni senza volere mai una lira... ma, avverto, ha una moglie poverina che si lamenta perché lavora troppo e non è mai a casa! (e quindi da un po' anch'io ho dovuto smettere di approfittarmi di lui...)
    Tinni, ma che ha fatto io tuo piede? Mi sono persa qualche post?

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  5. Grande Cic! anche tu lo conoscevi dunque! Com'è piccolo il mondo (alias i dintorni di V. Pasubio)...il piede mi faceva male appunto perché ho preso a calci la bici in un momento di sconforto pre-Calari e mi sono procurata un enorme livido!!!

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