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martedì 29 marzo 2011

Impressioni random da una settimana elvetica

Non sarà certo un post ben articolato dal punto di vista narrativo, ma per una volta vorrei soltanto registrare alcune sensazioni/percezioni/rilevazioni che mi saltano all'ésprit (quanto fa figo dirlo?!?) dopo qualche giorno di permanenza a Losanna, ridente cittadina sul Lac Lemann, cantone di Vaud, lingua francese, confederazione svizzera.

Innanzitutto, e sopra a tutto, la ricchezza. Continuo a chiedermi se è soltanto una suggestione frutto dello sfaccettato stereotipo a) Sfizzero? No, Nofi -b) Svizzera = banche - c) Svizzera = ti sorridono i monti, ma in fin dei conti credo proprio che sia realmente così: gli Svizzeri sono, oggettivamente, percepilmente, inconsuetamente, ricchi. Cammini sul lungo-lago la domenica pomeriggio e la gente, pur essendo vestita in maniera di certo più sobria di come vedresti, che so, a Roma, sopra alle scarpe da tennis ultra high-tech sfoggia una Louis Vuitton autentica con una tranquillità non esibizionista, come se avesse sempre giocato, fin da piccola, con borsine LV delle Barbie. Non si vedono griffe fasulle; nessuna finta Gucci o All Star taroccata. Tutti i bambini sfrecciano su modernissimi monopattini provvisti di caschetto dinamico dei Power Rangers, ginocchiere delle Winks, copri gomiti di Hello Kitty, cuffie di Topolino, guanti imbottiti di Toy Story e chissà di che marca ancora saranno gli indumenti di sotto.
Tutti sembrano tranquilli e sereni, di una serenità che può essere solo il frutto di solida ricchezza. Non che io sia una di quelli che pensano che solo i soldi diano la felicità, però...ecco, passeggiando per Losanna la domenica pomeriggio, bhe, insomma.. un po' ci credereste anche voi.



E poi, oltre alle immancabili pulizia, ordine, rigore, silenzio, un'altra caratteristica mi si è presentata in più di un'occasione: è PIENO di italiani immigrati.
Già solo restando in ambito universitario, in tre giorni sarò uscita a cena o a pranzo o avrò intravisto o avrò anche solo sentito parlare di decine e decine di italiani, di tutte le regioni, che sono qui per il dottorato, e poi per il post-doc, e poi diventano assistenti all'UNIL, e poi lavorano in un'azienda, e poi hanno un contratto, e si fidanzano con un altro italiano all'estero e ..zac, come niente, si sono trasferiti qui per sempre. Con tranquillità e serenità, imparando dagli autoctoni, non sentono la mancanza della "patria", sanno apprezzare i pregi di qua, ne evidenziano anche i difetti, scherzano su Berlusconi e parlano di pizza e pasta. Mettono radici e sono rispettati; parlano correntemente francese e spesso anche tedesco e nessuno li prende in giro per l'accento italiano che resta loro un po' attaccato. In giro per la strada, davvero, l'italiano è una delle lingue più sentite: e non perché ci siano molti Ticinesi (quelli li si riconosce dall'accento pseudo-milanese), ma perché, in effetti, gran parte della Svizzera è italiana.

E allora non posso non andare col pensiero a loro: a loro che vorrebbero fare come noi italiani facciamo e abbiamo fatto per anni e anni con la Svizzera. Partire con qualche gruzzolo, imparare la lingua vivendo in loco, trovare un impiego, magari sposarsi con qualcuno della tua stessa terra, così, giusto per poter cucinare ogni tanto le lasagne e, gustandole, ricordarsi insieme a lei del posto dove si è nati, e magari tornarci per le vacanze. E fare dei figli là, che parlano non si sa bene quante diavolo di lingue insieme, e invecchiare con qualche soldino da parte, e diventare qualcuno che , una volta, tanto tempo fa, viveva in Italia.
So poco delle politiche svizzere nei confronti dell'immigrazione e quel poco che so non mi piace, soprattutto per ciò che riguarda gli immigrati extra-europei; ma quello che hanno fatto e fanno ancora per l'Italia, oggettivamente, è bello.
Noi non abbiamo le borse di studio e andiamo in Svizzera a fare ricerca. Quelli non hanno lavoro in Tunisia e vengono a cercarlo in Italia.
Ma quale diavolo di differenza fa?

2 commenti:

  1. aaaargh! non paragonare mai più la parlata ticinese al dialetto milanese!!! semmai sarà un varesotto del nord. però le storie degli italiani emigrati in svizzera negli anni cinquanta non erano molto belle, per cui sarei contento di sapere che le cose ora vanno meglio

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