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mercoledì 20 luglio 2011

L'importanza delle domande


1. G. Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?

(...)


Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?

(..)
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.

(...)

Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.

O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E' funesto a chi nasce il dì natale.

2. (in particolare dal minuto 3.00)
http://www.youtube.com/watch?v=U9yPcRAs-Iw

1 commento:

  1. 1.

    ἔνθα πύλαι νυκτός τε καὶ ἤματός εἰσι κελεύθων,
    καί σφας ὑπέρθερον ἀμφὶς ἔχει καὶ λάινος οὐδός·
    αὐταὶ δ' αἰθέριαι πλῆνται μεγάλοισι θυρέτροις·
    τῶν δὲ δίκη πολύποινος ἔχει κληῖδας ἀμοιβούς.
    (Parmenide)

    2.

    "Alis autem insunt penne maiores per longum extremitatis posterioris earum et plume minores insunt alis supra et infra [...] moventur autem ale multipliciter secundum voluntatem avis, scilicet sursum, deorsum, ante et retro, extensive et contractive". (Federico II, De arte venandi cum avibus I 166-7)

    Lo spezzone è freudiano. Anacleto è Lui, non solo si somigliano, ma parlano pure uguale uguale. Anche il volo pindarico non Gli è estraneo.

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