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giovedì 14 luglio 2011

Passettini

Ci sono cose che solo quando ti allontani per un po' e poi ritorni capisci quanto sono preziose e belle.

E' un po' stupido, e cieco, forse, ma è così. Cose che, per essere messe a fuoco, hanno bisogno degli occhi di un presbite, come mia madre che puntualmente va al supermercato senza occhiali e te la vedi lì, davanti al banco frigo, con il barattolino dello yogurt tenuto distante distante, con il braccio teso alla sua massima lunghezza e gli occhi strizzati.



Il silenzio assordante e buio delle colline di notte, un bocciolo di rosa rossa che qualcuno ha messo sulla tua scrivania, l'odore della citronella che avvolge chiacchiere e risate sotto un portico d'estate, il rumore strisciato che fa il coltello graffiando il cartone della pizza, un'amica astemia che si riempie il bicchiere di limoncello per farti compagnia (!), la testa di un gatto che spinge contro le tue gambe, una voce ritrovata.

Il tempo si conquista con il tempo: mai frase fu più calzante.
Perché a volte si devono fare non uno, ma dieci, diciassette, o diciannove passettini all'indietro per poter imboccare la via giusta, per prendere la rincorsa o anche solo per girare in tondo, prima della méta.

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