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martedì 16 agosto 2011

Semiotica delle Stelle Cadenti

La Stella Cadente è un personaggio timido, molto timido; così timido che, durante i trecentocinquanta giorni dell'anno che precedono e seguono la pausa agostana, tu, della Stella Cadente, ti dimentichi, eccome.
La Stella Cadente, durante il resto dell'anno, ama rintanarsi dentro le vecchie scatole delle lettere e delle cartoline di quando eravamo bimbi e si avevano gli amici di penna o la tua vicina di casa ti mandava la cartolina dal Lido di Spina con scritto sei la mia migliore amica tvb. A lei piace starsene acquattata lì, in mezzo alla polvere, all'inchiostro che piano piano evapora, ai cuoricini disegnati e ai francobolli ingialliti che costavano seicento lire.
E così tu, che di quelle scatole delle lettere manco conosci l'esistenza né tantomeno l'ubicazione finché non ti capita di dover fare un trasloco o di svuotare una soffitta e allora trascorri una mattina intera a vagare dispersa con i pensieri in una quarta dimensione fatta di volti che non ricordi e firme sgraziate, insomma, tu, che vivi nella tua esistenza logica e consequenziale e impegnata e autunnale, e poi invernale e poi primaverile, della Stella Cadente perdi ogni traccia.
Ogni tanto, sì, qualche film o qualche racconto fuori stagione ti ricorda che, da qualche parte nella tua infanzia e poi anche un po' nella tua adolescenza, esisteva questo rito primordiale dell'andiamo su a Puianello a vedere le stelle cadenti, e bastavano una coperta e dello spray antizanzare e la serata era pronta da gustare. Ma ormai sei grande, ti ripeti quando questi pensieri fanno - bravi loro - capolino; chissà se con tutto questo smog dappertutto e poi la luna piena che quest'anno cade pure il 10 agosto le stelle si vedono ancora. Macché. Sarà tutta una manovra consumistica come quella di Babbo Natale e della Coca Cola.

E poi, l'undici di agosto del 2011, tutto ad un tratto, ti trovi sdraiata, bagnata dalla luce della luna nel suo massimo splendore, in mezzo al cortile di un eremo, con in piedi intorno a te personaggi strani e semisconosciuti che ti guardano perplessi. E, per una volta tanto, ci provi: ché in fondo non costa niente, qui non c'è null'altro da fare, tutto intorno è silenzio e grilli e magia e gatti selvatici, e allora guardiamoci 'sto cielo.

Si vedono a mala pena Cassiopea e il Grande Carro; tutto è lucente come coperto da un velo di tulle chiaro, eppure tu te ne stai lì, testa tra le mani, a sentire la terra e le pietre del vialetto che porta alla chiesa, e guardi. E aspetti. E guardi.


Ed è allora che, in un angolo di cielo nemmeno troppo discosto, proprio lì, alla tua sinistra, la vedi. Eccola, è una Stella Cadente.

E d'improvviso si riapre la scatola delle vecchie lettere e delle cartoline invecchiate, si apre, si scoperchia, sveglia tutto ciò che le sta intorno, i giochini dell'ovino kinder, le spille per capelli con le margherite, i disegni, le lacrime, le canzoni della radio il pomeriggio, le sorprese e le rabbie, le corse nel prato, la prima neve dell'anno, il sapore della pioggia sulla lingua... e la Stella Cadente esce di lì e vince una volta tanto la timidezza, come solo i timidi veri sanno fare, e si mostra, bellissima, veloce, rombante, nitida; esprime la sua corsa nel suo modo unico e speciale, senza tante chiacchiere, senza annunci o trombette, proprio come i timidi, che stanno sempre zitti tutta la sera a tavola e poi da una domanda posta con garbo d'improvviso capisci che hanno sentito tutto, riflettuto ed elaborato meglio di chiunque altro.

E tu sei lì, sdraiata sulle pietre del vialetto del monastero, e ritrovi dentro di te tutto un groviglio di emozioni cristalline, infantili, scoppiettanti, e ti senti unica, timida e speciale come quella Stella Cadente anche se nella vita vera sei sempre la prima a parlare a sproposito, e non fai a tempo a gustare quel turbinio di bellezza e voracità che ti ricordi che devi esprimere un desiderio o mamma mia che l'avevo anche preparato ma ormai la stella è già scomparsa varrà ancora io ci provo non si sa mai.

Ecco, la Stella Cadente è così: è l'immagine perfetta del carpe diem, è il paradigma più bello delle Gioie della vita, quelle con la G maiuscola; timide, veloci, cristalline, non ci speri eppure eccole lì, arrivano, scompaiono, ma ti lasciano dentro un profumo intenso e lento a dimenticarsi.

1 commento:

  1. LE COSE MIGLIORI SONO INASPETTATE

    Ed io aggiungerei anche che come le gioie della vita anche la stella cadente arriva inaspettata.

    Quante volte ci ritroviamo a riflettere: se faccio così allora capiterà questo, se predispongo questo per quello all'ora giusta allora il risultato sarà quell'altro ancora.

    Mozzarelle. Le cose migliori accadono quando meno ce le aspettiamo. Agli incroci della vita.

    Classicamente come classicamente funzionano anche le famose leggi di Murphy.

    Buona giornata.

    Marco

    http://www.youtube.com/watch?v=aj6QeL7sIqA

    .

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