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domenica 4 settembre 2011

Quarta marcia

Essendo Tinni nata e cresciuta in una delle più celebri terre dei motori italiche, una provincia dove, in ogni percorso piccolo a piacere che tu debba effettuare lungo le strade della zona è prevedibile che incontrerai un numero variabile da 2 a 4 Ferrari dai colori sgargianti e dai rumori a dir poco molesti, l'unico luogo al mondo (lo spero!) in cui ci si azzarda a costruire cose come queste per poi definirle "ben armonizzate con l'ambiente circostante" (vi prego cliccate nel link la galleria delle foto poi ditemi se sono pazza io), vicino ad un paese dove il parroco suona le campane a festa se il cavallino vince una gara, insomma, avete capito, ecco, essendo Tinni nata in queste terre, benché non possegga - contrariamente al novantanove per cento dei suoi compaesani, indipendentemente dal sesso e dall'età - una bencheminima passione per i motori, oggi Tinni vi proporrà una riflessione metafisica che parte proprio dall'osservazione delle marce dell'automobile, giusto per non tradire troppo le sue prosaiche origini.

Tinni, dunque, vorrebbe sottoporre alle vostre attenzioni la bellezza - a suo parere troppo bistrattata - della quarta marcia.

Si è soliti pensare (o meglio, Tinni era solita pensare) che la marcia più simpatica (e non venitemi a dire che voi non ne avete una, di marce che preferite, anche se non siete nati a Maranello!) sia la quinta, perché è quella con cui si sfreccia in autostrada, quella che consuma meno, quella che non 'tira' il motore, quella che ti dà quel senso di beata onnipotenza quando volteggi per una strada vuota, la notte, e senti che l'asfalto ti appartiene, che solo tu lo sai prendere, che l'hai conquistato fino a fargli ammettere che sei tu l'amico più caro.

E invece, alla luce di tante acquisizioni recenti, lungo il suo personalissimo ed aggrovigliato percorso stradale, Tinni si sta ricredendo. Perché sta lentamente scoprendo, chilometro dopo chilometro, che viaggiare in quarta è un piacere non da poco.

La quarta marcia ama vivere in un angolino; non è la marcia leader e non ha mai vinto una competizione in vita sua. A scuola, la quarta marcia, aveva la media del sei e mezzo. Che non è mica una brutta media, eh, per carità! La terza marcia e, soprattutto, la seconda, loro sì, che andavano male a scuola: sempre insufficienze, assenze, piccoli atti di vandalismo. La quinta, dal canto suo, andava benissimo in tutto, compreso in educazione fisica, che di solito è quella materia in cui i secchioni fanno fiasco.
Eppure la quarta marcia non sentiva di essere trattata ingiustamente, a scuola; non si lamentava di chi prendeva più di lei e nemmeno snobbava chi prendeva meno. Semplicemente, faceva il suo. Stava lì, seduta pacatamente in un banco da tre, alla sua sinistra la scavezzacollo terza e alla sua destra l'eccellente quinta.

Ma tutti, in classe, sapevano che, se si aveva un problema, era da lei, dalla quarta marcia, che bisognava andare. Perché solo lei aveva quel modo di guardarti dentro, piegando la testa un poco su un lato e mordendosi inconsciamente il labbro, quel modo di guardarti dentro e di dire non è colpa tua, te la caverai, sei forte. Oppure di sussurrarti, senza recriminazioni vai là e chiedigli scusa, vedrai che tutto si sistema. O ancora di ridere e di tintinnare lo sguardo alle tue battute, o di capire che era il momento di accompagnarti in bagno con una scusa e di ascoltarti piangere, fino all'ultima lacrima.

Perché è con la quarta marcia che trovi la forza per sorpassare quel camion puzzolente che non finisce più. E' con la quarta marcia che attraversi le città piene di strisce pedonali e di persone e di auto parcheggiate in seconda fila e di portiere aperte all'ultimo minuto.
La quarta marcia si fa il lavoro sporco: dai 50 chilometri orari agli 80: copre uno spettro di velocità mica da poco, rispetto alle altre, e lo fa senza batter ciglio.

E a Tinni viene da pensare che vorrebbe una compagna di banco proprio come lei, come la quarta marcia, se tornasse alle superiori (anche se in realtà l'ha già avuta, e non smetterà mai di pensarla con un sorriso, anche se non la sente da tanti anni, la sua fedele compagna di banco F.). E che, anzi, la augura anche a ciascuno di voi.

Buona domenica!

5 commenti:

  1. Cara Tinni,

    aggiungo che a volte, tante, la quarta marcia è così discreta ed accomodante che non si fa notare subito. Tante sono state quelle volte che io al volante della mia autovettura soltanto dopo svariati chilometri mi accorgevo che ero in quarta marcia, senza averne sofferto.

    Senza avere avuto la voglia od il bisogno di scegliere la prima della classe, la quinta.

    E che dire poi della nuovissima super-secchiona di recente arrivo, la sesta marcia?? I bolidi rossi che tu vedi passare rombanti con il cavallino stampato in giallo-nero dovrebbero averla, non è così?

    Altra cosa è poi immaginare in quali occasioni questa sesta marcia riesca a fare capolino in un normale tragitto su strade provinciali o statali. Misteri degli automobilisti disciplinati.

    Marcolino

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  2. si, è vero, però a me è più simpatica la terza: più scostante, non resterà allo stesso livello per tutto l'anno scolastico. fa accelerare e poi però se pretendi troppo resta senza fiato. le piace passeggiare per i viali di città (che poi in citt l'auto non la uso mai), sempre pronta a rallentare e cedere il passo alla seconda perchè ha visto qualcosa per cui valga la pena fermarsi. e la seconda è invece la montanara del gruppo e per questo ho uno sguardo speciale anche per lei: e della montanare ha il passo forte e deciso, ma tranquillo. e quando ti porta su vuole che tu abbia il modo di guardarti in giro perchè sa che non conta arrivare e soprattutto è stupido arrivare presto. e quando scende non si lascia prendere dalla foga della gravitazione e controlla il passo, perchè gli piace giocare coi tornanti

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  3. Ecco, lo sapevo che ognuno di noi aveva una (o più) marce nel cuore! Che motorizzati teneri che siamo!

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  4. E nessuno ha speso una parola per la prima marcia?

    Se non fosse per lei che tutto mette in moto non riusciremmo mai e poi mai a goderci il suono delle altre.

    Borbottona spesso non si accontenta di una partenza improvvisata ma pretende una cura estrema, pena i colpi di tosse che ci regala in abbondanza.

    E poi, ultima notazione, è la prima marcia che si fa innestare quando decidiamo di lasciare l'autovettura ferma, parcheggiata, a riposare. Con lei anche i pendii ci faranno meno paura, nel lasciare il nostro mostro a prendere fiato.

    E' la nostra serenità quando ci allontaniamo.

    Chi di voi non lascia la prima marcia innestata al momento di uscire dalla macchina?

    Marcolino

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  5. La retro. Un modo anticonformistico di affrontare la vita. A scuola però non si è mai diplomata... xD
    (Comunque mio cugino, nei 6 mesi che ha lavorato in Ferrari, ci ha abitato al Maranello Village... e io l'ho visto DA DENTRO!!!)

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