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giovedì 20 ottobre 2011

Occhi e picchi

Oggi ho ricevuto nuovamente una visita speciale: mi è venuta a trovare, ancora una volta, La Spensieratezza. E l'ho capito subito, quando ho sentito la maniglia della porta scricchiolare leggermente al tatto, che era Lei.

E difatti ho riassaporato di nuovo quel gusto di amarena chimica di cui avevo parlato qua; ed è stato più breve, più fulmineo, stavolta, giusto una leccata al ghiacciolo in corsa e poi via, ributtata nella giornata di oggi con le sue pozzanghere infide che più provi ad evitarle e più ci finisci dentro a colpo sicuro.

Però è venuta. Non aveva tempo, si vede, e pazienza così, mi sono dovuta accontentare. L'ho vista per qualche istante, il tempo di incrociare il mio sguardo con quello di una ragazza sconosciuta del primo anno di università che aspettava fuori dalla porta della temibile professoressa di latino il suo turno per l'esame di Lingua. E mentre io passavo distratta per il corridoio, pensando ad una scadenza, ad un appuntamento, alle mie gambe che fanno fatica a reggermi e alla durezza di questi ultimi mesi, lei si è aggrappata al mio sguardo venendolo a cercare apposta, come se fosse l'unico salvagente disponibile in un oceano di guai, e quando alla fine ha incontrato i miei occhi io ci ho trovato dentro quella paura tenera e disarmante che pensavo di aver dimenticato; quel terrore assetato di sostegno, quel brivido che paralizza e raddrizza. E proprio dentro ai suoi occhi, che repentinamente sorridevano ironici e grati in risposta al mio sorriso di incoraggiamento, ho intravisto per un attimo il mio "picco di felicità" quotidiano, la mia Spensieratezza.

E non so esattamente cosa sia stato, se il sentirmi una volta tanto mamma, il sentirmi un po' grande e utile e quella che eccezionalmente relativizza le cose degli altri, o se quel caldo improvviso in un cuore che credevo rincitrullito da un po', o se ancora il fatto stesso che chiedere aiuto al primo che passa abbia prodotto un risultato: non lo so proprio, cosa abbia reso quell'attimo un picco di felicità. Ma del resto è proprio così, quando ti viene a trovare Lei.

E allora via con la mia giornata di tesi e di passi dentro le pozzanghere di una Bologna livida ma attenta.

3 commenti:

  1. ti chiamerò Generosity, come il bellissimo libro che sto leggendo

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  2. E' tutta una finta, mio caro! Chi mi conosce lo sa :)

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  3. Eh povera questa ragazza però... Anche noi eravamo così e non sapevamo che era tutta una grande farsa, una crudele presa in giro che ci avrebbe lasciato con un pugno di mosche in mano...

    Niculet

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