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giovedì 12 gennaio 2012

Della fifa

C'era una volta Tinni fifona.

C'era una volta una Tinni paurosa e fifona che se la faceva sotto in aereo, in montagna quando si annuvolava tutto e minacciava il temporale, in autostrada, sui ponti molto alti, nei parchi divertimenti e nelle strade buie delle città quando incrociava qualcuno con lo sguardo stanco e sfiduciato.

C'era una volta una Tinni così e che pensava di non poter cambiare più.

Poi, un giorno, come in tutte le storie che cominciano con il c'era una volta, Tinni ha incontrato una persona. Una persona normalissima come ce ne sono a bizzeffe nel mondo, una persona che amava indossare pantaloni corti in ogni stagione e che sudava tantissimo e che aveva grandi mani quasi più grosse della faccia di Tinni stessa; una persona che suonava maluccio la chitarra ma che faceva ridere sempre. E Tinni, con questa persona, ha passato un po' del suo tempo e ha incrociato i passi per, che so, un paio di settimane. E di tutto quel tempo insieme, di tutte le risate, le confidenze, le battute e le forchettate nello stesso piatto Tinni si ricorda con piacere, certo, ma c'è una cosa specifica che Tinni non dimenticherà mai e che oggi, in questa giornata di sole e di amicizia e di speranza, ha deciso di scrivere qui, in un posto dove probabilmente quella persona non tornerà più, ché ha scelto di camminare in un sentiero lontano lontano, ma chisseneimporta è casa mia e faccio quel che mi pare.

Insomma, Tinni e questa persona un po' speciale e un po' normale un giorno camminavano insieme per le strade grandi e nobili di una città che probabilmente i lettori più attenti sapranno indovinare qual è e Tinni aveva tanta pipì da fare e non c'erano bar all'orizzonte e neppure alberelli appartati e meno che mai biblioteche aperte.
Però c'era una toilette pubblica; pulita, accessibile, sorridente. Tutto sembrava perfetto ma davanti alla porta della toilette in questione campeggiavano tre homeless con cane feroce e volti poco accoglienti e sguardi sfiduciati e tipologie di atteggiamenti che tutto avrebbero stimolato in Tinni tranne che la voglia di passare a pochi centimetri da loro chiedendo permesso per entrare in quella dannata toilette pubblica.
Solo che la pipì era tanta.
Tinni si è voltata con aria dubbiosa verso la persona che la accompagnava con la consueta spensierata pazienza e nel suo viso non ha visto tentennamenti. Non solo non ha visto tentennamenti, ma non ha visto neppure rassicurazioni del tipo ehi bambola non temere ci sono qui io a proteggerti. Non ha visto proprio un bel niente. Perché quella persona guardava ai tre loschi ceffi come a gente normale, con la stessa indifferenza con cui osservi dal retrovisore il signore di mezza età che si pulisce con la lingua i denti controllandoli nel riflesso del vetro. Così.
Che poi lo so, io, che è uno sguardo difficile da descrivere, per chi non lo ha conosciuto, però - ci voglio provare lo stesso - era uno sguardo buono, scanzonato, tranquillo. Uno sguardo occhei, uno sguardo viva, uno sguardo perché no.

Sicché alla fine Tinni ha tirato un grosso respiro ed è entrata in bagno. Ha fatto quel che doveva fare e poi ha tirato l'acqua e alla fine di tutto è uscita di nuovo alla luce sotto il sole abbagliante e le nuvole veloci.

Ed è stata quell'immagine lì, quella che ha visto chiudendo la porta della toilette pubblica alle sue spalle, che non se la scorderà più - crede - per tutta la vita.

Perché quella persona, con tutto lo spazio possibile ed immaginabile che l'ampio spazio verde consentiva, la stava aspettando appoggiata alla ringhiera esattamente a pochi centimetri dai tre barboni sporchi e diffidenti e cattivi e minacciosi. E mentre la aspettava aveva quello sguardo di prima, quello sguardo dicevamo?, quello sguardo con il resto prendo due caramelle, grazie signora arrivederci. E i tre personaggi inquietanti avevano continuato la loro esistenza di siringhe e sbadigli senza degnarci di uno sguardo, senza nemmeno una parolaccia, senza una levata di sopracciglio. Va bene allora le aggiungo un cioccolatino al latte offre la casa buonasera a lei.
Vicini e diversi. Pazienti e sereni.

E - insomma, per concludere - quando ti dicono che l'unico vero stonato è il sordo perché non può ascoltare gli altri cantare, bhe, hanno ragione.
Hanno ragione perché Tinni ha ancora paura degli aerei, della montagna con i temporali, dei parchi divertimenti e dell'autostrada, ma quando è sera e aspetta l'autobus vicino ad un tizio con l'aria poco raccomandabile, vi assicuro, non può mai fare a meno di ricordare quel fotogramma, quel sorriso a mezza bocca, quell'indifferenza buona e gioca sempre ad imitarla un poco.

5 commenti:

  1. Bagno pubblico pulito. Possiamo essere ragionevolmente certi che non eri in Italia. Parigi?
    ilcomizietto

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  2. Ma allora, dopo l'affondamento riuscito, non è che anche il mezzo sorriso del tuo amico non era altro che un sorriso da grandeur francese?

    Con le altre paure ci devi ancora lavorare sopra un pò?

    Buona serata!

    Marco

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  3. Incanto! Quasi come aver paura d'esser sfiorati su una sciarpa giallo-verde e magari in ascensore.

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