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domenica 15 gennaio 2012

Unisono


Tante volte ho voltato le spalle ad un tuo bacio veloce prima di varcare la porta di casa e altrettante volte ho masticato scivolosi grazie ai tuoi pensieri ed alle tue premure. E tante altre volte ancora lo farò, puoi starne certa. 
Lo so bene, io, quanto pesante può diventare un braccio o quanto complicati si fanno i nodi sulla lingua – ebbene sì, anche sulla mia – se, dall’altra parte di quel filo teso sugli incroci delle nostre vite quotidiane, hai la certezza incrollabile che un sorriso dolce potrai sempre trovarlo, al primo schiocco delle dita, ritto ed attento.

Eppure oggi, mentre strette nella macchina rossa con il riscaldamento a palla che con il suo ronzio buono copriva ogni pigro tentativo di comunicazione, oggi, mentre per la prima volta dopo tanti anni guidavi tu con quel modo assurdo che hai di tirare le marce senza ogni benché minimo orecchio al motore, oggi, mentre sedevo al tuo fianco avvolta nella mia solita scatola di autoreferenziali e nebbiosi pensieri, oggi, beh, oggi hai messo la freccia e con un vigore che io mai ho posseduto ti sei spostata di lato e hai sorpassato l’automobile davanti. Andava così piano, insomma.

E sono stata fiera di te. E tu forse nemmeno te ne sei resa conto, troppo intenta ad avere paura per l’attraversamento della Vignolese con tutto quel traffico ché siamo vicino al casello dell’autostrada e ci sono dei camion così brutti.

Poi siamo entrate nella chiesa affollata e io invece di mettermi in un angolo mi sono sistemata vicino a te.
Io che di solito amo starmene accucciata in fondo a destra per guardare le coppie di fidanzati dal fondo per poi passare tutto il tempo a rimpiangere di non avere una mano da stringere, o un orecchio a cui sussurrare, o un sorriso da catturare, oggi mi sono messa di fianco a te e ad un certo punto al diavolo le coppie di fidanzati avevo voglia di tenere la mano di qualcuno e ho preso la tua.

E mentre sentivo le nostre due voci tintinnare sulla musica e giocare a prendere le note più alte e rimbalzare l’una sull’altra arrivando a sovrapporsi esattamente nello stesso timbro zuccherino, ecco in quel preciso istante ero felice e ho capito perché tutti ci confondono sempre, al telefono, mamma.

1 commento:

  1. bellissimo post...davvero...vorrei essere brava come te con le parole tinni...l'unica cosa che so è di quei momenti preziosi con lei sono come diamanti rari...da custodire e conservare con cura...

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