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martedì 17 gennaio 2012

Chiavi

Siamo cresciuti a pane e bisogna studiare che nella vita se studi hai la chiave del successo. Siamo cresciuti con genitori che erano partiti da zero, non avevano studiato (quasi) nulla e si erano convinti che con lo studio e la fatica le loro conquiste le avremmo trasformate in possessi per l'eternità. Siamo cresciuti con sei brava non ti sprecare se fai l'università difficile poi guadagni un sacco di soldi e sei felice. Siamo cresciuti con l'orientamento al liceo più adatto ai tuoi talenti e con l'università fuori sede non importa se costa ma poi ti ripagherai da solo ogni sudata. Siamo cresciuti con le lingue si va dove vuoi. Siamo cresciuti negli anni dove tutto sembrava possibile, dove lo sforzo veniva premiato e dove il cervello erano l'organo vincente del corpo umano. Siamo cresciuti alla velocità della luce e sembrava che anche il progresso facesse altrettanto.

Siamo cresciuti e ad un certo punto ci siamo accorti che avevamo le tasche pesanti per tutte le chiavi accumulate nel mazzo dei master, dei dottorati, dei tirocini, degli stage all'estero. E allora abbiamo preso il mazzo di chiavi in mano e pieni di trionfo ci siamo messi a provarle nelle serrature delle porte della vita.

Solo che non c'era una serratura che non fosse rotta. O arrugginita, o lenta, o inceppata. E la casa il cui portone volevamo spalancare ridendo e oltrepassare tra le braccia di un marito spensierato crollava sotto il peso dei vani tentativi di forzare la toppa, e ci siamo ritrovati qui. Poveri, e appesantiti da un mazzo di chiavi ormai ossidate e inutili come possono esserlo solo le chiavi che non aprono alcuna serratura. Come quelle chiavi che ritrovi nel doppio fondo di un cassetto e che aprivano il diario segreto delle scuole medie o il lucchetto di una bicicletta blu rottamata da anni.

E allora ci siamo messi a piangere, poi ci siamo cercati e ci siamo abbracciati, ci siamo arrabbiati con la crisi il governo le banche l'economia i genitori e pure un po' con quello stronzo parcheggiato in doppia fila sui viali, e poi ancora abbiamo versato qualche lacrima di amarezza.

Ma se prendiamo il coraggio a quattro mani e torniamo sul luogo in cui un tempo si ergeva la casa dei nostri sogni, se scaviamo con le unghie e troviamo la forza per tornarci e per guardare a quelle macerie ancora fumanti, ecco, allora, forse - e a tutto questo pensavo stasera mentre rientravo in auto e vedevo le nuvole aprirsi in un buchetto, lassù verso il Cimone, e sorridevo nello scorgere un raggio di sole impazzito che veniva giù da quel buco creando quell'effetto che qualcuno dei miei lettori preferiti sa che mi diverto a chiamare effetto c'è Dio - allora forse ci accorgeremo che c'è un pezzettino di casa ancora in piedi, magari la stalla, o la cuccia del cane, e che in questo pezzo traballante di mura c'è ancora una porta da aprire.

Ma non una porta con la serratura; una porta sempre aperta, che non c'è bisogno di alcuna chiave. Una porta che cigola ma che non si ferma mai, come quelle di certi bagni di autogrill. Una porta per tutti; per chi ha studiato e per chi ha fatto il tecnico; per chi amava i Promessi sposi e per chi ha copiato tutti i compiti in classe della sua carriera.

Una porta che si apre per tutti e se afferriamo la maniglia e la giriamo trattenendo per un attimo il respiro ci troviamo dietro cinque euro in più del solito alla fine di una serata faticosa che significano trionfanti che hai fatto esattamente e compiutamente il tuo dovere; un cappuccino e una fetta di torta offerti da una mamma ansiogena proprio quando stai svenendo dalla fame e dai troppi ablativi assoluti; un romanzo rosa in prestito da una quindicenne che ti confida i suoi segreti d'amore; il sorriso timido del vecchietto della pizza bianca ogni sabato alle diciotto e trenta; le lacrime di una collega che parte e la prima risata tentennante dell'alunno nuovo.

E dietro a quella porta c'è pure un gancetto decorato, in altro a destra appena si entra. E io, per adesso, il mio mazzo di chiavi ossidate l'ho appeso lì. Non si sa mai. Potrebbe sempre essere utile. Se non altro è un buon fermacarte.

6 commenti:

  1. sofy non ho parole...quando me ne hai parlato non avevo capito davvero cosa fosse questo blog per te...certi post sono davvero toccanti e tu sei bravissima a scrivere e a trasmettere
    emozioni!!
    complimenti davvero, soprattutto per quest'ultimo che mi sembra un pò ispirato dalla nostra conversazione di ieri sera...!!
    maggie

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  2. Poesia, Tinni.

    P.S.: pure io chiamo quell'effetto "Dio c'è".

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  3. che bell'inizio di giornata, con tutto questi affettuosi complimenti! Io e le mie chiavi vi mandiamo un sorriso grato!

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  4. bello bello sofy. mi fai quasi essere ottimista.

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  5. mi piace.
    devo ricordarmi di tornare più spesso da queste parti.

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