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giovedì 15 marzo 2012

Di pellicole mai nate

Nell'eventualità che a breve ci si presentasse un mondo utopico nel quale ciascuno di noi fosse libero di esprimere senza freno alcuno le proprie velleità artistiche e para-tali, io avrei un progettino da realizzare già pronto nel cassetto. Piazzerei una cinepresa ad un qualunque incrocio ics di un qualunque mondo popolato da automobili e realizzerei un film riprendendo interamente ed esclusivamente le facce della gente che guida passando per di lì.

C'è poco da aggiungere, mi pare. Se non che siamo meravigliosi.
Siamo meravigliosi; siamo meravigliosi pezzi di umanità scombussolata che fanno le cose e le attività più disparate e degne di vergogna nell'illusoria e quanto mai fallace convinzione che nessuno ci guarderà mai, mentre ciò che ci divide da un qualunque Altro (principi azzurri, potenziali datori di lavoro e ferrei genitori compresi) è un semplice pezzo di vetro trasparente (o due, al massimo); al contrario, ci agitiamo sbuffiamo e ci comprimiamo in modi d'uso assolutamente ed insopportabilmente impeccabili quando probabilmente di noi non frega una mazza a nessuno, e men che meno se, da impeccabili in una massa di impeccabili, ci confondiamo nel mucchio: in discoteca, in classe, in biblioteca, al ristorante.

Ma questo nulla toglie alla purezza del godimento di osservare - e io lo faccio spesso, visto che ormai passo metà della mia giornata in automobile - i frammenti di popolazione che sfrecciano sulla corsia opposta a velocità variabili: siamo meravigliosi, e lo ripeto convintamente. E forse meravigliosi proprio perché ignari; forse proprio perché fragili in questa evidente - ma lo dico in modo buono - stupidità.

E così ci sono i catatonici del volante, gli incantati sul punto fisso all'orizzonte, gli apatici senza emozioni o forse sono solo stanchi o hanno semplicemente smesso di cercare. Sono i meno simpatici, a dire il vero, ma anche le loro espressioni possono regalare qualche brivido.

I miei preferiti in assoluto sono invece gli incazzati verbali. Quelli che stanno insultando quello davanti per la manovra inopportuna e allora il mio scopo è riuscire a leggere il labiale nel minor tempo possibile, prima che la loro testa ondeggiante di sdegno sia scomparsa alle mie spalle. E alle parole urlate e nel contempo silenti, vili nella loro aggressiva inutilità, si aggiungono il colpo di mani sul volante e, nei più coreografici, il pollice alzato o - apoteosi - il finto applauso. Premio speciale della regia, senza dubbio.

Una categoria che mi dà molta tristezza - ed è l'unica, in verità, che preferirei non incontrare mai in questa assurda carrellata di viventi - è invece quella della coppia muta. Li becchi soprattutto fermi dietro di te ai semafori; è lì, fissando i quattro occhi lattiginosi che guardano attoniti in direzioni opposte, che puoi apprezzare appieno il vuoto cosmico che regna all'interno dell'abitacolo e a te che sei lì dannatamente e inesorabilmente sola verrebbe voglia sul serio di aprire lo sportello, bussare al loro specchietto e spiegar loro che sono fortunati, a prescindere, sono fortunati perché sono in due, foss'anche per i dieci minuti di quel tragitto, e poca vacca almeno chiedigli come è andata la giornata, e se abbassi il volume della radio forse riesci pure a sentirne la risposta.

Ma per fortuna la grande maggioranza dei guidatori guida sola, ed è proprio in quella solitudine ignara che le perle migliori vengono a galla.

Gli scaccolatori, per esempio. Sono una schiera nutritissima e io li amo tutti, in blocco: per quell'aria assorta da indagine scientifica e quella concentrazione attenta che - e se sei fortunato li incroci proprio in quell'istante esatto - sfocia poi nell'eureka fugace della pepita tanto agognata.

I cantanti (della cui specie io faccio - fieramente - parte). Meglio se con moto ondoso del capo; a volte pure con gli occhi semichiusi nell'estasi musicale del finalmente alla radio hanno messo la canzone che ho sentito l'altra sera da Giulia, che figata, la mia giornata ora ha un senso. Spesso un occhio inesperto potrebbe confonderli con gli auricolo-parlatori - sempre in aumento, devo dire; ma poi c'è sempre quel centimetro in più di apertura dell'orifizio orale che li contraddistingue e toglie ogni dubbio, quell'esitare un secondo più a lungo del normale su una vocale, ed è allora che io sento di aver trovato un amico in più, nella giungla, e sorrido. Sempre.

E poi quelli che si schiacciano i brufoli, quelli che sbadigliano, quelli che abbassano il parasole per controllarsi la frangetta o l'occhiaia nel piccolo specchio ed è splendida e umanissima l'espressione di disgusto che nel novanta per cento dei casi ne segue; quelli che parlano nel vivavoce del cellulare tipo ricetrasmittente sì capo qui ci sono molti nemici passo, quelli che fumano e quelli che appoggiano il gomito nello spazio finalmente lasciato aperto dal finestrino e sono un po' come le rondini, al terzo che incontri significa che - ancora una volta, anche quest'anno - è primavera.

Ma forse quelli più belli in assoluto devo ancora nominarli. I più belli e i più commoventi, quelli che ti ricordano che, dopo tutto, siamo davvero tante piccole schegge impazzite tutte uguali e tutte diverse, e tutte allo stesso modo con la stessa, dannatissima, sete di amore. I più belli - e qui per davvero abbandono il tono da satira spicciola del mercoledì sera e ritorno la Tinni di sempre - e soprattutto quelli che ti insegnano che quella sete non c'è verso di placarla a meno che tu non dia da bere a qualcun altro. E sono i guidatori che parlano e gesticolano e ridono e sorridono e indicano qualcosa laggiù e tu li stai banalmente inserendo nella - piuttosto anonima, a dire il vero - categoria già citata degli auricolo-parlatori e invece, proprio quando sono lì lì per svanire oltre il tuo campo visivo, quando la macchina è vicina vicina alla tua e quasi ne vedi le rughe, ecco che dal sedile dietro spunta un paio di occhi in più; un paio di occhi spalancati su di un visino minuscolo che a sua volta fa capolino da un corpicino legato stretto stretto ad un sedile in cui quasi annega. E allora, in quei pochissimi istanti che ancora ti uniscono a loro, ritorni con la macchina da presa sul volto del guidatore e non ti sembra più quello di prima, o non solo. Ti sembra più allegro, più cordiale, più . Ti sembra e forse lo è.


Ma la macchina seguente già ti sfanala per farti amichevolmente passare: è il tuo turno, ormai, di svoltare a sinistra. Hai giusto il tempo di girare la manopola del volume dell'autoradio per sentire meglio canzoni come questa, di indossare il tuo sguardo migliore, una pettinata alla frangetta ed ecco, si va in onda anche noi.

Con quella figurina avvolta nel sedile di dietro ancora dentro agli occhi: una speranza, sì, o forse addirittura una promessa.

Titoli di coda, grazie.






p.s. nel caso a qualcuno fosse venuta la curiosità, il protagonista della nuova copertina di questo blog non è il mio gatto - che è nero come il carbone, come forse i più attenti ricorderanno - ma un misterioso quanto affascinante felino che circola da tempo nel mio quartiere senza che nessuno ne abbia ancora identificato origine, padrone e intenzioni. Di solito quando rientro a piedi dalla pizzeria lo trovo accoccolato beatamente sotto alla mia panda (alla quale appartiene il polveroso paraurti rosso che vedete incorniciare la foto): non so perché, ma un giorno mi sono fermata a fotografarlo e ho pensato che questa coppia di affascinanti soggetti potesse essere un buono sfondo per qualche tempo.



4 commenti:

  1. Il gatto è stupendo. La Panda un po' meno. :-)
    ilcomizietto

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  2. E quelli che parlano da soli? A me succede quando devo andare in un posto che non ho mai raggiunto prima e ho paura di perdermi, come mi succederà oggi che devo andare all'Abbey Road di Formello a suonare :^)

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  3. Hai ragione, anche loro sono da Oscar (come migliori attori non protagonisti)...e in bocca al lupo per stasera, sia per la strada, sia per il concerto!
    @comiz: ma è solo perché non è lucida e pulita, altrimenti come potresti non AMARE un simile bolide rosso?! ;)

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  4. @tinni
    è che non amo proprio le auto come oggetto. Se fosse un server... :-)
    ilcomizietto

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