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venerdì 6 aprile 2012

Gabriele

Ieri pomeriggio rientravo a casa in auto e mentre lanciavo uno sguardo distratto al braccio sinistro dell'incrocio prima di cavalcare la panda attraverso il ponte sul Guerro ho colto un luccichio familiare dietro al vetro della macchina che arrivava in senso opposto e strizzando gli occhi un istante mi sono accorta che alla guida di quell'automobile ingombrante e grigia c'era Gabriele.

Gabriele un ragazzo o meglio un uomo ormai, con i capelli molto più lunghi di come ricordassi e il solito sguardo mite e autoironico dietro gli occhiali e la lingua fuori a mezza bocca per il leggero sforzo di ruotare il volante di più di centottanta gradi. Gabriele l'uomo che dieci anni fa era un ragazzo e nello specifico il mio primo ragazzo. Gabriele, sì, proprio lui. Gabriele del quale ricordo solo tre mesi convulsi e spaventati a fianco di una pulcina che non voleva diventare donna. Gabriele che mi voleva bene, di quel bene tenero dei diciott'anni che non guarda in faccia a nessuno e io invece lo avevo lasciato fuori dal mio confine con lunghe perifrasi complicate e omettendo la verità, che per contro era semplice come tutte le verità, la verità che avevo paura e volevo avvoltolarmi nel lenzuolo rosa dell'infanzia ancora un po'.
Ma tutto questo non c'entra, ora.
Quello che volevo dire è che Gabriele, quel Gabriele lì, si sposa tra qualche settimana - così mi pare di ricordare - e  forse non è stata una coincidenza che ho incontrato il suo ciuffo di capelli lungo e scuro proprio ieri, di ritorno a casa nel fine pomeriggio spensierato di un'ora solare. Non è stata una coincidenza perché di Gabriele, io, non ricordo assolutamente nulla se non tre mesi convulsi e tremebondi e preoccupati; nulla, di quei tre mesi che dovevano passare alla storia come il primo 'fidanzamento'; nulla, proprio nulla.
Se non un istante.

Eravamo in auto, che non era il macchinone grigio che ho visto ieri, ma un affare altrettanto grande e rumoroso e alto e blu, se la memoria non mi inganna, e percorrevamo il rettilineo di Montale al ritorno da un sabato pomeriggio al grandemilia, come tutte le coppie di modenesi diciottenni innamorati o pseudo tali. Lui guidava e, come spesso accade su quella strada, trovava davanti a sé a rallentare la marcia spedita un trattore zoppicante, forse carico di balle di fieno o d'uva, dipende dal periodo, ma non riesco proprio a collocare temporalmente nell'anno questo istante mnemonico quindi non posso dire di più. Gabriele trovava questo mezzo pesante davanti a sé e prima di lui una serie di auto rombanti si accodavano al trattore scattanti per sorpassarlo nonostante il traffico intenso anche nell'altro senso. Proprio come accade normalmente, su queste strade pulite e rette che portano dalla città alla campagna. E lui, per qualche minuto, fresco della sua patente nuova di zecca, faceva lo stesso e arrivato il suo turno puntava il didietro del trattore con aria di sfida e scrutava la corsia opposta pigiando alternativamente acceleratore e freno. Ma le macchine nell'altro senso non cessavano mai e la sua mano destra viaggiava tra la seconda e la terza marcia mentre l'uva o le balle di fieno - proprio non riesco a ricordarlo, che mese era - ondeggiavano allegre davanti a noi.
Poi, all'improvviso, ed è questo istante che ricordo con assoluta precisione, Gabriele aveva sbuffato accigliando lo sguardo dietro gli occhiali, poi aveva disteso la fronte, aveva rallentato impercettibilmente staccandosi dal muso del trattore, aveva sistemato la terza placida sul cambio ed uscendosene con un - ma chi se ne frega, mica abbiamo fretta, noi - aveva sistemato la sua mano destra oltre il suo sedile e aveva preso stretta la mia.

E allora non penso proprio sia un caso, che io abbia incontrato lo sguardo autoironico e buono di Gabriele proprio ieri, a pochi giorni dal suo matrimonio. Ché io gli regalerò esattamente questo, a Gabriele, per il suo matrimonio: gli regalerò questo post che porta il suo nome nel titolo e che celebra un suo gesto bellissimo e a suo tempo troppo sottovalutato. Un post che presumibilmente lui mai leggerà ma che per la forza spensierata e silenziosa che regge l'etere sono certa gli arriverà, in un modo o nell'altro. Con tutti i miei migliori auguri di felicità.

E anche a voi tutti che leggete del caro Gabriele diciottenne, e a me che riassaporo quell'istante cento volte e ancora cento nella mia memoria riavvolgendo il nastro come nei videoregistratori di un tempo, un augurio simile a quello per Gabri, che da lui prende spunto e mai potrebbe essere più attuale.

L'augurio di saper osservare con acume il fiume di macchine prepotenti nell'altro senso di una corsia, di saper scalare la marcia, riprendere con dignità la distanza di sicurezza, di saper pazientare dietro ad un mezzo pesante che trasporta balle di fieno o grappoli d'uva e, infine, di saper stringere una mano, con dolcezza e spontaneità, in attesa di arrivare alla fine di un viaggio dove, forse, ci si potrà anche abbracciare.

2 commenti:

  1. Cara Tinni,

    grandi auguri a Gabriele per il suo matrimonio.

    Grazie a te per averci fatto conoscere qualche tratto di Gabriele diciottenne, che tu hai incontrato nuovamente nel Gabriele di oggi con il suo ciuffo lungo.

    Il suo godersi il viaggio e la compagnia della persona una al mondo (tu per lui, ma tu anche davanti tutto il creato) che per lui valeva il suo tempo e la sua vita.

    Il suo rallentare e il suo prenderti la mano sono l'esempio emblema del dire "vale il viaggio e non la meta".

    Una delle grandi verità della vita vissute nelle piccole cose della vita quotidiana.

    Buona Pasqua!

    Marco

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  2. tanti auguri ad entrambi, tu e gabriele.

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