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martedì 10 aprile 2012

L'amore

Me ne stavo stravaccata sul letto matrimoniale dei miei, pochi minuti fa, a riprendere fiato dopo una manciata di ore di interrogative indirette - quelle maledette - e mi rigiravo il telefono in mano - di quei telefoni da donna moderna con la connessione ad internet - quando, girando e rigirando il telefono tra le mani, mi sono trovata a leggere il post odierno del Disagiato sull'Amore; e a sentir parlare di polli e di pezzi migliori, oltre a venirmi una gran fame, mi è tornato in mente un episodio di cui mi ero ripromessa di parlare perché era stato bello e illuminante e caldo, ma mi mancava una cornice all'interno del quale inserirlo e invece zac, il Disagiato è venuto fuori a chiederci cos'è l'amore e la cornice me l'ha trovata lui (grazie).

Insomma questo episodietto banale ma illuminante e caldo secondo me spiega bene cos'è l'amore e lo fa soprattutto perché parla di un amore che non è l'amore delle coppiette e dei fidanzati - che secondo me è troppo tempesta e bufera e sobbalzi e picchi per essere descritto in modo fededegno e almeno un pizzico oggettivo - ma parla di un amore altro che, pur senza brividi e batticuori, rende bene l'idea così come la potrebbe rendere un quadro di Monet: senza deformità, appunto, senza tratti netti, senza fuoco, occhei, ma con quel giusto equilibrio di approssimazione e di pacatezza che, se fai un passo indietro e strizzi gli occhi leggermente, ti pare di esserci per davvero, su quel campo di grano e papaveri.



Stavo a cena a casa di un'amica, qualche giorno fa, e più precisamente a casa dei suoi, con un esercito di fratelli esuberanti e una coppia di genitori gentili e sorridenti; c'era un ottimo minestrone, a cena, peraltro, e quelle olive verde acceso che trovo solo sulle tavole romane e mi fanno impazzire con il loro sapore dolce e avvolgente da festa tra amici, appunto. Ma sto divagando; e la fame di prima sta diventando famelica, quindi torniamo a noi.
Ero a cena a casa di questa amica e dopo il minestrone e le olive verdi buonissime è arrivato il momento della frutta e il padre della mia amica ha sollevato dal cesto di vimini una mela e si è messo a sbucciarla. Una delle figlie - non la mia amica, ma la sorella minore - ha messo allora la sua mano con il palmo rivolto all'insù accanto al padre sbucciante la sua mela e senza dire null'altro si è messa in tacita attesa di una fettina di mela sbucciata. Mentre il padre, sorridente e gentile, appoggiava la sua fetta di mela meticolosamente sbucciata sulla mano della figlia, io ho sorriso e mi sono messa a parlare.
Ho sorriso perché mi sono rivista davanti la stessa, identica scena al tavolo di una casa che questa volta era la mia, con un padre identicamente sorridente e gentile, e una mano tacita e protesa alla stessa maniera, decine e decine di volte, alla fine di decine e decine di pasti. Ho sorriso e mi sono messa a parlare e a raccontare di questa simpatica similitudine e non ero neppure arrivata a metà del mio discorso che il padre della mia amica aveva già finito di sbucciare la seconda fettina di mela - senza averne morsicato neppure un pezzo minuscolo, ancora - e senza che nemmeno me ne accorgessi, mentre gesticolavo e finivo di descrivere la storia lui ha allungato il braccio e me l'ha messa in mano.

E io mi sono accorta che avevo ancora fame, in effetti.

Sicché, caro Disagiato e cari tutti che avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, alla fine credo che avesse ragione quel bambino, sì, e che l'amore sia un po' dare all'altro il pezzo migliore di pollo. Ma se glielo dai senza che te lo abbia neppure chiesto, beh, allora è ancora più bello.

6 commenti:

  1. Cara Tinni,

    bello il gesto di quel papà che ti riempie il palmo della mano con lo spicchio di mela non atteso.

    Bello trasmettere il calore del cuore e del pensiero, alle persone riunite allo stesso tavolo. Quel papà voleva anche non farti sentire estranea alla famiglia, ma con un intuito del suo cuore ha voluto farti sentire parte del gruppo, non farti sentire "fuori", non farti sentire come se a questo mondo non avessero cura di te.

    Invece si che ne hanno cura. Come dici tu, senza sobbalzi o picchi, ma una cura serena e costante.

    Marco

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  2. Grazie a te, Tinni, per la citazione e, soprattutto, per questo post.

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  3. Io taglio e pelo per tutta la famiglia (pigri debosciati, secondo me...): taglio per mia moglie e lei passa ai figli, la marrana !

    Anonimo SQ

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  4. Io lo faccio con la mia Lei, che però non protende neanche la mano, mi guarda soltanto.

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  5. Hip Hip hurrà per gli integerrimi spelatori di mele. E doppio Hip Hip per chi se ne sta lì a mangiare, ché senza di loro, che gusto ci sarebbe?!

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  6. Sbucciare la pera è ancora più impegnativo: le dita rimangono colme di succo.

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