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lunedì 21 maggio 2012

(tanti tipi di) Prigione



Se invece di essere impiccato
vieni sbattuto dentro
per non aver rinunciato alla speranza
nel mondo, nel tuo paese e nella gente,
se ti fai dieci o quindici anni
oltre al tempo che ti resta,
non dirai
"sarebbe stato meglio pendere da una corda
come una bandiera" -
ti farai valere e vivrai.
Potrà non essere esattamente un piacere,
ma è tuo solenne dovere
vivere un giorno solo in più
per vessare il nemico.
Parte di te potrebbe vivere sola dentro,
come una pietra in fondo ad un pozzo.
Ma l'altra parte 
deve essere così coinvolta
nel turbinìo del mondo
che tu rabbrividisci dentro 
quando fuori, a quaranta giorni di distanza, si muove una foglia.
Aspettare lettere in prigione,
cantare canzoni tristi
o giacere sveglio tutta la notte fissando il soffitto
è dolce ma pericoloso.
Guarda il tuo volto di rasatura in rasatura,
scorda la tua età,
fa' attenzione alle pulci
e alle notti di primavera,
e ricorda sempre
di mangiare fino all'ultimo pezzo di pane -
e non dimenticare di ridere di gusto.
E chissà,
la donna che ami potrebbe cessare di amarti.
Non dire che non è gran cosa:
per l'uomo che sta dentro
è come lo spezzarsi di un ramo verde.
Pensare a rose e giardini è male,
pensare a mari e montagne è bene.
Leggi e scrivi senza requie,
e consiglio anche di tessere
e costruire specchi.
Non voglio dire che tu non possa passare
dieci o quindici anni al fresco
e anche più -
ce la puoi fare,
a patto che il gioiello
sulla sinistra del tuo petto non perda il suo lustro!


Nazim Hikmet

(e grazie, ovviamente, a chi mi ha mostrato la strada lungo la quale ho potuto chinarmi e raccogliere queste righe).

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