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martedì 12 giugno 2012

Macchina del tempo

E se, in una sera di nuvole e di vento, io ti trovassi lungo la mia strada, con il solo cappuccio di felpa tirato sulla testa a difenderti dal muro di pioggia che di lì a poco si abbatterà sulla tua faccia buona e sbarbata; se ti vedessi lì, sul marciapiede, mani in tasca e occhi nuovi, dal caldo dei tappetini della panda rossa; se ti incontrassi allo scoppio del primo tuono e avessi tempo, molto tempo; se io fossi in anticipo sugli orari della vita adulta tanto da accodarmi al primo camion che passa e poi da rallentare, metro dopo metro, fino a fermarmi accanto a te: se tutto questo accadesse, in una sera di nuvole e di vento, che male ci sarebbe ad abbassare il finestrino, a far rabbrividire di freddo e di vita i tappetini polverosi, a chiamarti e a chiederti serve un passaggio?

Sarebbe male, in quella sera di vento e di orologi che corrono lenti, prenderti a bordo della mia vita per un po' e offrirti qualche centimetro di seggiolino - anche se hai le gambe lunghe e sbatti contro il cruscotto - in cambio di un po' di parole e starnuti e di qualche canzone nuova sull'autoradio?

Chi può dirlo, se sarebbe male, ridere impacciati per sbriciolare il silenzio tra una traccia musicale e l'altra, e guardarsi curiosi dai reciproci specchietti, e, semplicemente, in una lunga curva di questa sera di nuvole e di vento, tenersi un po' di bizzarra compagnia?

Se ti vedessi rotolare senza meta spinto dal vento adolescente dell'estate, scatola di cartone ebbra e sprovveduta caduta da un camion già lontano, e avessi bisogno di un contenitore come te per portare a termine un lungo e meticoloso trasloco dell'anima, sbaglierei se ti raccogliessi da terra senza sapere chi prima di me ti ha toccato e promettendoti mondi nuovi ti portassi a casa per qualche tempo, prima di lasciarti scoprire da solo il resto del viale?



Io non lo so, se sarebbe male. So che a volte guido sola, sulla panda, e mi fermo ad immaginare come solo un duetto di risate emozionate potrebbe coprire del tutto i rumori sordi della strada. A volte giro da sola le pagine di un libro e mi ritrovo addosso l'odore dell'esame di maturità e della coppia di tazze di caffè con cui si tirava a studiare fino a dopo cena. A volte preparo sola la cena e mi viene fame di spaghetti scotti olio e tonno e prime volte. A volte, semplicemente, guardo ai tuoi vent'anni o poco più e vorrei stringerti forte per vedere se me ne rimane qualcuna attaccata alla pelle, di quelle pagine bianche di quaderno senza cancelloni.


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