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mercoledì 13 giugno 2012

Unto

(Questo post è un post di parecchio tempo fa, e infatti si parla del giorno dell'Immacolata come di qualcosa di vicino e recente. Lo avevo scritto e poi cancellato subito, ché mi pare fosse quello un momento in cui non mi andava di parlare e di scrivere di persone vere. Poi è arrivata questa strana serata, e me lo sono ritrovata tra le mani, e ho proprio voglia di parlare di persone vere perché è anche grazie a loro che sono ancora qui, in piedi, davanti ad uno schermo a battere tasti e pensieri. Quindi buona lettura).

Gloria è la mia collega di pizzeria. Ha ventun anni e lavora più o meno da quando ne aveva quattordici. E' bassina, energica, dura; viene dalla montagna, o, come si dice con disprezzo qui 'giù' da noi in collina o pianura, è una montruccia.

Gloria è quella che mi ha insegnato tutto quello che dovevo sapere su come si fa l'aiuto-pizzaiolo in una pizzeria di asporto, e ci ha messo più di un mese. Mi ha insegnato come si tagliano i wurstel nel minor tempo possibile e come si affetta la bresaola; mi ha insegnato i trucchi per pulire i pannelli dei frigo senza aloni e a distinguere una pizza speciale da una bufalina; mi ha insegnato che non si urla o si ride quando c'è gente in sala e mi ha costretto ad accendere il fornello a gas con l'accendino anche se avevo paura di bruciarmi.

Gloria ha fatto tutto questo senza tenerezze e complicità; riprendendomi, volta dopo volta, con la stessa fermezza opaca, senza rancore ma anche senza bonarietà. Qualche sorriso, qualche racconto, qualche domanda. Ma una barriera invisibile impossibile da varcare.

Perché Gloria, oltre ad avere ventun anni e le unghie rovinate dal detersivo dei piatti e i capelli che si ungono subito con il fritto delle patatine, ha il diploma di terza media e basta. Dopo di quello, niente. E quando deve dire puliscilo meglio qui, perché qui c'è molto sporco, non dice quasi mai sporco ma dice merdo. E quando deve dire che va a pulire l'affettatrice o l'impastatrice non dice mai pulire ma quasi sempre fare. E quando una volta si scherzava in gruppo e qualcuno ha detto ma la Sofia di certo non è molto modesta io ho capito da una sua battuta che non conosce il significato di quell'aggettivo. E quando un'altra volta un nostro collega le ha detto strizzandole l'occhio certo che sei fetente lei ha risposto ma come parli difficile.

E, contrariamente a quello che uno potrebbe pensare, Gloria sa molto bene tutto questo. Sa che io possiedo certe chiavi per esprimere quello che voglio e che con quelle chiavi apro delle porte al di là delle quali lei non saprà mai cosa si nasconde. Sa che quando gli 'uomini' della pizzeria parlano di politica (spicciola) io sono capace di inserirmi nel discorso e di dire una frase e di saperla condire con degli ingredienti che portano gli 'uomini' a girare la testa verso di me e a guardarmi negli occhi. Sa tutto questo e lo ha capito molto prima di me, dal primo momento in cui sono entrata in quella cucina.

A me, invece, c'è voluto tanto tempo per capirlo. E all'inizio pensavo semplicemente Gloria ha un carattere  impossibile e mi odia e pulivo la mia friggitrice in silenzio e tiravo qualche sorriso ogni tanto e appena potevo andavo di là a parlare con gli 'uomini'.

E poi, boh, mica lo so, esattamente, cosa è successo. Proprio ci provo, in questo istante, a scandagliare gli ultimi tempi alla ricerca di una virata esatta, di un istante decisivo, eppure non mi viene in mente niente.

Certo, c'è stata la sera in cui il portapizza l'ha presa in giro perché aveva fatto i conti male e le ha detto oh, si vede che c'hai la terza media e io mi sono voltata verso di lui seria e gli ho detto però che stronzo che sei; o quella in cui io ero in crisi perché un tizio non mi chiamava e lei mi ha detto posso darti un consiglio? Tiratela, che serve sempre, e in effetti dopo due giorni che non mi facevo sentire quello si è rifatto vivo; o ancora quella in cui ho fatto una delle mie prime battute dicendo ah ma se tu mi avessi conosciuta qualche anno fa mica ti sarei stata simpatica, non ero come adesso e lei ridendo ha detto e chi ti dice che adesso mi stai simpatica? e io ho riso ma poi lei è venuta a cercarmi mentre pulivo lo specchio del bagno e ha aggiunto scusa non volevo essere cattiva era una battuta, o tante altre sere normali di salsicce e pizze e pomodorini e clienti maleducati e bicchieri di birra dopo il lavoro e affettatrici e sgrassatori.

E, soprattutto, c'è stata l'altra sera, quella dell'Immacolata. Una sera che chiudeva per me una giornata di corse e fatiche e sonno e apnea. E Gloria, l'altra sera, quando è venuta in cucina dopo che io stavo lì da dieci minuti alle prese con la friggitrice e con l'unto e con il caldo dell'acqua bollente per toglierlo e la puzza di cilit bang negli occhi ha preso in mano il secchiello della friggitrice che avevo messo a scolare sul ripiano e mi ha detto oh brava Sofia, sta volta l'hai fatta bene, hai tolto il merdo.

E non ha usato il verbo pulire; ha detto tutto con quel suo accento montruccio che taglia tutte le doppie; ha detto merdo invece di sporco.
Però è stato come se quella dannata barriera invisibile si sgretolasse, un pochino, in un angolo quasi invisibile, e io, mentre le giravo le spalle e lei tornava in sala a rispondere al telefono, mi sono ritrovata a sorridere da sola sul lavandino.

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