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domenica 1 luglio 2012

Tra-vasi

Piccoli bicchieri di vetro soffiato, siamo: io, te, lui, di fronte all'amore. All'amore, a questo amore largo e disteso che funziona un po' come un passa parola di acqua fresca in mezzo a torride ore d'estate.

Poche settimane fa guidavo per strade tortuose di montagna lungo improbabili orari al confine tra la notte ed il giorno e tu eri , amica mia, seduta nel sedile dell'auto accanto al mio. Le parole sbocconcellate tra una canzone adolescenziale e l'altra si facevano sempre più rade e sentivo la tua bocca impastarsi di sonno e di vino, mentre guidavo ondeggiante tra curve e buio e mi chiedevo come fosse possibile essere , io e te, a distanza di quattro ore dall'ultima mezzanotte e di quindici anni dagli ultimi giochi insieme.

E così, piano piano, ti sei addormentata, e la tua testa è caduta profumata sulla mia spalla - di quel profumo buonissimo che quella sera mi ero messa anche io, per sapere di te e dell'allegria strappata che ti porti sempre addosso collosa come una canzone di Vasco - e il cd di canzoni adolescenziali continuava a suonare imperterrito e impertinente e le curve non smettevano e nonostante l'ora e i tagli dei cartoni delle pizze sulle mani io non avevo sonno, perché avevo te lì accanto. E arrivava, nel cd di canzoni adolescenziali, un pezzo brutto e antipatico che non avevo voglia di sentire fino in fondo e stavo quasi per allungare la mano verso l'autoradio per passare alla traccia successiva quando da un impercettibile movimento della tua testa sulla mia spalla ho avuto paura che il mutamento improvviso di sonorità ti svegliasse e ti risbattesse a forza sulla spiaggia di una vita che è stata un pelo troppo ingiusta, finora, con te, amica mia, e così ho ritratto la mano lentamente e l'ho riportata sul cambio, e mi sono tenuta la canzone bruttina fino all'ultima nota, e così, senza che tu te ne accorgessi, in quell'istante ti ho voluto bene.

E poi è successo che un paio di giorni o meglio di notti fa ero di nuovo in macchina e guidava lui ed era nuovamente un attimo di bilico tra il buio e l'alba e io avevo un sonno pazzesco e improvviso e allora è successo che contro ad ogni regola scritta e non scritta io ho slacciato la cintura di sicurezza e mi sono accoccolata indifesa con la testa sulle sue gambe - sei meno ingombrante di un cartone di pizza, mi ha detto - e ho chiuso gli occhi e un sonno di macigno è caduto su di me per poco più che due minuti, sbattendomi lontano da tutto e da tutti, e quando pochi istanti dopo ho riaperto gli occhi come se ne avessi dormiti mille  ho sentito la stoffa ruvida dei jeans sulla mia guancia e in quell'istante, mentre metteva la freccia e arrivavamo a casa, gli ho voluto bene.

E allora, mi viene da pensare, allora forse in questa estate torrida di forni di ogni tipo, forse io, te, lui, e tutti gli altri che sudano e ridono con noi e lontano da noi, tutti, insomma, siamo come bicchieri di cristallo che si versano acqua uno nell'altro - a volte tanta, a volte poca; a volte fresca, a volte di rubinetto - e l'amore, questo amore estivo e umido, altro non è che un semplice travaso di parole, gesti, racconti, strizzate d'occhio e profumi buoni, da te, a me, a lui, a chiunque altro.

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