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giovedì 5 luglio 2012

Modena è bellissima

Modena è bellissima. Mi sono reinnamorata di Modena. O forse è questa la prima volta, non ricordo.

Modena è bellissima perché ha tante piccole anime, e però disposte in ordine cromatico. C'è l'anima bianca delle pietre del duomo e dei caffè altolocati in piazza grande: l'anima con i tacchi, il profumo giusto e il libretto di giurisprudenza pieno di trenta. C'è l'anima rosso mattone delle feste dell'unità, delle briscole e delle sigarette appese al labbro: quella che è in pensione da un pezzo ma lavora in una cooperativa che tiene dietro alle erbacce dei giardini pubblici e nel frattempo si gode un po' di fresco e di pace dalle urla della moglie stanca. C'è l'anima verde e ordinata degli alberi in fila lungo i viali, dei cittadini in fila agli sportelli e delle macchine in fila al semaforo: muta, rigorosa, fiera e composta. E c'è l'anima nera - l'ultima arrivata - che capisce poco e urla tanto, ma sorride tantissimo.

Mi sono innamorata di Modena e penso proprio che sia bellissima: lei, in primo luogo, ma anche tutte le formiche colorate che la popolano - in rigoroso ordine cromatico, guai a chi sgarra - e che ci battono i piedi sopra giorno dopo giorno, terremoto o non terremoto, con quel fare operoso, discreto, e con il sole del tramonto estivo dietro le spalle. Sì, Modena è bellissima e chissà perché mi fa pensare alle sette di sera, che è un orario che io amo tanto (lo dicevo già qui) e che sa di giusto lavoro compiuto, di polvere scostata con serenità giù da una spalla, di sorrisi a mezza bocca e di profumo di tortellini per cena sul fornello.

Modena è bellissima, mi pare di aver chiarito il concetto, e forse i Modenesi lo sono ancor di più, per quel modo solitario e masticato di ergersi sulle cose e di padroneggiarle con una pacatezza antica e una filosofia tranquilla.

I Modenesi, quando li vedete aggirarsi per i corridoi di una Biblioteca comunale che farebbe invidia alla più acculturata capitale scandinava, mica danno mostra di saperlo, che quel pavimento di legno morbido apre a loro privilegi che a ben più di metà dei loro compatrioti sono negati. Sembrano non accorgersene, che solo qui o in pochi altrove gli autobus assomigliano a confortevoli case ambulanti che li seguono e li accompagnano accordandosi ad ogni loro desiderio. Che i rifiuti si dirigono da soli negli appositi contenitori e i vialetti dei parchi risuonano al passo dei bambini senza pungerli e i portici regalano ombra buona e fresca senza chiedere nulla in cambio. Che le conferenze li aspettano, i libri li chiamano, la musica li segue e se ci fosse soltanto un po' meno afa d'estate sarebbe la perfezione in terra.

Sono bellissimi proprio per questo, insomma, i Modenesi: perché toccano un giocattolo che hanno ricevuto in dono come solo certi bambini che sono stati poco amati sono in grado di fare. Lo scrutano, lo accarezzano, lo girano e rigirano tra le mani e poi, sì, ci giocano, ma come fosse sempre stato lì.
Ti piace? - viene loro chiesto. E abbassando la testa mormorano un  convinto ma sommesso, geloso e schivo.

Ho sempre fatto fatica a capirli, quel genere di bambini. Eppure è proprio così che sono, i Modenesi; e da qualche giorno a questa parte mi sono detta che forse è davvero per quella loro noncuranza pacata che la città brilla e ride senza essere posseduta, canta senza essere cantata, funziona senza essere schiava.
E se allora Modena, bellissima, e i Modenesi, ancora più belli, fossero qui sotto ai miei piedi ed ai miei occhi per mostrarmi che è così, che bisogna fare, in tutto il resto che si chiama vita? Che è così che si diventa brillanti senza essere posseduti, allegri senza essere legati, fieri senza essere cantati?

Vivere e camminare a piedi scalzi sui prati delle gioie e degli entusiasmi non come se fossero regali ma come se fossero sempre stati lì. Sui campi delle fortune e degli sprazzi di perfezione come se quel terreno non finisse mai, e non ci fosse altro che terra fertile ed erba verde, fino alla fine dei nostri giorni. Ridere non per riempire un vuoto; non guardare né avanti né indietro: ma chiudere gli occhi e fidarsi del tatto. Senza l'ansia di un privilegio, senza la fretta delle ventiquattrore di un giorno di compleanno, senza.
Addormentarsi la sera come dentro ad una fila rotonda di pietre preziose di una collana.

E chissà, forse il fare finta che alla fine funziona pure.


2 commenti:

  1. Da Modenese sorrido, e parecchio, leggendo queste parole, ma da studentessa di giurisprudenza un pochino ti dirò che mi sono quasi offesa: il libretto pieno di trenta odora di sudore (specialmente in questa sessione estiva) come in tutte le altre facoltà.
    Detto questo, mi piace molto la tua visione della città, molto migliore di quella che ho maturato negli ultimi tempi, mi fai vedere cose che avevo dimenticato.

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  2. Cara nuova frequentatrice, ti chiedo sinceramente scusa per la poco felice uscita su giurisprudenza, facoltà con la quale non ho nulla in contrario...è solo che a volte, per amor di poesia, mi lascio andare a qualche immagine in cui calco un po' la mano! Grazie comunque per i complimenti! A presto.

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