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mercoledì 11 luglio 2012

Amicizia. Due.


Le spugne per lavare i piatti hanno due lati, di solito. Un lato è quello morbido e buono – generalmente giallo – e non pulisce le pentole, le accarezza; l’altro è quello – più scuro – che io nel mio micromondo linguistico chiamo grattina e le pentole, invece, le graffia e le maltratta.

Ecco, gli amici si dividono in due grandi categorie, come i lati delle spugne.

Innanzitutto ci sono gli amici come il verso giallo, i primi a farti gli auguri di compleanno, e nei loro abbracci ci stai comodo come dentro ad un accappatoio; quelli che sono sicuri che passerai l’esame; quelli che ti invitano fuori a cena per primi, sempre; quelli che ti tengono il posto in corriera; quelli che sorridono se tu sorridi e piangono se tu piangi. Meravigliosi. Quegli amici lì, quelli del lato giallo della spugna, sono amici facili. A volte arrivano in ritardo, altre volte alla cena che pensavi ideata solo per te portano anche i loro fidanzati oppure un amico venuto in visita da chissadove: ma questo è perché sono amici così facili e belli che anche altri hanno il diritto di goderne. Altre volte ancora ti telefonano in un momento sbagliato – uno di quei momenti in cui aspetti una chiamata speciale che mai arriverà e appena vedi lo schermo illuminarsi è tempesta dentro la gabbia del tuo petto e poi subito voragine di delusione, quando il loro nome si accende sul display. Possono fare errori, gli amici facili come il giallo di una spugna da piatti, possono dimenticare una promessa, non azzeccare un regalo, sbagliare il numero civico sulla cartolina dal mare, ma sono e restano meravigliosi.

E poi, invece, ci sono gli amici come la parte grattina della spugna (che è di un colore indefinito scuro, a volte verde a volte grigio). Che sono anche difficili da descrivere, e non solo da amare, ma ci proviamo lo stesso un due tre via.

Gli amici grattini si riconoscono perché quando vai loro incontro con una bella notizia, prima di rispondere con un sorriso al tuo sorriso ascoltano la notizia fino alla fine, poi contano fino ad un numero enne di secondi e solo a quel punto appoggiano sul tavolo il loro parere, limpido come dentro ad un bicchiere di vetro spesso. Gli amici grattini non ricordano il giorno del tuo compleanno – o forse non l’hanno mai saputo – però ridono ancora, illuminandosi d’improvviso, al pensiero di una battuta insignificante che hai detto loro millemila anni fa. Gli amici grattini non ti chiedono come stai. Ma forse – o perlomeno a me piace pensare così – è perché lo sanno già.
Agli amici grattini non va bene qualunque fidanzato tu presenti; non va bene qualunque amico tu inviti; non va bene qualunque nuova attività tu intraprenda: anzi, tendenzialmente non ne va bene quasi nessuna. Però, quando tutto è andato a scatafascio e il fidanzato e l’amico e l’attività nuova sono crollate su se stesse per colpe magari non loro ma sotto l’assedio di una vita bizzarra ed imprevista, sono gli amici grattini che ti accompagnano biascicando un telavevodetto sornione sul luogo del crollo e ti aiutano, di nascosto da tutto e da tutti, a cercare i resti integri di una te bombardata, e infilano accuratamente tutti i pezzetti ancora in buono stato dentro ad un cellofan con l’etichetta ripartiamo da qui, per poi porgertelo e dirti adesso torniamo a casa, però, che sono stanco.
Con gli amici del lato scuro della spugna gli edifici della complicità – alti, traballanti, barocchi – si costruiscono e si demoliscono in poche ore. Con quelli facili, invece, la complicità prende le forme basse e stabili – costruite mattone su mattone, cemento su pietra – di un garage accanto alla casa di campagna.



Gli amici sono di due categorie, insomma: come i lati di una spugna da piatti. E per fortuna che ci sono entrambi, dico io. Perché con gli amici grattini a volte ci si ferisce, però se ne esce sempre più puliti e più nuovi; e con gli amici morbidi ci si può poi sdraiare al sole del tramonto a lenire le piaghe della giornata e della vita.

Perciò grazie, a te che forse leggerai queste righe e forse ti riconoscerai in un pezzetto o in tutte tra queste. Grazie per giocare il ruolo di quella parte di spugna che ti è stata assegnata dalla sorte e per farlo anche con me, ogni giorno. Grazie perché insisti a pulirmi grattando negli angoli più impervi del piatto pur sapendo che alla prossima curva cadrò di nuovo nella polvere e mi sporcherò tale e quale a prima, convinta, come sono e sarò sempre, di aver fatto la scelta più giusta, anche questa volta.
Perché sì, forse è vero, forse se ci pensiamo su io sono un po’ un animale da prato e tu una bestia da camera: ma ci saranno sempre, da qualche parte nel mondo, le strade di una grande città ad aspettare i nostri passi ineguali e chiacchierini sull’asfalto, come già è successo, ed è stato così bello, solo qualche tempo fa. 

2 commenti:

  1. Mi riconosco come amico grattino, e questo post cade a pennello in questo momento... un abbraccio fresco, piovoso e chic parigino...

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  2. Marta! Che piacere rileggerti, e, sì, in effetti anche tu rientri appieno nella categoria ontologica dei grattini. Quanta nostalgia per le chiacchiere al piano terra della Maison.. Un abbraccio.

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