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giovedì 12 luglio 2012

(quanto) vale

E quell'ora ripiegata e strappata lungo i bordi che ti porta dalle diciannove alle venti - che poi la biblioteca chiude - , quell'ora di lucette accese sopra ai libri quando fuori ancora c'è il sole ma per la prima volta da stamani adesso la tua lucetta è più forte di lui, e ti fai forte alla sua ombra, e ti senti vincere, ti assapori al tuo posto, beandoti di uno spazio conquistato a suon di pagine a quadretti; quell'ora lì, quanto vale, quanto di più vale rispetto alle mille ore precedenti, affollate e spente di appunti assonnati?

E quel tuo passo sulla ghiaia brillante di tramonto, ritmato al battere della borsa sul fianco, quel tuo passo stanco e fiero, che, per una volta, guida - scompigliando le carte consuete - i tuoi occhi attraverso il parco, e il marciapiede, e l'asfalto, e si prende finalmente il suo spazio dopo una giornata sotto i piedi di un tavolo: quanto vale, quanto di più vale rispetto a mille altri passi in coppia, sugli stessi selciati e sulle stesse ghiaie, passi a quattro, attenti a non calpestarsi l'un l'altro e nel contempo a non allontanarsi troppo, tutti presi dal calcolo delle distanze eppure dimentichi di quel miracolo che è il fremito serale assordante delle cicale cittadine?

Quanto vale un bicchiere di acqua del tuo rubinetto?
Una cartolina con su scritto il tuo indirizzo?
Ritrovare la macchina nel parcheggio che hai lasciato assolato e ripercorri fresco e vuoto?
Quanto vale una riga di poesia sottolineata e copiata su ritagli di carta di contro a divine commedie intere ed intonse su volumi ben rilegati?

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