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domenica 8 settembre 2013

La montagna

Tempo di voltarmi un attimo verso il finestrino e mi sono imbattuta in me stessa che dicevo eppure in montagna si sta così bene, così pacifici, così. Sarebbe quasi da venirci ad abitare.

[Devo stare più attenta col fagotto delle frasi fatte; bisogna che mi guardi dal calpestare con noncuranza le pozzanghere dell'ovvietà. Se sono fuori dal vaporoso abitacolo di una parrucchiera e non sto in fila alla posta, questo genere di scivoloni nel ma sì occorre che impari a gettarmeli alle spalle. Anche se sono così confortevoli].

Non è del tutto vero, invece.

In montagna si sa così bene, così pacifici, così così fino all'esalazione del respiro successivo, finché non si trova un altro pallino di lampone incastrato tra i denti, mentre si gira la manovella del finestrino per abbassarlo, nella corsa fino al termine della salita. La montagna è bella finché.
La gioia che regala è tutta lì: sul bilico di una balaustra in picchiata sopra la valle; nel vento che cancella le superfici dei fili d'erba, sulla cima; nell'attimo prima del sonno stanco; nel primo assaggio di polenta e nell'ultimo sorso di birra prima del ruttino (ops). Poi basta: non serve l'auto per andare a fare la spesa ma la uso solo per questa volta, dalla prossima giuro che cammino, è anche così salutare; ci si conosce tutti e la Giuliana l'altro giorno l'ho vista entrare nella gelateria di fronte, e pensava pure che non me ne fossi accorto: stronzetta; tutto è a chilometri zero ma anche ad euro zero, fra un po', ché è già il decimo negozio che chiude in pochi mesi; senza turisti: un mortorio, coi turisti: un casino.

Non c'è niente da fare: la montagna è bellezza interstiziale. E' silenzio tra lampo e tuono, e per questo non acquieta chi ci vive, e per davvero.

La montagna, insomma, è una gran fregatura. Un po' come i monasteri buddisti, la Polinesia, i negozi di scarpe coi saldi e le piscine a bordo villa. E anche come la campagna. A me, per esempio, la campagna mi fa venir voglia, agitata, di vivere: mi mette anche sonno, sì, ma di quel sonno che ti dici quando mi sveglio rovescio il mondo da capo a piedi, datemi giusto cinque minuti (facciamo dieci, va) per riordinare le idee. A me la pace fa venir voglia di guerra, e di guerra giusta, di conquista vitale. La foschia domenicale fa venir voglia di comprare quaderni bianchi. I sentieri sassosi di comprare mobili. La sera di mattina.

Tutta una vita a tessere le lodi dello yoga, del silenzio, del boccone masticato: e allo stress, mi chiedo oggi, chi mai ha dedicato qualche risicata riga di elogio? Senza stress, forse che esisterebbe la montagna? Senza code, ikea, pubblicità e palestre cosa mai ci si riprometterebbe di rallentare, guardando il panorama dalla terrazza l'ultimo giorno di permanenza al rifugio?

Buon caos e buon rientro a tutti voi.

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