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venerdì 5 agosto 2016

Di pagliacci, fondamenta e sogni - una storia ittica (1)

C'era una volta, in un distretto della barriera corallina australiana, un piccolo ed agile pesce pagliaccio. Questa specie di pesce, resa ormai familiare al grande pubblico grazie ad un celebre lungometraggio a cartoni animati della Walt Disney, è così chiamata (oltre che, come tutti pensano su influenza del personaggio del cartone, per i colori sgargianti della sua pelle) come invece pochi sanno, per via di una particolare attitudine caratteriale che porta i suoi esemplari – e quello di cui vi parliamo oggi in particolare – a farsi riconoscere in gruppo per i propri e consueti atteggiamenti buffi, comici, simpatici: da pagliaccio, insomma.

Il pesce pagliaccio in questione, di cui – in parte – questa è la storia, era appunto particolarmente apprezzato dai gruppi di amici perché, quando c'era lui, la risata era garantita. Facce sceme, racconti strampalati, resoconti mimati, vocine: c'era sempre da stare allegri, in sua compagnia, ma a patto che – come tutti gli amici più intimi sapevano bene – per quella sera si cedessero esclusivamente a lui la scena ed il palcoscenico.
Perché questa è, tipicamente, l'altra faccia della medaglia del carattere gioviale del pesce pagliaccio, in tutti i suoi esemplari e in particolare nel nostro amico di oggi: sono un po' egocentrici, ecco tutto: amano essere “i primi violini” e, percentualmente, la maggior parte di loro, come mestiere, fanno gli attori (si spiega così la loro presenza massiccia nel casting della Walt Disney), i presentatori, i politici oppure gli insegnanti.

Il nostro pesce pagliaccio, che d'ora in avanti potremo chiamare S., aveva in dotazione, oltre ai pregi e difetti congeniti della sua specie, un piccolo e personalissimo sacchettino di qualità e di debolezze. In particolare, era molto dotato di fantasia ed estro creativo: ad ogni compleanno veniva sempre prescelto per la redazione di artistici biglietti regalo, per i matrimoni era un asso ad assemblare video, ideare trovate originali, addirittura a scrivere le preghiere dei pesci-fedeli, complice un remoto passato da pesce-scout. Faceva solo un po' (molto) fatica ad esprimere tutti quegli impulsi creativi sotto forma di semplici gesti e parole: si ingarbugliava con i baci, non gli uscivano i tivogliobene, non gli si inviavano i messaggi contenenti richieste di aiuto, non sapeva tenere la pinna di un altro pesce nella sua: gli scivolava sempre tra le scaglie.



S., comunque, per sua fortuna, aveva trovato un gruppetto di amici che gli voleva bene proprio così come era. Uno, in particolare, tutta questa sua goffaggine e freddezza di pesce pagliaccio alle prese coi i sentimenti non aveva mai dato prova di trovarla fastidiosa e neppure inconsueta. Si trattava di un pesce di un'altra specie molto diffusa negli ambienti corallini ma non altrettanto nota al pubblico, per la sua sostanziale assenza dai grandi schermi e dalle produzioni cinematografiche: stiamo parlando del pesce fondamenta. Questa specie ittica prende il nome, come nel caso della precedente, da un aspetto del carattere piuttosto ben condiviso dagli appartenenti ad essa: i pesci fondamenta, infatti, sono molto bravi a costruire le radici e le fondamenta delle cose.

Determinati, pazienti, pianificatori: sono loro che hanno contribuito in maniera maggiore alla creazione dell'habitat più adatto allo sviluppo della barriera corallina; sono loro ad essere chiamati sul posto dagli altri pesci per fornire un parere sulla possibile tenuta di una struttura in costruzione, sulla solidità dei princìpi sui cui si fonda, sulle probabilità di crollo o di crescita; sono loro, infine, a ricoprire i ruoli di maggiore affidabilità all'interno della società ittica nel suo complesso: giudici, magistrati, ingegneri, bancari.


Il nostro pesce fondamenta, lo capirete bene anche voi, anche nelle amicizie era abituato a sondare i terreni in profondità e a inserire al loro fondo più fondo sostegni e impianti: non si lasciava certo impressionare dalle volatili debolezze del suo amico pesce pagliaccio. A lui piaceva, al termine di una lunga giornata su e giù per la barriera a rispondere a chiamate interoceaniche, potersi accoccolare sul suo ben fondato divano ad ascoltare le simpatiche puttanate del suo amico; teneva meticolosamente una raccolta dei più bei biglietti di auguri che da lui aveva ricevuto e si era tanto abituato alla sua frizzante e prepotente esuberanza che gli aveva addirittura chiesto di essere il suo pesce-testimone-di-nozze.

(to be continued..)

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