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lunedì 2 marzo 2026

Mi ricordo

 Mi ricordo quando al liceo, tra amiche, di pomeriggio ci facevamo gli squilli. Più lo squillo era lungo, più voleva dire che l’altra ti voleva bene. Come distinguere uno squillo lunghissimo e pieno d’amore da una vera e propria telefonata? Mi ricordo che nessuna di noi si pose mai il problema.

Mi ricordo quando pensavo che se fossi riuscita a diventare una prof, nulla mi avrebbe mai più fatto incazzare: sarei stata sempre felice.  Mi ricordo che nelle ultime ventiquattr’ore ho maledetto: la sesta ora, la fotocopiatrice, e l’assenza di un’alunna. 

Mi ricordo dov’ero sdraiata quando ho letto le prime pagine di Guerra e pace.

Mi ricordo la prepotenza della primavera 2020.

Mi ricordo ogni mese di pagare la retta della materna. Però a volte no, e mi arriva la mora.

Mi ricordo Giochi senza frontiere, la sera, d’estate: l’Italia era azzurra, la Francia era blu. Mi ricordo che a volte mi confondevo.

Mi ricordo della prima volta in cui ho visto la mia amica Nuria: era bella come una regina, sul sedile dietro dell’auto di Marcello, il suo primo moroso, che riportava entrambe a casa dopo una sera in discoteca. Mi ricordo che era l’ultima domenica di ottobre: Marcello sosteneva, placido, che nessun genitore ci avrebbe sgridato perché, invece che le quattro di notte, erano ancora, semplicemente, le tre. 

Mi ricordo anche dell’ultima volta in cui l’ho vista: erano i primi di settembre, lei era bella come una regina e si augurava che la futura maestra di sua figlia fosse all’altezza di quella appena pensionata. “Chissà cosa ci capiterà!”: mi ricordo che sono state le sue ultime parole.

Mi ricordo che Nuria è morta il primo agosto di quello stesso anno, perché tutti eravamo al mare.

Mi ricordo, quasi ogni giorno, che non l’ho mai potuta salutare. 



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