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giovedì 17 marzo 2011

Italianismi

Tinni è molto, molto nordica. Non tanto per la sua posizione residenziale attuale, che va collocata nella centrale ed aperta Emilia, quanto piuttosto per le sue vere origini genealogiche, milanesi e bergamasche, che le hanno lasciato in eredità come marchio di fabbrica padano un carattere che per diversi aspetti farebbe invidia al più verace degli asburgici.
Tinni è viziosamente, maniacalmente, visceralmente puntuale, per fare un esempio. E odia chi arriva scientemente in ritardo (e sì, anche chi lo fa una sola volta nella vita). Odia il fatto che in molte città del sud l'autobus non abbia le tabelline con gli orari di arrivo, mal sopporta chi fa del ritardo un fiero stile di vita iscrivendosi per esempio a gruppi su facebook dai titoli stupidamente inneggianti, del tipo noi che quando diciamo "sto arrivando" siamo ancora sotto la doccia!!!! :)))). Non c'è nulla da ridere, lei trova.
Tinni pranza alle 12.10, tendenti alle 12.05. E non capisce cosa ci sia da ridere, visto che si alza presto e quindi per quell'ora ha già lo stomaco sul piede di battaglia pronto coi cannoni schierati. E, di conseguenza, Tinni cena intorno alle 19, quarto d'ora più quarto d'ora meno; e verso le 10.30 della sera si appresta a dormire. Tutto ciò non è "da nonni", è semplicemente, razionalmente, pulitamente, nordico. Perché, come diceva sempre il mio bergamaschissimo padre, "la notte è fatta per dormire e il giorno per vivere (leggesi anche lavorare)".
Ma a Tinni, comunque, lavorare piace: non riesce ad immaginare se stessa in casa a fare vacanza per più di due settimane l'anno. A Tinni piace arrivare sul posto di lavoro quando non c'è ancora nessuno e cominciare prestissimo; aprire le finestre per prima e respirare quell'aria intonsa che comunica quell'indicibile e propositiva  voglia di fare.
Tinni, inoltre, quando si trova in un luogo pubblico e ha con sé qualcosa da mangiare, raramente prova lo stimolo a donarne/offrirne un pezzo a chi le sta intorno, sia che siano essi conosciuti o estranei. E non è perché Tinni è egoista: no, è perché è nordica. Tinni non cucina che per se stessa; a Tinni piace essere autosufficiente.
Tinni non trova "bello", "allegro", "familiare" o boiate simili il fatto che, sulle scale del suo condominio, la gente si fermi a chiacchierare e sappia tutto di te, della tua famiglia, del tuo stato di salute e del nome del tuo animale domestico. Tinni saluta garbatamente tutti, ma vuole che la sua porta di casa si apra solo a chi dice lei, e non certo ai suoi vicini di casa. Tinni, per questo motivo, AMA le grandi città, dove nel tuo quartiere riconosci sì e no qualche viso ogni tanto, ma nessuno sa come ti chiami e, soprattutto, nessuno si chiede di chi sei figlio.
Tinni parla molto e ama la compagnia, ma le piace anche passare lunghe sere a casa da sola a parlare con se stessa (vd. post precedente). Quando saluta qualcuno di ben noto, Tinni, non dice "Ciao, Valè", oppure, "senti, Lucia", ripetendo sempre il nome della persona dopo averla apostrofata. Questa, ha scoperto in tanti anni di frequentazioni universitarie, è una cosa che al sud fanno con naturalezza; e Tinni la trova pure piacevole, da sentire, ma proprio non ce la fa, ad imitarla, è più forte di lei.
Tinni non bacia le persone quando le incontra: ma non è perché non vuole loro bene, assolutamente. E' perché le sembra una perdita di tempo, un groviglio mal organizzato, un rito svuotato di senso. Preferisce far loro un bel sorriso e lanciare una battuta che faccia ridere.
Tinni, inoltre, non sopporta i cibi piccanti: e quando lei dice "piccanti" intende comunque un sapore che per molti abitanti del sud è classificabile come "insipido". Tinni ama la nebbia, i tortellini alla panna e il formaggio grana.
Insomma, tra Tinni ed un ipotetico Rosario di Napoli, o una Maria di Trapani, di differenza ce ne passa.
Ho parlato per luoghi comuni, questo è ovvio, ma quel che resta vero è che, in Italia, oggi, le regioni di provenienza fanno effettivamente degli Italiani dei personaggi molto lontani tra loro. Abitudini, regole, idee, gusti: più di una volta, dopo che, grazie alla vita bolognese, sono venuta in contatto con miriadi di persone provenienti dal centro sud, mi sono trovata a chiedermi cosa unifichi davvero un pugliese e un valdostano, cosa faccia di me e di Rosario o di Maria dei membri della medesima comunità.
E dirlo non significa essere leghista: dirlo e riconoscerlo significa aver vissuto fianco a fianco con persone diverse, e aver visto direttamente come la storia e la geografia di ciascuno influenzino il suo modo di essere.
Però, nonostante tutto, qualcosa che va al di là, secondo Tinni, c'è.

Tinni e Rosario parlano la stessa lingua: e ciò significa che guardano gli stessi programmi alla televisione, e leggono - forse - qualche libro in comune. Entrambi ridono per le battute della Littizzetto, entrambi si sono incazzati con Marcello Lippi l'estate scorsa. Entrambi sanno chi è Roberto Saviano, ed entrambi hanno un proprio parere a proposito della sensatezza o meno dell'esistenza del Festival di Sanremo.
Rosario e Tinni sanno a memoria ciascuno almeno una canzone di Vasco Rossi o di Ligabue. Sanno che quando la squadra di calcio della loro città gioca in casa, nei dintorni dello stadio con la macchina è meglio non passare.
Sia Tinni che Rosario hanno sputato sangue sulle parafrasi di Dante, a scuola, e si sono cacati sotto per la terza prova dell'esame di maturità. Hanno entrambi fatto una gita di classe l'ultimo anno di scuola, magari nella stessa città europea, e hanno di sicuro, a tal proposito, molti ricordi comuni.
Ehi sì, perché sia Tinni che Rosario, all'estero, si riconoscerebbero tra milioni di stranieri. Tinni e Rosario, quando vanno in un paese europeo un po' più freddo del loro, li individui subito, perché portano un cappotto che è almeno di di due 'livelli' più pesante e imbottito di quelli che portano gli autoctoni. Entrambi, in un autobus o in una metro, parlano ad un paio di decibel sopra la norma tacitamente consentita dai residenti. Entrambi, se rimangono in un paese estero per più di due settimane, ingrassano automaticamente di due chili.
Entrambi sanno che il cibo italiano è il migliore del mondo, ed entrambi fanno la stessa faccia quando viene loro descritto che cosa un americano mette sopra alla propria pizza.
Tinni e Rosario pronunciano tutti e due con una ingenua spensieratezza, Siattol per indicare la città americana,
Emergiensi per la nota impresa umanitaria, e, se sono in un paese francofono, si divertono a leggere i cartelli sillabando ogni suono che è scritto ("tirez, poussez, sciatelet").
Nella loro famiglia c'è almeno un nonno che ha fatto la campagna di Russia e almeno una nonna che si ricorda di quando gli Americani sono arrivati e hanno portato le calze velate.
Sia Tinni che Rosario sanno che è obbligatorio vestire il giubbottino catarifrangente quando si va in bici di notte fuori dai centri abitati, e che la striscia continua è "come un muro invalicabile", ma dubito che sia Tinni che Rosario abbiano sempre rispettato suddette norme.

Tinni e Rosario, oggi ,sono a casa dal lavoro per lo stesso motivo. Secondo me, in fondo, si sentono entrambi italiani.
Buon compleanno a tutti.

8 commenti:

  1. Bel post, mi piace assai.
    Però panzare alle 12 e cenare alle 19 fa veramente molto ridere.

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  2. A parte il peperoncino, Tinni potrei essere anch'io :-)

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  3. Io non mi sono mai arrabbiata con Lippi perchè disprezzo il calcio e trovo imbarazzante la ritualità creatasi attorno alle partite, mi alzo alle 10 e vado a letto alle 3 (e conseguentemente i pasti si adeguano), mi vergognavo a dire "sciatlé" a Parigi e a chiedere informazioni a Londra a causa della mia pessima (e terribilmente emiliana) pronuncia e il più delle volte ero l'italiana all'estero più muta del mondo... e pur vergognandomi così spesso del posto in cui vivo e dei miei compaesani, a me la nostra unità in fondo piace proprio!

    (e anche il mio snobismo è terribilmente italico)

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  4. Cara Tinni, anche io mangio alle 12 e alle 7 (quando posso), e anche io sono nordica.
    COSA C'E' DA RIDERE SCORFANO??? :-)))
    Il tuo post mi è piaciuto molto e lo condivido in pieno
    aliceland

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  5. Questo post è bellissimo, Tinni. Ho riso tanto nella prima parte e mi sono quasi commossa nella seconda.

    Anche io - lo devo ammettere - odio la disorganizzazione e il ritardo compiaciuto: lo odio, perché arrivo sempre in anticipo, accidenti!

    Odio la gente che s'impiccia dei fatti tuoi e che arriva al lavoro con 2h di ritardo.

    Odio dover giustificarmi se non vengo a una festa: magari è semplicemente perché la sera sto bene in pigiama e non perché non ti voglio bene.

    Però amo la cucina del sud, amo i baci, le coccole e il calore, amo il mare della Puglia, della Calabria, della Sicilia, amo Napoli e il suo casino un po' superstizioso con tutta me stessa.

    Forse sono una Padana con qualche rimembranza meridionale.

    Una cosa so, tuttavia: l'Italia non è solo il paese in cui sono nata, ma è il paese in cui scelgo quotidianamente e consapevolmente di vivere.

    E se mai un giorno dovrò espatriare, sarà forse più per necessità che per reale volontà.

    W l'Italia, sempre e comunque.


    Una nordista che ama follemente la gente del Sud, una cristianista che ha amici solo atei, Emma

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  6. Vi amo tutti (tranne lo scorfano che pur essendo del nord continua a quanto pare a perpetuare PESSIME abitudini ed orari alimentari).

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  7. Bel post!
    che però mi fa sentire meno padana di Tinni...
    perché i tortellini li preferisco in brodo, mi sono purtroppo abituata a mangiare sempre a tutte le ore (anche se non credo mi faccia bene) e amo baciare tutti sulle guance (due o tre volte, mi piace cambiare). In compenso non conosco una canzone di Vasco a memoria e non saprei riconoscere un Marcello Lippi da un qualsiasi altro volto semi-noto! Che sia la Romagna?
    Un italiano all'estero, poi, per lo più lo riconosco con l'intento di evitarlo.
    Forse lo facciamo in molti, ma quando poi capita di palesarsi italiani con gli italiani che hai incontrato sulla tua stessa strada (tipo Tinni insomma), allora ci si riconosce... non credo che sia patriottismo, ma una certa corrispondenza di fini, di mezzi, di strumenti, di idiosincrasie... Forse all'estero è più facile riconoscersi.

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