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martedì 19 aprile 2011

Sarò imparziale.

Sarò imparziale: vi racconterò quello che sta succedendo qui all'Ecole Normale Superieure (per gli amici ens, meglio ancora se pronunciato proprio ens, e non e-en-es, che fa così bo-bo...la prossima volta vi spiego anche questo che vuol dire ma adesso non ho tempo per eccessive divagazioni); mi piacerebbe infatti avere un riscontro da voi, o anche semplicemente che si sapesse come vanno le cose in un paese che se geograficamente è ad uno sputo da noi, da molti punti di vista è lontano anni luce. Cercherò - lo ripeto - di informarvi nel modo più imparziale possibile.

Quando sono tornata qui, due settimane fa, ho trovato la mensa chiusa e sbarrata: poiché nel cortile è pieno di operai che stanno facendo dei lavori di ristrutturazione, il mio primo pensiero è stato che anche nei locali di suddetta mensa si stessero attuando simili pratiche di imbiancatura e simili.

Nel contempo, però, ho trovato anche, appesi fuori dalla finestra della facciata dell'edificio principale, striscioni cartelli lenzuoli carta igienica e quant'altro a testimonianza di una protesta non meglio identificata (come sempre in questi casi accade, il vento sposta i lembi dei cartelli e dei lenzuoli impedendo che si capisca il messaggio che contengono, o meglio se ne capiscono solo brandelli) contro la direzione e a favore di più posti fissi.

Incontrando una signora che bazzica da più tempo di me in questo ambiente, mi sono pertanto informata sui motivi e soprattutto sui protagonisti di una simile protesta, e la sua risposta è stata che il personale dell'ENS (mi raccomando pronunciatelo per bene) si lamentava della precarietà dei contratti. Benvenuti nel club dei ricercatori precari ! - mi sono detta io indirizzandomi mentalmente ai compagni di lotta.
La mensa, però, continuava a restare chiusa.

Ebbene, è stato solo dopo una settimana che, grazie a numerosi articoli di giornale fotocopiati e incollati nei posti più impensati per divulgare la notizia che si parlava di loro anche nel grande mondo della Realtà, ho capito davvero come stavano le cose. Dunque: i dipendenti della MENSA della Normale (mensa che serve un bacino di persone vastissimo, dai dipendenti, agli studenti, ai visitatori come me, agli abitanti del quartiere... mensa che è anche caffetteria ed è anche civile luogo dove sedersi, al coperto, per mangiare un panino portato da casa) sono in SCIOPERO da 100 giorni (scusate, lo scrivo per esteso: cento giorni), perché i loro contratti sono a tempo DETERMINATO e non indeterminato. Da UN MESE, in aggiunta a ciò, gli studenti che sostengono questa protesta hanno occupato tutti gli uffici della direzione e della segreteria della Normale, barricandosi dietro scrivanie e sacchi a pelo.

Risultato: per ora nessuno, se non che non si mangia più ma che si possono sostenere i "Grevisti" (= coloro che fanno la grève, lo sciopero) acquistando rancidi panini venduti sulle scale della biblioteca e nutrirsi con essi (su che cosa mangio io, cf. qui).

Ecco. Tutto qui: finora ho cercato di essere imparziale, ma lasciatemi esprimere un amaro commento in fine pagina.
Bravi Francesi, occhei, che combattete per una dignità che noi da tempo abbiamo dimenticato, che non vi lasciate mettere i piedi in testa, che portate avanti le cose con determinazione... occhei...però il retrogusto cattivo che mi resta in bocca nel vedere il contrasto stridente tra chi attua l'occupazione - giovani virgulti di una scuola di eccellenza, avviati ai migliori impieghi di Francia, destinati a diventare la crème intellettuale e politica, figli di ottime famiglie, radical chic vestiti per finta in modo sciatto - e la dura, imperterrita, realtà delle cose e del lavoro precario, specie all'interno di strutture come le mense, in mano ormai tutte ad agenzie interinali, ecco, quel retrogusto, non me lo leva nessuno.

4 commenti:

  1. I francesi hanno lo "sciopero facile", e spesso lo "sciopero a oltranza": ci mettono molta serietà e impegno, molto più di noi che prendiamo spesso lo sciopero come un'occasione per una scampagnata di un giorno due. O almeno, così lo percepiscono, ad esempio, molti studenti della scuola pubblica, che sono adolescenti - è vero - ma hanno l'età per cominciare a porsi il problema del perché le cose al mondo vanno così.

    Quanto al problema che tu sollevi, quello del retrogusto, credo di capire cosa intendi: è vero, i normaliens radical chic figli di papà non ci perdono nulla, a scioperare. Però almeno un po' si sbattono, danno visibilità alla questione, e danno anche dignità al lavoro delle persone che ogni giorno gli fan trovare un pasto caldo. Insomma, i nostri studenti universitari si mobiliterebbero per supportare le manifestazioni del personale delle pulizie?

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  2. Cara Ipa,
    come sempre, anche tu hai ragione. E' solo che, personalmente, sarà perché appunto sono cresciuta in un paese dove la maggioranza degli scioperi sono farse e/o pretesti per vacanze (perlomeno da quando ho la coscienza civica e politica per giudicare, non so prima), ma già a me lo sciopero sta un po' sulle pelotas, perché chi ci rimette è sempre chi non centra niente con la questione, quindi sti scioperi ad oltranza, a maggior ragione, non riesco a vederli nella giusta prospettiva, rimango sempre perplessa. Ma probabilmente è colpa mia.

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  3. Torno giusto da un giro a Parigi in Vélib (+1 stima ai francesi per i percorsi ciclabili), ospite da un amico della Sorbonne, non ENS. E così, tra una chiacchera e l'altra, scopro che certi anni gli studenti non vanno a lezione per circa sei mesi, che quasi sempre c'è uno sciopero per qualcosa e sciopero = occupazione di massa, si dorme tutti all'università.
    Ecco, non vorrei biasimarli, però a me queste cose suonano un po' fancazziste. Io all'università pago e voglio che mi istruiscano, non voglio starmene sei mesi a girarmi i pollici. In fondo, non danneggi nessuno se non te stesso. Mi sembra che le scuole francesi (e parlo così, a naso, tu ovviamente potrai smentirmi) non abbiano fatto molti passi avanti dal 68, con tutti quei "25 politico" e portiamo a casa il risultato. Non credo formi molto il carattere, ecco.
    Saluti!

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  4. Gentile Solecontro,
    grazie davvero per il tuo intervento che rispecchia in grandissima parte il mio pensiero in materia di scioperi studenteschi. Già tollero a fatica quelli dei trasporti o di altri settori che finiscono per danneggiare solo i poveri cristi, ma non parliamo poi di quelli degli studenti, che, scioperando, perdono solo una buona occasione per imparare e per crescere. A parte questo, però, VIVA IL VELIB (e la Francia) tutta la vita!!!

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