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martedì 29 novembre 2011

Bottigliette e porta bottigliette

Ci sono giornate come quando credevi di aver trovato il pezzo di puzzle giusto che si incastra lì e invece no. Ci sono giornate come quando il gatto si allunga per prendere il tappo di sughero attaccato al filo che penzola, e crede che basti un piccolissimo sforzo, una mossa impercettibile della zampetta e invece no, quello stronzo del suo padrone che sta al capo del filo zac! lo sposta giusto un poco più in alto anche solo per il gusto di vedere il gatto riprovare.
Ci sono giornate come questa.

Giornate in cui lo sai, che basterebbe giusto un passo all'indietro, una zoomata della tua telecamera dell'anima sul fuori campo, una messa a fuoco differente, per accorgersi che sono tutte cazzate (sì, stasera mi sento incline ad un moderato ma sano turpiloquio), quelle per cui ti affliggi, quelle su cui inciampi. Il traffico imprevisto sulla strada di prima mattina, i due tipi che non smettono un secondo di ridere, in biblioteca, la burocrazia difficile per una richiesta facile, il cd che non trovi più, e le ore di ripetizioni a spiegare il participio latino per la quindicesima volta in due mesi, i quiz del tfa, le mamme ansiose, gli appuntamenti che non si incastrano, chi deve rispondere al telefono che non si trova, chi non dovrebbe farsi trovare che ti importuna, e ancora i sorrisi a cena, le domande sempre uguali, e finalmente arriva sera.

E ti ricordi di quando, da piccola, quei due pezzi del puzzle che sembravano perfetti l'uno per l'altro e poi invece non lo erano, tu ti divertivi a infilarli insieme a forza; spingevi e spingevi sui bordi fino ad eliderne una parte e allora esclamavi con un trionfo che sapeva di sconfitta ecco, ho trovato.

Ecco, ho trovato - avrei voluto dire a questa giornata; avrei voluto dire fanculo invece di scusa il disturbo; certo che potevi anche rispondere invece di non preoccuparti fa lo stesso; siete un branco di incompetenti invece di occhei grazie lo stesso; oggi ci dipingiamo le unghie a vicenda invece che il participio si chiama così perché partecipa di due nature.

E, soprattutto, mentre me ne tornavo mesta a casa e il cd improvvisamente mi sputava fuori da chissà quale passato questa canzone che sembrava incollarsi alla mia pelle come un vestito a pennello ma così a pennello che quasi mi venivano le lacrime, avrei semplicemente voluto fermarmi ad un angolo della strada anche solo con le quattro frecce, prendere il cellulare e chiamare un numero, ma non un numero qualsiasi, ma un Numero con la lettera maiuscola, solo per fargli sentire la canzone sparata a palla dallo stereo e sentirmi dire ciao Tinni, anzi ciao Sofia, ecco l'ho detto, uffa.
Che poi non è quello che vorrebbero tutti, di avere un Numero con la enne maiuscola vicino al quale stringersi e farsi piccoli piccoli per un attimo tra un non si preoccupi sua figlia recupererà senza dubbio il sue due in latino e un clacson in rotatoria, voglio dire è chiedere qualcosa di assurdo?

Ma non avevo nessun Numero da chiamare stasera, solo sms fastidiosi da ricevere e chiamate di lavoro da fare.

Poi sono arrivata a casa e ho preso in mano la bottiglietta d'acqua piccola che fino a quel momento aveva ondeggiato fastidiosamente da una parte all'altra del sedile a fianco del mio e, abbassando lo sguardo di poco, mi sono accorta che, per una coincidenza che forse coincidenza non è, la circonferenza della bottiglietta entrava alla perfezione dentro ad uno spazio rotondo sotto al cambio che fino ad oggi io avevo sempre usato come pattumiera o porta chiavi e che invece, a sto punto, deve proprio essere stato pensato come porta bottigliette. Sicché ho infilato la bottiglia nell'apposito porta bottiglia e non avrebbe più ondeggiato fastidiosamente e mi sono detta uao. E' pure comoda da prendere al volo, da qui, se ho sete mentre guido.


E sono rientrata a casa.

Ecco, e adesso mi viene da pensare che la forza che mi resta in corpo, dopo una brutta giornata, per sedermi a questa scrivania, con le luci della camera spente e solo lo schermo illuminato, quella forza e quella voglia di srotolare le cose che non sono andate bene e di trovare le parole adatte per ciascuna, di cucire addosso a tutte loro un vestito a pennello, di riassaporarle rileggendole e di trovarle belle anche se sono ricordi fastidiosi, ecco, questa forza e questa soddisfazione spossante sono come infilare la bottiglietta nel porta bottigliette scoprendo che è fatto e pensato apposta.

3 commenti:

  1. guarda, nel portabottigliette ci puoi mettere anche un bicchiere abbastanza pieno (non troppo, eh!) che rimane li, pronto e senza rovesciarsi. non aggiusterà la giornata, però un pochino aiuta

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  2. Evviva la filosofia del "ma un pochino aiuta", mi viene da dire. Grazie ;)

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  3. Ciao, Sofia :-)
    Però guarda che secondo me i gatti si divertono a fare quel gioco lì.

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