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mercoledì 21 dicembre 2011

Retrobottega

L'altra sera era domenica ed erano le ventidue, e, come tutte le domeniche sere alle ventidue degli ultimi quattro mesi, stavo pulendo i pannelli dei frigoriferi della cucina della pizzeria da asporto dove lavoro.

Stavo pulendo senza lasciare aloni, come mi hanno insegnato fin dai primi giorni, ed è entrato in pizzeria un amico di un mio collega. E' entrato anche se la pizzeria era formalmente chiusa, perché doveva dare qualcosa al suo amico e poi andare via subito.
In verità è rimasto lì a chiacchierare con il mio collega suo amico ed altri ancora per un po', e gli spazi di silenzio tra quello che diceva lui e quello che rispondevano i miei colleghi si facevano sempre più lunghi e sempre più riempiti dai gesti di chi pulisce riordina lava e spazza una pizzeria ormai chiusa, e così dopo qualche minuto il ragazzo ha detto dai vi lascio che non voglio disturbare e ha aperto la porta ed è uscito.
E mentre usciva aveva una smorfia che era insieme di disappunto e anche un po' di invidia, era rimpianto e delusione, era fastidio e insieme desiderio. Una smorfia che appena l'ho vista mi ci sono subito riconosciuta perché doveva essere proprio la stessa di un paio di volte che sono andata io a trovare un'amica che lavora in un locale e avevo tanta voglia di abbracciarla e chiacchierare e dirle che le volevo bene e invece lei stava armeggiando nel locale già chiuso e intorno a lei altre persone volteggiavano sicure nel loro spazio naturale con scope asciugamani bicchieri e bottiglie e io ho provato proprio quello che ho visto nello sguardo del tizio, domenica sera.

Non so se vi sia mai capitato di entrare in un negozio già chiuso, in un supermercato con le serrande abbassate, in un ristorante dopo la mezzanotte. C'è un colore diverso dal solito; le persone che ci sono dentro hanno facce differenti: sono stanche, sì, provate, c'è una luce più vera che tradisce occhiaie e mal di schiena, dissapori ed inconvenienti, eppure nei loro sguardi c'è anche una fierezza che non saprei descrivere con altri aggettivi che non siano bella.
C'è una bella fierezza nei loro occhi che tu non puoi far altro che entrare in punta di piedi per non rovinare il pavimento appena lavato; c'è una bella fierezza che non è presuntuosa e neppure cattiva: nasce dalla semplice constatazione che esiste una linea dietro alla quale il territorio è loro, è conquistato, sudato, pulito da loro. Puoi oltrepassarla fisicamente, quella linea, beninteso, ma per quanto tu possa startene lì dentro al negozio o al ristorante e tu possa buttare nell'aria qualche domanda curiosa rigirandoti le mani in mano, la linea vera non la sorpasserai mai. C'è una bella fierezza che sa di guadagno, che tintinna nelle tasche, che è concreta ed insieme inafferrabile.

E soprattutto una bella fierezza che è bella proprio perché è inconsapevole; perché la vede chi entra nel negozio, e non chi lavora lì e sta pensando che palle è domenica c'è da fare pure la friggitrice o chissà se mi ha telefonato Giuseppe poi mentre il titolare non guarda magari do un occhio al cellulare. E infatti anche io me l'ero dimenticata, una volta passata dall'altra parte; se non fosse stato per quel tizio insignificante venuto a rompere le palle dopo la chiusura, l'avrei rimossa ancora per chissà quanto tempo.
E invece è tornata a galla. E ne sono felice: perché per un attimo, domenica sera, ho accantonato il pensiero della friggitrice e degli aloni sui frigo per sentirmi un poco più speciale. 

Ma non solo per questo motivo; ne sono felice anche e soprattutto perché mi ha fatto pensare che, nella vita vera, in quella di tutti i giorni e di tutte le sere in compagnia degli amici o dei conoscenti o dei passanti, sarebbe bello imparare a tracciare una linea invisibile che separa un retrobottega tutto nostro nel quale ritirarsi a pulire a fine serata. Sarebbe bello recintare un cucinotto dove nessuno vede ciò che si prepara e si bolle e si frigge, anche se poi viene servito al pubblico con grande riverenza e cura. Sarebbe bello saper mettere un cartello pavimento appena lavato per far camminare gli altri con un'attenzione tutta ovattata. Sarebbe bello - e uso il condizionale perché è seriamente una delle cose per me più difficili al mondo - ; bello e faticoso, certo, come è faticoso tagliare i pomodorini in tutta fretta o preparare la salsiccia mettendo le mani nel freddo tagliente dell'impasto, però anche bello e fiero.

Chiudo bottega, cari amici; sono le dieci passate e devo ancora lucidare l'impastatrice.

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