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martedì 21 febbraio 2012

Alfa e omega

Oggi sono tornata in un luogo dove ho passato la maggior parte delle ore delle mie giornate per all'incirca fatemi pensare beh per all'incirca quattro se non cinque anni della mia più recente vita.
Sono tornata in questo luogo ed è probabile che sarà - e questa volta per davvero - una delle ultime se non proprio l'ultimissima volta che ci vengo, se non altro per studiare, perché tra pochi giorni stampo la mia tesi di dottorato e tanti saluti a tutti, apriamo un nuovo libro.

Forse per coincidenza, forse per casualità, o forse per qualcosa d'altro a cui non ho né tempo e né voglia di dare un nome, oggi sono tornata in questo benedetto luogo e all'improvviso non c'erano più volti noti. Mancavano le amiche in dirittura di consegna come me; mancavano i coetanei e pure quelli un po' più piccini che incontrare i loro sguardi a metà ammirati e a metà curiosi era sempre un piacere; mancavano i miei Professori; mancavano i portinai; mancava l'etichetta con il mio nome sullo scaffale dove era consentito lasciare i libri in consultazione; mancavano volti che hanno riempito la mia vita per un lungo, lunghissimo tratto di strada; mancava tutto, o quasi.

E al posto di tutto questo (anche se il sorriso di un'amica sono riuscita ad incrociarlo lo stesso, e lo scrivo per dovere di cronaca e anche perché se malauguratamente - per lei! - dovesse capitare di qua non vorrei che ci restasse male, povera cara), al posto di questo buco incredibile, oplà, tutto ad un tratto c'erano visi nuovi con ciuffi lunghi di capelli che cadevano sul librone di storia greca, e nuove amicizie da una parte all'altra del tavolo, e nuovi computer portatili con nuove tesi e nuove dita che battono febbrilmente e poi passando da dietro per caso ti accorgi che stanno sulla chat di feisbuk. C'erano nuove regole, nuovi cartelli e nuovi tavoli. Oplà.


E, forse proprio per tutta questa spaesante novità, le cose che rimanevano incrollabilmente uguali - quelle che non dipendono dalle persone singole ma dall'anima dei luoghi - come la sensazione di viscido di un giovane che cammina dietro ad un vecchio cercando di carpire un'attenzione distratta, o la rabbia polverosa di trovare che i libri che vuoi stanno sempre sullo scaffale più alto, o il caldo stantio che solo i volumi vecchi sanno trasmettere, tutte quelle cose lì, che per tanti anni hanno rappresentato una distesa di normalità sotto i passi dei miei scarponcini da elfo, ecco che oggi mi sono sembrate, tutte, ovattate e lontane, fastidiosamente pigiate dentro una valigia già troppo piena e che comunque va chiusa perché altrimenti il treno parte, smorzate come la musica dentro un'auto in coda al semaforo: in una parola, finite.

E subito la tentazione è quella di dire che le cose non sono più come una volta, che tutto si è deteriorato e che tra queste mura non c'è più la passione di un tempo, che nessuno ci crede più, che gli studenti sono peggiori e i soldi sempre meno e i bidelli più fannulloni e la muffa più ostinata. Addirittura ti viene voglia di pensare che è anche un po' senza di te che le cose sono andate a scatafascio; che sei loro mancata e che hai lasciato un vuoto che nessuno più potrà colmare.

Ma per fortuna è solo un attimo. Per fortuna, mentre mi frego gli occhi che le lenti con tutta questa polvere si appiccicano sempre un po', ricaccio indietro quel pensiero e apro la porta ad un altro, molto più vero.

Perché la Vita, quella con la lettera maiuscola, quando sente odore di cambiamenti, di primavere e di semine, ti prende per mano e alza la tenda davanti a quel muro e tu, che non te n'eri mai nemmeno accorto, che ci fosse qualcosa lì dietro, all'improvviso scopri che la parete nascosta è piena di muffa e percepisci quell'odore con tutta la sua potenza e ti volti indietro stordito e vai fuori a respirare finalmente un po' di aria buona.

Così fa la Vita. Poi, quella tenda lì, la Vita la rammenda, la rassetta e la porta in lavanderia e quando la rimette su, al suo posto, di nuovo l'effetto è lindo e semplice e la luce ribatte sui colori del tessuto rendendo la stanza dolce e accogliente.

Solo che tu, ormai, ti sei già chiuso la porta alle spalle. E il cielo, fuori, è azzurro.

5 commenti:

  1. "Perché la Vita..."

    Tinni, mi hai fatto commuovere. Sei bravissima.

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  2. ma sei tu che mi fai commuovere con questa affermazione...grazie, davvero. Siete tutti un balsamo incredibile, voi lettori.

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  3. Lascia stare che io ho appena messo in vendita la casupola in su la collina in cui sono nato e cresciuto, edificata nientepocodimenoché dal bisnonno di mio padre e che, quindi, quando dico che è mia significa che è veramente MIA. Certo le case non si vendono da un giorno all'altro. Nel senso, volendo potrei tornarci ancora qualche volta prima dell'ultima volta. Però non ci voglio tornare, no, queste cose che "è l'ultima volta" mi prendono davvero troppo male. :S

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  4. Si, Benza, in effetti io ho un po' una malattia da "ultima volta", diciamo che ci provo un certo gusto nel rimestare questo genere di sensazioni melanconiche. Ma a te, consiglio di non entrarci più: sono sicura che sarà sempre più bella nel tuo ricordo. :)
    Per la tua futura consorte Noisette: grazie, è andata! Ora manca solo la discussione.

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