A proposito di:

interculturalità - scuola - letture - frivolezze - risparmio - letteratura greca - creatività - viaggi - giardinaggio .. e bizzarrie varie.

martedì 7 febbraio 2012

A testa alta

Per tanto tempo ho amato camminare a testa bassa, per le strade del mio paese e poi sempre, anche altrove. Per tanto tempo mi sono detta che mi piaceva camminare a testa bassa - per poi alzarla quando non passava nessuno e respirarmi a pieni polmoni il panorama, tutta sola - e che non gradivo che il paese si facesse gli affari miei. Per tanto tempo ho pensato, comunque, che nessuno mi avrebbe salutato ma solo guardato di traverso, e allora ho perseverato in questo trucco della testa bassa e via andare. Per tanto tempo, tra l'altro, ho camminato spesso senza occhiali né lenti a contatto (mi pare di averlo spiegato qui, il perché) e mi sono abituata, anche quando la testa, per brevi momenti, la alzavo, ad osservare i volti intorno a me come un tutto indistinto.

Per tutto quel tempo ho vissuto come un'ospite in casa d'altri e, appena ho potuto, sono scappata in un posto dove tutti erano ospiti e nessuno padrone di casa. E ci ho vissuto bene per quasi tre anni.

E poi, un giorno, il principale della pizzeria, con quel modo tutto suo di dire le cose serie a mezza bocca, con un sorriso sornione ma la freccia che colpisce esattamente dove ti fa più male, tra un contenitore da asciugare e un coperchio da mozza(rella), mi ha squadrato e mi ha detto tu non guardi mai le persone negli occhi, quando parlano.

E, accidenti a lui, aveva ragione.

Perché è successo che ho camminato a testa bassa per così tanto tempo che ad un certo punto mi sono accorta che, la testa, anche quando ero ferma, anche quando ero sicura che mi avrebbero salutato, anche quando tutto era semplice e vicino, quella dannata testa avevo paura a tirarla su.

E allora - e badate bene che lo sforzo è stato faticosissimo e lacerante, specie con chi ha gli occhi blu e vallo tu a capire, il perché - lentamente, centimetro dopo centimetro, ho spostato il mento in avanti e con un soffio apparentemente noncurante sulla frangetta ho spalancato gli occhi e mi sono buttata dentro a quelli di chi mi stava di fronte. Oplà.

E d'improvviso è stato come gettarsi in mare senza gradualità il primo giorno d'estate, quando corri e parti da lontano e arriva un momento, quando l'acqua ti è sotto la pancia, in cui sei lì lì per fermarti e tornare indietro e allora sono solo gli Altri che ti convincono a continuare, perché se lo fanno loro lo fai anche tu, e sarete un centimetro più vicini, un centimetro più uniti. E' stato come il secondo prima di scendere con il bob, a ventisette anni suonati, dalla collina innevata da cui ti sei buttato mille volte da bambino, quel secondo in cui tutto ti sembra più pericoloso ed inutile e fuori posto ma hai anche una dannata voglia di mandare a quel paese ogni regola ed ogni abitudine e allora fai un respiro il più profondo possibile e dici vai, si parte.

Guardare negli occhi il mio principale, quella sera tra un contenitore da asciugare e mi passi un coperchio da mozza per favore grazie? è stato proprio così e soprattutto come quando quei minuti lì li hai passati e sei già in mezzo al mare gelido o in fondo alla discesa tutto bagnato e ti guardi e non riesci a smettere di sorridere e dici ne valeva la pena, dai.
E' stato bello ed emozionante e mi sono accorta per la prima volta che il mio principale ha gli occhi azzurri, dei grandissimi occhi azzurri, ed è allora che mi sono ripromessa che ci avrei provato più spesso.

E così è iniziato il viaggio di Tinni alla scoperta degli sguardi degli Altri. Alla scoperta di quelli che sembrano non aspettare altro che tu prenda contatto con loro, di quelli che ti gettano un ponte non appena ti avvicini, così come di quelli sfuggenti e pensierosi che mi ricordano la Tinni di un tempo. Alla scoperta delle infinite sfumature di colore, delle striature marroni in mezzo ad un mare di verde, del nero impenetrabile, dell'azzurro tagliente. Alla scoperta dei dettagli, dei segni, delle rughe e delle occhiaie. Alla scoperta del calore e della paura.

Ma la cosa più incredibile di tutto questo viaggio, iniziato con un coperchio da mozza in mano sì arrivo non entrare che è bagnato per terra , è stata scoprire che, contrariamente a quanto avevo sempre immaginato, a rischiare si vince. A buttarsi in mare senza immergersi pezzo dopo pezzo, a chiudere gli occhi e lasciarsi cadere con il bob da una collina ripida e ghiacciata, a lanciarsi dentro lo sguardo dell'Altro si fa fatica, ma poi si vince. Si vince perché si gioca a carte scoperte, si vince perché ad essere fradici ed infreddoliti si è in due, si vince perché si è entrambi senz'armi, e allora non resta altro che stringersi la mano.


Dunque, stavo dicendo, l'altra mattina ero a bordo della panda e come sempre me ne andavo nuvolosa in biblioteca e mi sono fermata allo stop poco dopo casa mia - uno stop che una volta non c'era manco da rallentare, ché tanto non passava mai anima viva, e invece ora nei periodi di punta ti capita addirittura di dover aspettare uno o due minuti - e mentre attendevo che la macchina nel senso opposto svoltasse giù per via Leopardi ho pensato chissà chi c'è, a bordo, e ho alzato impercettibilmente la traiettoria dello sguardo e oplà ci ho trovato dentro un mio vicino di casa.

E la mia mano, quel saluto veloce che si scambiano gli automobilisti e i conducenti di bus e i camionisti quando si incrociano, quel gesto scanzonato che si accompagna ad una levata di sopracciglia e ad un cenno della testa in obliquo, non pensava proprio di saperlo fare.
E invece non solo lo ha fatto, ma lo ha anche ricevuto.

2 commenti:

  1. "tu non guardi mai le persone negli occhi, quando parlano... e badate bene che lo sforzo è stato faticosissimo e lacerante, specie con chi ha gli occhi blu e vallo tu a capire, il perché"

    Io soffrivo della stessa "nevrosi" da bambino: fissavo le bocche per capire le espressioni.

    E indovina un po' di che colore sono gli occhi di mia madre? :^)

    RispondiElimina
  2. tinni cara...il guaio è che forse ci sono state persone che non volevano tu alzassi quello sguardo...ti assicuro che chiunque abbia la possibilità di conoscerti dal vivo vorrebbe poterti sentire parlare e guardarti negli occhi...perchè, sembrerò banale...gli occhi sono lo specchio dell'anima..e la tua è proprio bella...

    RispondiElimina