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lunedì 5 marzo 2012

Il mio copione

L'osservazione antropologica degli immediati dintorni è una delle occupazioni predilette di Tinni, quando se ne sta in coda al semaforo; e non ha fatto eccezione, in questa mattina di sole, ferma in mezzo al rosso rassicurante della sua panda, al semaforo di Cà di Sola, lo stesso che - un tempo immemorabilmente denso fa - le aveva ispirato questo.

Stamattina, al semaforo di Cà di Sola, attraversavano la strada una madre e una figlia di dieci anni o poco meno, e la madre aveva le braccia ingombre di borse della spesa deformate dal troppo peso, di chiavi di casa, di sciarpe scivolate via dal collo che finalmente è primavera; la madre aveva i capelli un po' unti di chi da tempo non si permette più il sabato mattina dalla parrucchiera, e le occhiaie e i vestiti disattenti di una donna di casa; mentre la figlia, la figlia di dieci anni o poco meno che la teneva per mano, sgambettava in un paio di pantaloni di cotone colorato che rimbalzavano intorno a due agili stecchini di gambe, e aveva le scarpe da ginnastica un po' più grandi del suo numero - ché tanto tra un mese già avrai almeno il trentaquattro e mezzo - già macchiate di erba e di sabbia, e lunghi capelli biondi sciolti come le principesse, e la mamma li vuole sempre legare quando vado a scuola ma oggi è sabato e finalmente li posso sentire con fierezza ondeggiare dietro alle spalle, da femmina. Madre e figlia attraversavano alle strisce pedonali di Cà di Sola e pareva di vedere un cane ansioso tirare il guinzaglio dopo una lunga notte di reclusione: la figlia trascinava la madre, e dietro di lei le borse della spesa deformate e le chiavi e la sciarpa che lasciava la scia tanto ormai è primavera, e solcava la strada con passo sicuro di chi ha in mente tutto, e rideva e gli occhi di bambina brillavano al timido sole e continuava fedele a tirare quella mano, energica, vitale. E la madre, arrancante, aveva la fronte aggrottata e pesante di tanti pensieri, eppure seguiva docile la figlia, con un millimetro di sorriso in più del solito sulle labbra screpolate, e così le due procedevano in ordine inverso d'età, con la sciarpa al seguito e una méta che le portava lontane da me.

E Tinni, in quella bimbetta aguzza con i capelli biondi lunghi sulle spalle, non ha potuto non immedesimarcisi.

E non solo per antiche somiglianze e sembianze d'un tempo, non solo per quel paio di fuseaux colorati, elasticizzati eppure larghi intorno alle gambe, che sembravano proprio quelli dei suoi dieci anni, non solo. Non assomigliava solo alla Tinni di tanti anni fa, quella bimbetta. Sembrava un po' anche la Tinni di oggi, che ama trascinare e far scoppiare risate, e prende energica ed entusiasta mani stanche altrui per sfidarle a chi arriva primo dall'altra parte della strada; la Tinni di oggi, che a volte ci riesce pure, a disseppellire antichi millimetri di sorrisi sopiti da tempo, e tira infaticabile le giornate, anche quelle ritrose, e se inciampa in un sasso si rialza sempre, scrollandosi di dosso la polvere e risistemando la sciarpa caduta dal collo, anche se ormai è primavera.

Quella bambina mi ricordava tanto me e una parte bella di me, intendiamoci. Ma stamattina non è su di lei che ho posato il mio sguardo affamato, stamattina non è stato a lei che ho guardato con la mia solita avidità di affetto. Stamattina, a Cà di Sola, nel primo sole di questo mese di marzo che è anche il mese più bello dell'anno e guai a chi dice il contrario, ho guardato la madre e ho pensato che, una volta tanto, avrei voluto essere come lei.



E mi è venuta in mente quella scena memorabile del film Train de vie in cui al matto del villaggio viene chiesto ma com'è che ti prendono per lo scemo del paese se invece sei intelligente come sembri e lui risponde perché tutti gli altri ruoli, in paese, erano già stati assegnati e solo quello del matto era rimasto libero, e così ho preso quello.

Sicché mi sono chiesta se, quando sono andata a bussare alle prove per il teatro della vita, c'erano anche altri copioni disponibili o se quello della bimbetta energica e travolgente era l'ultimo rimasto. Ho cercato di ricordare i dettagli di quella scena, dietro le quinte del palcoscenico, per capire con chi avevo parlato e se davvero avevo scelto; per comprendere se avevo avuto delle alternative, se avevo rifiutato la parte dell'eroina tormentata perché c'erano troppe battute - o forse, e questo è decisamente più probabile, perché ce n'erano troppo poche - , se avevo snobbato quella dell'antagonista bella e dannata perché il costume era troppo scomodo e sarei stata mezza svestita in scena, buscandomi di sicuro un mal di gola atomico, oppure se semplicemente avevo trovato il mio foglio appoggiato su una sedia traballante e senza pensarci troppo lo avevo fatto mio.

Senza risposte certe a queste domande riprendevo il mio cammino a bordo della panda, stamattina, nel timido sole marzolino, e proprio quando avrei dovuto sentirmi felice perché stavo andando a guadagnarmi un pezzo considerevole di indipendenza, l'invidia per quella madre trascinata via da una figlia entusiasta, la voglia di avere anche io un paio di borse della spesa piene e pesanti tra le mani ma anche un gelato da comprare a qualcuno, al primo angolo dopo il semaforo, mi lasciava una pesantezza sulle palpebre che spingeva e insisteva per prendere la forma liquida e salata delle lacrime.

Proprio stamattina che la primavera bussava finalmente alla mia porta e nei campi tutto era in subbuglio per la semina, proprio stamattina che andavo a conoscere un pezzettino di mondo che per un periodo sarà tutto mio, avrei voluto piangere e un pochino l'ho pure fatto, complice lei e complice quella madre stanca ed affannata.

Ma forse, in fondo, erano lacrime di gioia. Non si può certo essere tristi in primavera.

1 commento:

  1. Cara Tinni,

    una immagine bella e poetica, il testimone della vita che viene portato dalla bimbetta, la mamma che glielo porge con amore.

    Mentre ti scrivo due righe ecco che alla radio suona Franco Battiato con "un'altra vita": una promessa per il futuro.

    http://www.youtube.com/watch?v=D2T69hi8ZTs

    Marco

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