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venerdì 1 giugno 2012

Finestrini estivi

Oggi dopo tanti mesi di neve poi di pioggia poi di vento e infine di arcobaleni, oggi ho rivisto un paio di piedi nudi fare capolino da un finestrino di destra abbassato più che si può.

Dite pure quello che volete: che sono volgari, che fanno zingari, che sono pure un po' sporchi, che la mamma non vuole, che così facendo mi (ri)attirerò gli insani interessi dei feticisti dei piedi dell'intero orbe digitale; dite pure quel che volete, voialtri, ma a me i piedi fuori dal finestrino mi piacciono.

Mi piacciono perché mi ricordano interminabili viaggi autostradali Modena-Gargano sotto l'inflessibile sole agostano, interminati chilometri di mezze parole sbocconcellate che cavalcano appena l'indomabile rombo del finestrino abbassato (oggi c'ho la fissa del prefisso negativo in-, a quanto pare), malcelati dissapori genitoriali pre-partenza, gelatine di sonno attorno ai miei occhi di bambina eccitata eppure esausta, e, in mezzo a questo poco edificante scenario vacanziero italiano, quei due piedi scanzonati e libertari mi ricordano i sorpassi dell'altra auto, quella di Roberta e Guido, la coppia inseparabile di cene e vacanze, gli zii modenesi mai avuti, i sostituti genitori 'simpatici' e perfetti a cui era lecito rivolgere il sogno infantile quando un no di troppo distruggeva per qualche istante il mito del babbo migliore che c'è.

Perché Roberta, quel paio di piedi nudi fuori dal finestrino di destra, mentre Guido (nomen omen) guidava, li appoggiava sempre, con un beato e festaiolo fare di sfida tranquilla che destava in me tutta l'ammirazione contenibile in un cuoricino pauroso e ligio alle regole di casa (le mani e i piedi fuori dal finestrino, no, perché se arriva un'altra macchina poi te li trancia!).

Sicché, ancora oggi, che di auto non solo ne guido, ma ne posseggo addirittura una; che ho il permesso - al suo interno - di fare ciò che voglio con le mani e con i piedi e pure con il volume dell'autoradio; che percorro asfalti caldi forieri di afa estiva; ancora oggi quei piedi, visti nelle altre auto, mi fanno sorridere e mi ricordano che sì, è possibile trasformare una partenza intelligente ma nervosa in un'avventura un po' zingara. Che nove ore senza aria condizionata possono tramutarsi in una tana confortevole nella quale far scivolare schiena e sedere mettendosi comodi comodi. Che un ristretto abitacolo traballante è all'improvviso un centimetro di vita tutto da arredare e da ridere. Mi fanno venire voglia di partire, di rischiare, di non dormire per notti intere e poi di cadere stremati su un seggiolino sporco di intercity. Mi fanno venire voglia di tenda, di occhiali da sole e di lentiggini, di acqua che sa di plastica e di caldo, e poi, visto che di tutte queste cose per ora - e per un bel po' - non se ne vedrà neppure l'ombra, beh, quei due piedi mi fanno venir voglia, comunque, di abbassare il finestrino - quello di sinistra, però - finché si può, di piazzare il gomito leggermente fuori, di tamburellare con la mano sulla carrozzeria rossa al ritmo di musica e di dare un passaggio a qualcuno che appoggi i suoi piedi sul margine del finestrino di sinistra, fosse anche solo per andare alla coop a fare la spesa.

E se i piedi puzzano, beh, sarà ancora più bello infilarli nell'acqua dell'adriatico - quello bello - dopo millemila chilometri, una volta giunti a destinazione e infilata di corsa la spiaggia nel colore rassicurante della sera.

1 commento:

  1. A me l'immagine dei piedi o dei gomiti fuori dei finestrini delle automobili fanno venire in mente l'entusiasmo perla/della vita.

    Quell'entusiasmo, quello stato della mente e del cuore, che ci fa sentire contenti del momento presente, della sensazione di esserci e di respirare, di sentirsi parte di un grande disegno, di sentirsi attori e comparse allo stesso tempo.

    Insomma i piedi e le braccia fuori il finestrino come ode di apprezzamento all'esistenza, facendo l'occhietto agli altri nostri fratelli di viaggio.

    Marco

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