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giovedì 16 agosto 2012

Il Moto Per Luogo (sempresialodato)

Questo post è dedicato ad un complemento che non ha mai goduto della - seppur meritata - luce dei riflettori grammaticali o morfologici: né della luce di terrore negli occhi degli allievi, né di quella didattica delle puntuali spiegazioni dei docenti; velocemente appreso, pochissimo applicato, raramente inserito in pratici schemini riassuntivi, mai sottolineato tra i traballanti cumuli di definizioni vocabolariali, il motoperluogo non ha mai beneficiato di quella fama che, a mio modesto parere, gli dovrebbe invece essere propria a piene mani.

Perché per più accusativo - o διὰ più genitivo che dir si voglia - non è solo un bellissimo solitario individuo che si erge a testa alta nell'oceano convulso dei complementi mantenendo sempre quello sguardo comprensivo eppure atarassico, quello sguardo nobile che ben si infila tra le dita di chi poco viene chiamato in gioco dalla vita. Il complemento di motoperluogo, infatti, non è solo l'affascinante e misterioso spilungone che solo alcuni possono vantare di aver tradotto per più di - che so - cinque volte nell'arco di una vita; non è solo il garbato figuro che, presentato con i dovuti convenevoli ad inizio pasto, si aliena ben presto dalla chiassosa compagnia dei moti e degli stati per soffermarsi, in un angolo del giardino, a contemplare la fioritura serale di una bella di notte.

Non solo questo: ma ben più di questo.


La vera identità del motoperluogo io l'ho scoperta solo quest'anno, e grazie alle ripetizioni private. Ma non - come i più frettolosi tra voi potranno pensare - perché lo abbia dovuto illustrare a qualche alunno bietolone (il motoperluogo, come dicevo poc'anzi, lo imparano subito anche i più digiuni di grammatica, anche gli ultimi, anche quelli che si vantano di non aver memorizzato mai oltre la prima declinazione); non perché mi sia trovata a tradurlo, ingrediente fuori posto di un passo ostico; non perché lo abbia mai individuato, né sottolineato, né indicato. Io, il motoperluogo, quest'anno e da quest'anno in poi sempre, l'ho vissuto.

Perché il motoperluogo sei un po' anche tu quando apri la porta di casa improvvisamente pesantissima per uscire a fare ripetizioni e in un guizzo di coscienza ti getti nella pozza refrigerante dell'idea che hai ancora venti minuti buoni di viaggio in macchina prima di dover affrontare la dura realtà del fatto che colerai sudore per un'ora insieme a qualcuno che proprio non sopporti. Tu e proprio tu sei il motoperluogo quando ti aspettano ore lavorative invivibili ma puoi ancora permetterti, in un percorso che dilata distanze e temporalità, di girare la chiave nel quadro dell'auto, accendere la tua musica preferita ed essere vivo per un ritaglio di tempo regalato e assolutamente tuo.

Motoperluogo è ciò che ti separa da quello che non hai voglia di fare, che te lo tiene ad una distanza che è tendente allo zero ma mai ci arriva; motoperluogo è pensare che non ancora, è ritagliare un profilo di figura da un giornale appallottolando e gettando alle spalle il resto di pagina. 
Io ho scoperto, insomma, dacché ho iniziato a condurre una vita lavorativa se non proprio normale almeno apparentemente tale, che, se il lavoro che fai non è ciò a cui aspiri dalla nascita, o anche, più semplicemente, se quel giorno non ti va e punto; se la persona che devi incontrare ti urta, se gli oggetti che devi comprare ti annoieranno, se il luogo che ti attende è troppo caldo o troppo angusto per gli angoli del tuo piede, beh, c'è sempre, e quando dico sempre intendo sempre, un motoperluogo che trae dal fodero la sua epica spada per difenderti - forse per cinque, forse per venti minuti chissà - dai colpi di quell'impegno asfissiante. Ci saranno sempre e comunque un numero enne di passi a condurti al patibolo, e sarà in essi che potrai trovare conforto, note, ombra e forse anche un po' te stesso.

C'è chi dentro il suo motoperluogo ripassa date e nomi che si scopriranno salvifici, c'è chi canticchia, c'è chi telefona all'amico, c'è chi stringe la mano del suo vicino; c'è pure chi dorme. Ma tutti, anche se spesso non se ne rendono conto, tutti stanno bene, lì, dentro al proprio motoperluogo, perché proprio nell'attimo in cui posticipano la sveglia, possono chinarsi a raccogliere i loro sogni.

Motoperluogo io lo amo perché sa spostare l'orizzonte di qualche centimetro più in là, perché è capace di farti la respirazione boccaabocca, perché ti suscita una risata nel momento più tragico dell'esistenza. E anche quando ciò che il motoperluogo ti conduce soavemente ad intraprendere è la cosa più bella che ci sia; quando dall'altra parte del motoperluogo c'è una persona amata, una vacanza, un premio, una classifica vincente, un essemmesse o anche solo una granita all'amarena, anche in quei casi lì il motoperluogo ti avvolge con il sapore e l'odore e il colore dell'amarena o della vacanza - senza ancora farteli vedere né toccare - e ti prepara all'evento in un modo così dolce e materno che poi, quando la granita è sul tavolo e a te non resta che allungare la mano prenderla e succhiare dalla cannuccia il primo litro di succo fosforescente, la prima cosa che ti viene da fare è invece offrirgliene un sorso a lui, al motoperluogo, e non un sorso qualsiasi, ma il primo, ché se lo merita proprio, per come ha saputo accompagnarti fin lì regolando il suo passo con il tuo.

Ma appena ti volti con il bicchiere ed il sorriso in mano, beh, il motoperluogo non c'è già più. E non hai nemmeno fatto in tempo a salutarlo.

2 commenti:

  1. io ho sempre amato il moto per luogo, complementico e metaforico vieppiù.
    un po' meno l'eccezione del moto per luogo obbligato.

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  2. Grazie Nocciolina per la tua condivisione amorevole ma SOPRATTUTTO per l'impiego della sublime parola "vieppiù" che mi ha causato un moto di gioia profonda. (Oltre che congratulescion per il grande evento di giugno - arrivo sempre un po' in ritardo).

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