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venerdì 12 ottobre 2012

E' ora

Pensò ancora un poco, poi seguitò: 
“Non si deve mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera, capisci?
 Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. 
Sempre soltanto al gesto che viene dopo.”

Michael Ende, Momo


Che ogni singolo orologio, dentro ad ogni singola casa, possegga carattere e personalità suoi propri, credo sia dato di fatto che non necessita di spiegazioni.

Questa casa di orologi ne ha tre, con un'appendice nella panda che fa un totale di quattro.

Il primo della classe è l'orologio a muro dell'ikea che vive in cucina. Lui è sempre stato qualche minuto in anticipo ed è l'unico, quindi, ad avere il permesso di intendersela con l'algida e temibile campana (che anche lei sia ormai inequivocabilmente in anticipo, lo sanno tutti, nel circondario, ma nessuno ha il coraggio di farglielo notare). L'orologio ikea ama i lunghi romanzi inglesi di fine ottocento e non disdegna il fentasi (ma lo confessa solo dopo aver bevuto qualche bicchierino), ha la media del noveemezzo, fa copiare solo chi gli sta simpatico e non abbraccia mai nessuno. Però si fa sempre trovare, al telefono; si ricorda dei compleanni, ti tiene il posto in treno e offre volentieri caramelle.

Il suo esatto opposto è la sveglia da comodino con i numeretti rossi fluorescenti. I tasti con cui regoli gli orari sono così usurati che devi ridurti i polpastrelli in livido per arrivare fino al cinquantacinque; è un po' sorda, la sveglia del comodino (pare si sia fumata molte canne, in gioventù, e i più maligni imputano a questo ogni genere di sue imperfezioni), lenta nel parlare, spesso assorta in un mondo tutto suo. Le piace vestire all'antica, ascoltare musica antica, vedere film antichi: è ancora attaccata con la presa alla corrente (quelle diavolerie moderne delle batterie proprio non le ha mai capite), ed ogni volta che salta la luce tocca reinsegnarle tutto daccapo. La dolcezza è senza dubbio la dote più adorabile, della mia sveglia di camera da letto; quella dolcezza mite e paziente che la porta a sorridere sotto i baffi, quando vede l'orologio ikea affannato dietro ai compiti per casa o incazzato per qualche contrattempo familiare. Gli si avvicina, di solito, in questi casi, e non dice niente: batte semplicemente la sua mano dalle dita giallognole per il fumo sulla sua spalla, e l'orologio ikea, dopo tanti anni, ha imparato a dire grazie - in silenzio, dentro di sé - a questi inaspettati squarci di pace.

Poi c'è quell'anarchico insurrezionalista del quadrante del cruscotto della panda, che a regolarlo ti fa incazzare peggio che un sindacalista della cgil, perché il tasto è uno solo e va esclusivamente all'avanti: guai a prenderlo sotto gamba tenendolo premuto un pelo di troppo, entrereste in un loop di proteste e sit-in che terrebbe occupato un intero viaggio modena-napoli. Il quadrante della panda è spesso in ritardo, spettinato, arrabbiato; legge solo romanzi con vicende a sfondo sociale, odia lo stato di Israele, si professa antiamericano e nei finesettimana va a ballare tango. Gli piacciono tanto i dibattiti che non finiscono più e alle volte sembra che conosca solo il diverbio, come mezzo per entrare in contatto con l'altro (anni e anni di solitaria e rissosa sussistenza dentro ad una macchina - e rossa per di più - cambiano anche gli spiriti più teneri, sapete); ma non si potrebbe dire cosa più falsa. Perché il quadrante della panda, dal basso del suo ritardo quasi costante, sa calmarti e coccolarti quando più ne hai bisogno: quando corri da una ripetizione all'altra, quando il treno parte e non sai se ce la fai, quando te la prendi con il traffico, con i pedoni, con le nuvole e con la pioggia e invece dovresti prendertela solo con te stesso, ecco che allora il quadrante ti abbraccia forte forte, accarezza la tua testa unta ed imbronciata, ti sussurra parole in lingue sconosciute e, allungando di pochi altri minuti un ritardo che del resto era inevitabile, ti calma e ti placa.

L'orologio da polso è ovviamente il mio preferito, ché insieme a lui e ai suoi due giri eleganti e sobri di cinturino nero ne ho passate così tante, che oramai siamo un po' ciascuno una parte dell'altro. Mi assomiglia, e non poco, il mio orologio da polso: non ha la precisione dei minuti ed approssima tutto dimenticando spesso dettagli che per altri sono importanti. Non sa stare fermo, scivola lungo il polso impertinente, si perde sotto la lavatrice e tiene il muso per qualche giorno, ma sa fare subito la pace se ti mostri dispiaciuto quando lo ritrovi, tra polvere e gocce di detersivo, e raccogliendolo gli schiocchi un bel bacio in fronte. Legge un po' di tutto ma soprattutto gli piacciono quelle che lui chiama le storie psicologiche. Ama piangere davanti ai film sentimentali ma non è resistente all'acqua: anzi la odia proprio.



Chi l'ha detto, che il tempo in fondo non esiste ed è fuorviante ragionare in termini di secondi, minuti, giorni e anni? Chiunque l'abbia detto, beh, secondo me sbaglia.

Noi siamo il nostro tempo; siamo i nostri orologi: ne siamo pezzettini, a volte i più belli, altre volte i più brutti. Esistiamo dentro di loro ed al loro fianco, e senza di essi nulla ci colpisce.
Il tempo è il camioncino scassato che ci porta a spasso per la vita, e ad ogni curva e ad ogni buca la testata che diamo contro al soffitto, il contraccolpo al fianco, il livido per il cambio che ha colpito la nostra coscia testimonia che siamo vivi.

Forse sì, forse esiste qualcosa, nelle nostre esistenze, che resiste al tempo, gli pre-esiste, sussiste e si erge etereo sopra alle nostre teste. Ma se il camioncino non ci apre la portiera - fermandosi quell'attimo in più del necessario - e allungando il braccio verso l'alto non ci indica di guardare in su, verso quella nuvola immortale che accompagna silente il nostro viaggio, noi mai ci accorgeremo di lei e della sua autoreferenziale presenza.



2 commenti:

  1. Orologi:
    1) quello della cucina
    2) quello del microonde
    3) quello dei due pc, ma solo quando sono accesi e si aggiornano da soli
    4) quelli dei telefoni fissi e mobili: 4 in tutto
    5) quello del videoregistratore, della mediastation, della tv, dell'ebook reader: 4
    6) quello della sveglia
    7) quelli da polso: 3 usati, in realtà ce ne sono altri 2 per un totale di 5
    8) quello dell'auto
    9) quello del termostato del riscaldamento

    Più qualcuno che sicuramente sto dimenticando. Siamo vicini alla 20ina. Capisci il mio dramma dei passaggi all'ora legale?

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  2. Ahahaha! beh, e se noi SIAMO i nostri orologi, capisco anche il tuo dramma interiore e psicologico! Coraggio, il cambio dell'ora incombe e sono certa saprai affrontarlo a testa alta.

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