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giovedì 25 ottobre 2012

Le Case

Non lo sanno, le finestre, che hanno bisogno delle nostre risate?
Quante volte, stolte, le pareti si sono dimenticate di truccarsi con le impronte dei nostri passi fangosi sulle prime mattonelle d'ingresso?
Tanto, troppo tempo passa a volte accumulandosi in grani di polvere tra una piega e l'altra delle lunghe tende, fino a scrostare quasi del tutto il colore dei nostri baci.
Gli specchi, assenti, hanno rimandato al mittente così a lungo immagini sempre uguali di lenzuola immobili che sembrano, all'improvviso, aver disimparato a guardare.
Quanti respiri possono trascorrere, prima che gli sportelli si abituino a rimbombare solo contro l'apposito ripiano, e non sappiano più tendere le loro mani appuntite verso le nostre teste?


Ma per fortuna le case hanno pazienza.
Le case sembrano dimenticare; sembrano accavallare inerti file di inquilini, sequenze di solitudini, macerie di semplice quotidiano. Danno mostra di sedersi, di accoccolarsi spente davanti alla tv, di ordinare pizze per telefono e di andare a letto, ogni notte, senza avere sonno.
E invece, di nascosto, con i cartoni delle pizze comprate tutte le sere da asporto, hanno costruito una lunga cornetta, e si sono messe, dietro al muro del bagno, in ascolto.

In ascolto di noi.

E così hanno potuto capire molto meglio, molto prima di noi, con molta più energia e trattenendo a stento un sorriso compiaciuto, che sarebbe arrivato il momento. Hanno svegliato gli specchi, hanno pettinato le pareti, lucidato le finestre, spolverato le tende e infine hanno liberato gli sportelli. Erano tutti un po' arrugginiti, sì, ma ciascuno ha fatto la sua parte, come sempre, da sempre, anche questa volta.

Ehi ragazzi, si va in scena! - si sono mormorati l'un l'altro da dietro il sipario, sbirciando impazienti (come se fosse la prima volta, ogni volta) per controllare di tanto in tanto il nostro arrivo. E' di casa la felicità.

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