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sabato 13 settembre 2014

Libri, formazione, elenchi: parte seconda e terza

Se scorressi ancora oggi le pagine della mia copia di Gerald Durrel, La mia famiglia e altri animali potrei con grande probabilità associare ad ognuna delle macchie biologiche che vi campeggiano - come rovinare l'eleganza lieta del primo volume Adelphi - ad altrettanti ricordi di merende, pic-nic, tazze di the e sbruciacchiature al primo sole nonostante la crema. Me lo sono portato dietro come un cagnolino senza razza e senza dimora per un bel pezzo di quegli anni altrimenti un po' ottusi che stanno tra le fine delle scuole medie e il pezzo consapevole di quelle superiori. E ancora non so dire perché. Ho sempre provato pochissimo interesse per la botanica, per la zoologia, per la biologia ed in generale per tutte quelle discipline che avessero un grado di tassonomia alquanto preciso e legato indissolubilmente alla realtà tangibile (è con questo libro che ho imparato che si potevano saltare le pagine e nessuno mi avrebbe mai punito per questo). Non riesco proprio a capire cosa mi abbia fatto amare Durrell: forse i suoi mitici ritratti familiari, o forse in realtà non l'ho davvero mai amato. Me lo sono trovato al mio fianco come un fratello puzzolente, e ne ho fatto un compagno di giochi in una lunga estate in cui tutti gli amici di scuola erano lontano in vacanza.


Per tutti gli anni del liceo l'amore l'ho vissuto attraverso i film - quelli appiccicosamente romantici di Hollywood - e l'ho camminato leggendo Jane Austen: Orgoglio e pregiudizio, certo (se non altro perché creava - grazie agli entusiastici gusti di Kathleen Kelly - un inconsueto ponte tra la spazzatura cinematografica e i sentieri di carta), ma soprattutto Ragione e sentimento, che metterei al primo posto tutta la vita. Leggevo nel letto, tra le lenzuola trapuntate di limoni (no vabbè, ogni tanto la mia mamma me le cambiava anche, e allora c'erano quelle con i pallini color arcobaleno), e quando la mia anima di innamorata in potenza si era straziata a sufficienza, mi allungavo qualche centimetro verso l'alto e verso sinistra, e spegnevo la mia lucetta al neon.
Pronta per ripassare mentalmente la lezione dell'indomani (l'unico, vero, fervido amore corrisposto dei miei sedici anni) e addormentarmi a metà del primo capoverso.

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