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venerdì 17 giugno 2016

Stanghette color arcobaleno

Siamo gli uni per gli altri dei pellegrini che,per strade diverse, cercano con fatica di arrivarein tempo all'appuntamento fissato.


A. de Saint Exupery



Sbiadito. Confuso. Spezzato. Incerto.

Era tutto questo, ieri sera mentre guidavo sotto un'incredula luce serale - dopo che alla stessa ora, da settembre ad oggi, il tetto della mia panda aveva visto sempre e solo bui - , ma era anche, inconfondibilmente, un vero arcobaleno.

Quanto tempo occorre perché tutte le particelle di acqua arrivino, percorrendo la loro lenta strada, ciascuna dalla sua casa lontana - il Mediterraneo, il lago Scaffaiolo, la pozza delle nutrie a metà del corso del torrente Guerro, l'Oceano Indiano, il delta del fiume Po - e alla fine si incontrino nella danza coreografica e scintillante sul palcoscenico dei raggi solari?

Secondo me, ci impiegano da settembre a giugno. Voi dite quello che volete: a me piace pensarla così. 

Quando partono, svogliate e semi-incoscienti, hanno nel cuore paura e diffidenza; programmano compulsivamente i loro passi per dimenticare l'ansia del percorso tutto da fare; si concentrano sul contenuto dello zainetto da preparare impeccabilmente ogni mattina, e si chiedono - tra un astuccio da riempire ed il colore delle nuove copertine dei quaderni - chissà come saranno, i miei compagni di Arcobaleno. Ma in realtà non sanno neppure se si riuscirà, anche questa volta, anche quest'anno, anche al termine di questo percorso, a produrre almeno un po' di colori rifratti: si andrà abbastanza d'accordo? Arriveranno tutti puntuali? Si perderà qualcuno per la strada? 

L'anno scolastico appena concluso è stato per Tinni come l'impervio tragitto di una gocciolina di H2O attraverso montagne, temporali, evaporazioni e condense. Ed è finito con un dinoccolato eppur bellissimo arcobaleno.



Al suo fianco, mentre lei sorrideva alla macchina da presa del tempo atmosferico e degli astronauti nello spazio, venti goccioline della pozzanghera della quinta ragioneria dedicavano a lei e agli increduli colleghi del consiglio di classe dieci lettere personalizzate e strappalacrime, citando a memoria quei motti di D'Annunzio che lei aveva inserito in un powerpoint lungo quaranta facciate, che impallava sempre la LIM e col quale sperava di conquistarli - come Fiume! - in una nebbiosa prima ora di mercoledì novembrino.
Poco più sotto, nel settore dell'indaco, una particella di acqua che si era percorsa un totale di nove mesi scolastici senza aprire mai la bocca, le allungava sotto banco una busta con su scritto per la professoressa migliore che ho avuto
Qualche altro regalo passava di mano in mano, dalle postazioni più esterne - il rosso, l'arancione - verso la sua: piccoli oggetti comprati da piccole gocce pazienti solo per lei, che chiedevano, prima di svanire, un abbraccio di classe tutti compressi, per la prof che ci ha reso divertente pure quella palla dei Promessi Sposi. 

L'arcobaleno dura pochi minuti, come lo scambio dei regali la mattina di Natale. Il tempo di scartare, stupire, ringraziare, abbracciare. Ma quell'istante variopinto vale una sosta in tangenziale, vale un sorriso nonostante il mal di gola, vale nove mesi di strada accanto a particelle che, da sconosciute, sono diventate parte di un magnifico spettacolo corale.


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