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martedì 9 novembre 2010

"Vieni via con me" e nuove libertà

Sono contenta che più di sette milioni di italiani siano stati, come me, di fronte alla tv sintonizzati sui Raitre, ieri sera.
Oggi, sui grandi giornali e sui tg, impazzavano gli spezzoni di Benigni, Saviano e Vendola, corredati da commenti entusiastici e numeroni di share.
Ma c'era anche qualcuno che mugugnava, in sottofondo; prendo ad esempio lei, ma ne ho in mente altri, che ho letto un po' da facebook e un po' ascoltato in diretta. Quando ho scorso la recensione di Galatea, in effetti, ho rivissuto e in un qualche modo riportato a galla delle impercettibili sensazioni di fastidio che anche io avevo provato, nei confronti di questo o quello sketch. Anche io ho trovato che Saviano, rispetto a quella prima puntata in collaborazione con Fazio, sia stato un po' vago, un po' retorico, senza schiaccianti dati da sfoderare come dardi; quanto a Benigni, sarà ormai la trentesima volta che sento un suo monologo, e comincio, con l'orecchio affinato, a ritracciarne le ripetitività, gli schemi ricorrenti (per esempio la storia di giocare con la ripetizione di una frase tipo "Bossi, levati da quel cespuglio!", che ricorda altri celebri ritornelli, come quello di Ferrara al giudizio universale), l'insistenza su Silvio, poi, mi è suonata un po' troppo caricata, e i minuti dedicati a lui potevano forse essere tagliati.
MA, c'è un PERÒ: in un momento di emergenza e di crisi come quello in cui siamo impantanati, non c'è più molto spazio per la fine critica di sceneggiatura, l'ironica frecciatina radical-chic e la polemichetta da scontento del PD. In una televisione dominata dalla spazzatura più totale, da programmi che iniziano alle 9.30 e finiscono dopo mezzanotte, da litigi, sputacchi e insulti, da gnocche nude e da pubblicità senza decoro, la trasmissione di ieri è stata un regalo bellissimo. Punto.
Poi, che fosse perfezionabile, questo è poco ma sicuro.
Però io mi sono anche un po' rotta les pelotas, cara blogosfera, del disfattismo che fa molto intellettualoide di sinistra, del demolire tutto e tutti, del denudare con una istantanea perfidia tutto il lavoro e lo studio e la fatica che sta dietro ad ogni minimo tentativo di impegno, di cambiamento, di rinnovamento.
Che poi lo dico più a me che agli altri, come al solito: alla me che criticava gli accenti sbagliati nella pubblicità, alla me che sbadiglia di fronte alla mitica Gabanelli, alla me che guarda di sottecchi i "Rottamatori" del PD chiedendosi se non siano un po' troppo fighettini per i suoi gusti di campagnola.
Quando vediamo qualcuno che imbraccia una scopa e inizia a dare una pulitina qua e una pulitina là, anche se sta arrivando il vento a rovinargli il lavoro, noi non diciamoglielo, e al massimo, se abbiamo proprio voglia di immischiarci, prendiamo anche noi il nostro straccetto e diamogli una mano. Ché, poi, magari, il vento cambia idea e se ne va in un'altra direzione.

Detto questo, volevo fare anche una solenne comunicazione meta-bloggica: poiché di recente mi è stato fatto notare che il web è libertà e come tale non lo si può cingere di paletti come se fosse casa tua, ho deciso di smettere di moderare i commenti (per intenderci, non che io abbia ma censurato nessun commento, fino ad oggi.....!) e di prendere ciò che la libera blogosfera vorrà donarmi.
Amen.
:)

12 commenti:

  1. Κασεάκυλοι9 novembre 2010 20:26

    Come ben sa chi mi conosce, sono un pragmatico nel lavoro e nella vita. Bene, ieri di Fazio e Saviano ho apprezzato qualcosa che, in generale, detesto: il sogno. Ieri sera, infatti, si è tanto criticato, si è detto male di chi male agisce e pensa, ma non ci si è limitati alla pars destruens! Si è stati propositivi, magari in modo assai nazional-popolare, ma sì, per una volta e finalmente, propositivi. Il siparietto "vado via perché" "resto qui perché" è stato a tratti commovente, così come la bella frase – dal me odiato – Benigni: «i bambini non imparano dalle favole che i draghi esistono – lo sanno già! – ma che si possono sconfiggere». Tutti gli interventi si sono conclusi con la parola 'felicità', che sarà sì tanto retorica, ma di cui ci si scorda troppo facilmente. Quando mi dicono di andare dove c'è il lavoro, quando parlano della mia situazione pensionistica (31 anni e nessun contributo), quando mi parlano di comprare casa, quando mi chiedono cosa voglio per il futuro, beh, tutti si dimenticano che quello che io voglio, quello che tutti vogliamo, è una vita serena, con le persone che si amano, insomma, una vita felice. La serata di ieri sera, dunque, è una bella lezione al PD: invece di dire che tutto va male, si deve gridare che, nonostante tutto, «yes, we can!»

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  2. ...snif snif...lacrimuccia di commozione...e di invidia perché il commento è di gran lunga più bello del post soprastante! :)

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  3. non ho visto il programma: è ovvio che non lo possa commentare. non lo faccio. ma domando: tutto ciò che passa in tivvù, qualunque ne siano il contenuto e la forma, non risponde a quella tecnica di spettacolarizzazione della realtà (debord) e conseguentemente ad una nostra anestetizzazione?

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  4. Intervento interessante. Io non ho visto la trasmissione, ma ho condiviso il sentimento di disagio che molti, chi più chi meno, hanno riferito. Disagio che mi ha portato a spegnere la TV, prima ancora di vedere il programma.

    Questo disagio, fastidio, chimatelo come volete, è il nostro istinto che ci dice qualcosa. Non so il vostro, ma il mio non ha mai sbagliato. Quando il mio istinto dice qualcosa, ha sempre ragione, anche se poi reagisco ai suoi avvisi in modo errato o, peggio, li ignoro.

    Qui non si tratta di aiutare chi ha la ramazza in mano nonostante il vento. Ci mancherebbe altro. Il nostro istinto non è così fesso. Il nostro istinto ci sta dicendo, forse, che quella ramazza è finta. Non sta pulendo un bel nulla. E questo fatto viene prima ancora della qualità dello spettacolo o della simpatia/antipatia dei conduttori o degli ospiti. Se la ramazza è finta sarà anche un bello spettacolo, ma non sta pulendo un bel nulla e noi, il nostro istinto, ci sta dicendo che, invece, bisognerebbe veramente iniziare a pulire.

    Cito solo un dato, giusto per iniziare a capire: il produttore del programma è lo stesso de il Grande Fratello e proprietà del nostro Beneamato Silvio. Ora, Silvio ha tanti difetti, ma non è stupido e sa benissimo amministrare i suoi interessi. Se questo programma è stato concepito è perché non pulisce nulla. E' isolato dal resto della programmazione ed è visto quasi esclusivamente da chi quelle cose le sa già e ha solo voglia di vedersele raccontare. Dai resoconti della trasmissione che ho letto non c'è stata nessuna rivoluzione: nessun volto nuovo, nessuna donna, nessuna informazione aggiuntiva, nessuno chiamato a rispondere del proprio operato. Sbaglio?

    Buona riflessione.

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  5. Κασεάκυλοι10 novembre 2010 12:49

    Rimango assai stupito da chi giudica senza aver visto, letto o sentito. Non per offendere nessuno, ma questo è lo spirito radical-chic che non aiuta né la discussione né la riflessione.

    Istinto, ma cosa vuole dire?

    Saviano & co. sono stati visti da un pubblico estremamente a alto, in parte sicuramente composto da persone che né leggono un giornale né guardano un tg. Il linguaggio era semplice, anche troppo, ma è stato compreso da tutti. Vi consiglio di leggere i commenti pubblicati sul Giornale ieri e di riflettere sulle relative considerazioni: Il comiziante non è certo lontano da quanto lì detto e affermato. Sarò polemico, ma considero i radical chic la cosa peggiore che la sinistra e, in generale, la politica italiana possieda: criticare tutto, sempre, in virtù di un sapere superiore, ma incomprensibile ai più.

    Insomma, attenzione a non fare come quei bambini che criticano Manzoni senza averlo letto, perché è "palloso".

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  6. attenzione, non ho giudicato il programma in se che non ho nemmeno visto (come avevo premesso): ho solo espresso il dubbio sul fatto che un programma televisivo possa servire a cambiare le cose. e sottolineo : dubbio.

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  7. Κασεάκυλοι10 novembre 2010 14:22

    Quale altro possibile mezzo è evocabile al mondo d'oggi, se non un programma televisivo? Siamo in una democrazia di massa, non dimentichiamolo, in cui il mezzo più pervasivo è la televisione: con quella si fa principalmente politica. Internet (in crescita), i libri e i circoli di partito non toccano tutti (non l'hanno mai fatto o non lo fanno più), ma soprattutto non toccano chi non vuole essere toccato. Un programma televisivo certo non cambia le cose, ma può aiutare a farlo, certo meglio che un buon giornale. Per questo chi non ama la televisione deve comunque vedere certi eventi, poiché altrimenti si cade nella critica mossa dal Giornale ai radical-chic.

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  8. @Κασεάκυλοι
    Io non ho giudicato la trasmissione, che non faccio fatica ad immaginare gradevole. (L'ho registrata, ne vedrò degli spezzoni.) Ho detto che non ha trasmesso nulla che i suoi spettatori non sapessero già. Non ha spostato un solo voto, non ha creato un *nuovo* modo di pensare o *nuova* consapevolezza, non ha portato persone *nuove* alla causa di una televisione meno becera. Non perché Fazio o Saviano siano incapaci, ma perché non era il loro obiettivo. E per questo che è stata permessa. (Se mi sbaglio sono ovviamente felice della cosa. Vuol dire che qualcosa si muove nonostante il mio pessimismo.)

    Io, sinceramente, di sentire Saviano dopo una giornata di lavoro non ne avevo voglia. Non avevo voglia di retorica, di sogni, di come funzionano i giornali, la mafia, eccetera. Non sapevo che farmene. Mi sarei solo irritato. Sono tutte cose che so da anni e che leggo tutti i giorni su internet. Alla sera vorrei un telefilm. O un libro, o dormire. O altro. '-)

    Per finire: non so se sono radical chic di sinistra, so però che ho già dato (mi sono ingurgitato tonnellate di LaRepubblica e centinaia di ore di Santoro, ho votato anche Rutelli, tu pensa!, e ho votato alle prime primarie del PD) e non è che ho ricevuto molto in cambio. Quindi sono sicuramente diventato più radical. Chic non so: il mio maglione è misto sintetico e la giacca è quella economica del discount, con la cerniera rotta.

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  9. è questo il punto: il mezzo fa da intermediario. non è la realtà. spenta la tv dopo "vieni via con me" cosa succede? visto che l'avevo nominato: perchè debord fu allontanato dall'italia come indesiderabile mentre (sempre come esempio, non ce l'ho affatto con loro, anzi) benigni e fazio sono in televisione da anni?

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  10. ecco, lo sapevo! Non faccio in tempo a cessare la moderazione dei commenti che mi ritrovo una lunga diatriba a tre...
    a parte tutto, sono un po' stanca ora, e non mi sento fisicamente in grado di rispondere a tutti gli stimoli che avete lanciato. Di una cosa, però, sono sicura: mi fa molto piacere che pareri e punti di vista diversi si siano incontrati proprio qui, in effetti più leggo commenti e più mi accorgo di sfumature della realtà che non avevo notato. Continuo, comunque, a credere che il programma di Fazio sia stato un bell'esempio di televisione, televisione che, se è vero che nel 99 per cento dei casi fornisce un'immagine distorta della realtà, in quando grande mezzo di comunicazione, in un 1 per cento dei casi (che è anche la percentuale di cui usufruisco io, in effetti) può anche indurre a cambiarla - in meglio - quella realtà. Io, personalmente, ho spento la tv dopo Saviano con uno spirito un po' diverso dentro di me: se fossi stata anche l'unico esemplare in Italia a sentirmi così, bhe, lo scopo propositivo del programma si potrebbe comunque dire assolto.
    Vi saluto caramente tutti dalla caotica Roma.

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  11. hummm roma eh? aproposito del suo caotico traffico: http://www.ciclistica.it/post/2010/11/10/ripuliamoci

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  12. che iniziativa carina :) io però lo metterei a fiorellini, il rotolo!

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