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sabato 4 giugno 2016

Sono ancora capace?

Non ne ho la minima idea.

Però so che stasera ho la febbre - anche un po' altina, tra l'altro -  dopo forse interi anni che non mi veniva.

So che questo pomeriggio ho sentito delle parole aperte, dense di fiducia e di spensierata aderenza alla vita e che a pronunciarle è stata una persona di ventisei anni, mentre io, oggi, di anni ne ho trentadue (scriverlo fa quasi tanto male quanto dirlo, eppure è così).

So che vorrei tornare un poco, per qualche istante, alla Tinni di sei anni fa, con tutti i suoi guai e la sua fottuta voglia di correre sotto alla pioggia, con i vestiti rattoppati di lacrime e le dita veloci sulla tastiera.

E per tornarci, sono partita da qui. Quanto durerà questo viaggio all'indietro, in questa serata in cui sembra non voler mai venir meno la luce e il cellulare si intasa di notifiche di alunni di quinta esagitati per l'esame?

Forse fino a domattina.

Forse è già finito.

Forse, quando mi sarà passata per davvero questa febbre profonda che mi logora e mi paralizza le budella da un tempo altrettanto lungo rispetto a quello in cui sono stata apparentemente sana, mi alzerò dal letto umidiccio di conformismo e non avrò più né ventisei anni né trentadue (ahia), e il solo numero che avrò il diritto di pronunciare a testa alta sarà quello dei morsi di pane e marmellata con cui addenterò la mia colazione.

Che ogni istante di esistenza rappresenti per voi la colazione della vostra vita, cari amici, ché, come tutti sanno, è anche il pasto più importante della giornata, indipendentemente che andiate per i trenta o per i sessanta (morsi di panino, ovviamente).





martedì 15 febbraio 2011

"Specchio riflesso...

...ti butto giù dal cesso"...
l'avete mai detto, facendovi scudo con le mani, quando un compagno di classe, alle Elementari, vi mandava una qualche iattura o contaminazione?
Io sì.
E, comunque, questa spiritosata delle 12.29 serviva giusto per introdurre l'argomento del giorno, ovvero gli specchi. Tinni è sempre più convinta che gli specchi abbiano una loro intima personalità. Ci sono quelli amichevoli, quelli burberi ma in fondo dal cuore d'oro, quelli snob e quelli veramente ed inappellabilmente stronzi.
Gli specchi amichevoli sono quelli che vengono installati in molti (ma NON in tutti!) camerini di negozi: un esempio che mi viene subito alla mente è quello del Pimkie del Centro commerciale Gran Reno (sul quale peraltro ho già avuto occasione di ammorbarvi), grazie alle moine del quale ho dilapidato in quella cassa una notevole parte del mio esiguo patrimonio. Non c'è molto da dire sugli specchi amichevoli: ti vedi bella, e basta. Le gambe sono lunghe, il colorito della pelle uniforme e leggermente abbronzato, il vestito ti calza a pennello. Come tutte le persone troppo amichevoli, però, degli specchi simpaticoni bisogna sempre un po' dubitare. Probabilmente, è vero, riflettono un'immagine idealizzata di te che in fondo rappresenta la parte migliore della tua anima, ma la loro lusinga finisce per scontrarsi poi con la dura realtà della vita, dove non tutti quelli che incontri sono tanto amichevoli e non tutti gli specchi sono gentili e sorridenti come loro.
Poi ci sono gli specchi snob, ovvero quelli che riflettono bellissime le persone che sono già belle, mentre imbruttiscono ed umiliano chi arriva appena alla sufficienza. Un esempio in particolare mi urta anche al solo pensiero: lo specchio del bagno della mia adorata amica L., bellissima, che tutte le sante volte che mi vado a truccare da lei prima di uscire, riesce sempre a farmi riemergere dal bagno con un senso di impotente inferiorità e di scarsissima voglia di mettermi in mostra. Non solo, appena mi rivolgo speranzosa a lui, mi sbatte e mi straccia, ma, dall'altro alto, innalza anche la mia amica alle vette del trucco impeccabile e della cera più splendente. Uffa. Lo odio.
Gli specchi stronzi alterano visibilmente le proporzioni della tua figura, accentuando appositamente i difetti e le imprecisioni. Se hai le gambe storte, appariranno a X, se le hai corte, appariranno nane, se hai poco seno, il tuo petto apparira addirittura rientrante, se ne hai molto sembrerai un centrale del latte. Fortunatamente per la mia economia domestica, l'H&M di via Indipendenza è provvisto di specchi stronzi, altrimenti mi sarei già portata via tutti i jeans che vendono a meno di 30 euro.
La categoria che personalmente preferisco è quella degli specchi burberi ma buoni. Sono gli specchi un po' scuri, quelli che fanno i contorni non molto definiti, che restituiscono un'immagine non precisa. Certo, ci perdi in nitidezza, ma ci guadagni enormemente in buon umore. Quegli specchi lì, infatti, proprio in virtù di questa loro scontrosa opacità, riflettono solo la parte più "aurea" di te, e ti donano un'immediata sensazione di benessere. Fanno parte a pieno titolo della categoria: le portiere delle auto, i finestrini dei treni e, nello specifico, il vetro che si trova al piano terra dello stabile di v. Zamboni 32 a Bologna, dalla parte dell'aula B delle lauree.
Avete altre classificazioni da proporre? Conoscete qualche esemplare a voi familiare che rientra in una di queste?
Alla prossima puntata una riflessione ontologico-estetica sulla percezione di noi stessi e sulla relatività delle immagini.