Dopo aver visto Saviano che da Fazio elencava le sue personalissime Dieci Cose per cui vale la pena vivere e, pur avendo citato come fonte di ispirazione Woody Allen, non precisava però che già Tinni, qualche tempo fa, aveva contribuito a diffondere il Pensiero Diecico nella blogosfera, accantonata una prima sensazione di fastidio misto ad offesa, Tinni si è detta che in fondo anche uno come Saviano poteva commettere delle sviste e così ha deciso di dargli un'altra possibilità.
Ha deciso insomma di rilanciare l'idea delle Dieci Cose, alzando la posta in gioco: perché la vita vale la pena di essere vissuta, sì, per la presenza di grandi entità metafisiche quali la mozzarella di bufala o la nona sinfonia di Beethoven, ma anche, nella quotidianità di ogni giorno, per una serie di piccole-grandi vicende che ti colorano anche solo per un istante la routine e per le quali la cosa più difficile da fare (contrariamente a ciò che accade per le Dieci Cose per Eccellenza) è senza dubbio riconoscerle.
Avanti con la sfida, dunque! L'invito che Tinni rivolge a se stessa e a tutti coloro che vorranno seguirla, pertanto, è quella di elencare Dieci Cose per cui vale la pena vivere che ti sono accadute questa settimana. E' chiaro che tutto sta nell'onestà del compilante: non si saprà mai, infatti, con assoluta certezza, che davvero tutto ciò che è nella lista si è svolto o scoperto o provato nell'ultima settimana; ma poco importa. I bari non sanno cosa si perdono. Quello che si realizza redigendo in modo onesto la lista, infatti, è che la vita riserva dietro l'angolo grandi sorprese, e, sì, lo fa proprio (quasi) ogni giorno.
Elenco di Tinni - settimana dall'1 all'8 marzo
1. camminare per la strada sotto il sole sentendo una bella canzone nell'mp3 ed atteggiarsi come se si fosse dentro al video di una di quelle canzoni americane dove c'è una bellona/e che passeggia e la telecamera la inquadra dal davanti. (le altre saranno più semplici, promesso, ma questa andava spiegata)
2. arrivare per prima in biblioteca la mattina e aprire le finestre
3. guardare questo video con la tua ragazzina di ripetizioni e ridere
4. una fototessera in cui sei venuta bene
5. un meccanico gentile che ti spiega come funziona una bici
6. essere invitata a cena da un'amica
7. andare a letto senza sentire la televisione di nessuno dei due vicini
8. il tramonto e la casa vuota
9. l'affetto di due genitori
10. una telefonata con la persona che ami senza che salti mai la linea di Googletalk
A voi la palla, allora, se vi va! Uno, due, tre, via.
MOLTEPLICI INIZI.
A proposito di:
interculturalità - scuola - letture - frivolezze - risparmio - poesia - creatività - viaggi - pande - giardinaggio ... e bizzarrie varie.
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martedì 8 marzo 2011
venerdì 19 novembre 2010
Perché mi piace quello che faccio/3. Fazio e i cataloghi
Mi piace quello che studio anche perché adesso, grazie a Fazio, tutti sanno che cos'è una lista e che effetto incantatorio/affabulatorio/interattivo possa essa avere con il pubblico; quindi, è giunto il momento di rivelarvi che anche io, da molto prima di Fazio, mi occupo di cataloghi e nello specifico, di cataloghi greci arcaici. E i cataloghi, ai greci di epoca arcaica come a noi oggi, piacevano ed esaltavano parecchio.
Iliade VII 125-127
Iliade VII 125-127
ἐσθλὸς Μυρμιδόνων βουληφόρος ἠδ᾽ ἀγορητής,
ὅς ποτέ μ᾽ εἰρόμενος μέγ᾽ ἐγήθεεν ᾧ ἐνὶ οἴκῳ
πάντων Ἀργείων ἐρέων γενεήν τε τόκον τε.
(...) il nobile consigliere e oratore dei Mirmidoni,
che un tempo gioiva nell'interrogarmi, nella sua casa,
a proposito di tutti gli Argivi, delle loro stirpi e discendenze.
I Greci amavano soprattutto ascoltare liste di nomi di eroi od eroine, accompagnati dalla menzione delle genealogie, e questo perché tutte le famiglie nobili dell'epoca facevano rimontare i loro avi - definendo, in questo modo, il loro status di fronte al resto della comunità - ad uno o più eroi del mito. Ascoltare i cataloghi degli eroi presenti alla guerra di Troia o delle eroine che Ulisse incontra nel regno dei morti, insomma, era per l'uditorio come ripercorrere le radici della comunità, come sentire riaffermata la propria identità, come riguardare un album di famiglia in compagnia degli ospiti più illustri.
Definire, oggi, il perché di certe liste che ci sono arrivate tramite Iliade od Odissea non è operazione semplice: bisogna passare in rassegna quanto sappiamo di quell'epoca, di quel contesto, di quei pubblici, di quei miti, per arrivare a proporre ipotesi sui criteri che dettarono proprio quell'ordine e quella lista.
A volte mi fermo a fantasticare su cosa troveranno di noi i futuri abitanti di questa terra, magari tra duemila anni: forse si impossesseranno di una scaletta della trasmissione Vieni via con me e vi reperiranno un gran numero di elenchi. E si chiederanno, come fanno oggi gli omeristi: ma davvero gli antichi trovavano piacere in questi sbrodolanti cataloghi? Che cosa dicevano loro di significativo, tali liste, per indurli a restare appesi alla tv per una sera intera? E allora si metteranno a studiare la situazione politica odierna, la destra e la sinistra, la camorra e la mafia, la chiesa e l'eutanasia....e, chissà, magari una fanciullina del 40esimo secolo si spremerà le meningi per tre anni e ne farà uscire una tesi di dottorato: in bocca al lupo a lei, allora!
martedì 9 novembre 2010
"Vieni via con me" e nuove libertà
Sono contenta che più di sette milioni di italiani siano stati, come me, di fronte alla tv sintonizzati sui Raitre, ieri sera.
Oggi, sui grandi giornali e sui tg, impazzavano gli spezzoni di Benigni, Saviano e Vendola, corredati da commenti entusiastici e numeroni di share.
Ma c'era anche qualcuno che mugugnava, in sottofondo; prendo ad esempio lei, ma ne ho in mente altri, che ho letto un po' da facebook e un po' ascoltato in diretta. Quando ho scorso la recensione di Galatea, in effetti, ho rivissuto e in un qualche modo riportato a galla delle impercettibili sensazioni di fastidio che anche io avevo provato, nei confronti di questo o quello sketch. Anche io ho trovato che Saviano, rispetto a quella prima puntata in collaborazione con Fazio, sia stato un po' vago, un po' retorico, senza schiaccianti dati da sfoderare come dardi; quanto a Benigni, sarà ormai la trentesima volta che sento un suo monologo, e comincio, con l'orecchio affinato, a ritracciarne le ripetitività, gli schemi ricorrenti (per esempio la storia di giocare con la ripetizione di una frase tipo "Bossi, levati da quel cespuglio!", che ricorda altri celebri ritornelli, come quello di Ferrara al giudizio universale), l'insistenza su Silvio, poi, mi è suonata un po' troppo caricata, e i minuti dedicati a lui potevano forse essere tagliati.
MA, c'è un PERÒ: in un momento di emergenza e di crisi come quello in cui siamo impantanati, non c'è più molto spazio per la fine critica di sceneggiatura, l'ironica frecciatina radical-chic e la polemichetta da scontento del PD. In una televisione dominata dalla spazzatura più totale, da programmi che iniziano alle 9.30 e finiscono dopo mezzanotte, da litigi, sputacchi e insulti, da gnocche nude e da pubblicità senza decoro, la trasmissione di ieri è stata un regalo bellissimo. Punto.
Poi, che fosse perfezionabile, questo è poco ma sicuro.
Però io mi sono anche un po' rotta les pelotas, cara blogosfera, del disfattismo che fa molto intellettualoide di sinistra, del demolire tutto e tutti, del denudare con una istantanea perfidia tutto il lavoro e lo studio e la fatica che sta dietro ad ogni minimo tentativo di impegno, di cambiamento, di rinnovamento.
Che poi lo dico più a me che agli altri, come al solito: alla me che criticava gli accenti sbagliati nella pubblicità, alla me che sbadiglia di fronte alla mitica Gabanelli, alla me che guarda di sottecchi i "Rottamatori" del PD chiedendosi se non siano un po' troppo fighettini per i suoi gusti di campagnola.
Quando vediamo qualcuno che imbraccia una scopa e inizia a dare una pulitina qua e una pulitina là, anche se sta arrivando il vento a rovinargli il lavoro, noi non diciamoglielo, e al massimo, se abbiamo proprio voglia di immischiarci, prendiamo anche noi il nostro straccetto e diamogli una mano. Ché, poi, magari, il vento cambia idea e se ne va in un'altra direzione.
Detto questo, volevo fare anche una solenne comunicazione meta-bloggica: poiché di recente mi è stato fatto notare che il web è libertà e come tale non lo si può cingere di paletti come se fosse casa tua, ho deciso di smettere di moderare i commenti (per intenderci, non che io abbia ma censurato nessun commento, fino ad oggi.....!) e di prendere ciò che la libera blogosfera vorrà donarmi.
Amen.
:)
Oggi, sui grandi giornali e sui tg, impazzavano gli spezzoni di Benigni, Saviano e Vendola, corredati da commenti entusiastici e numeroni di share.
Ma c'era anche qualcuno che mugugnava, in sottofondo; prendo ad esempio lei, ma ne ho in mente altri, che ho letto un po' da facebook e un po' ascoltato in diretta. Quando ho scorso la recensione di Galatea, in effetti, ho rivissuto e in un qualche modo riportato a galla delle impercettibili sensazioni di fastidio che anche io avevo provato, nei confronti di questo o quello sketch. Anche io ho trovato che Saviano, rispetto a quella prima puntata in collaborazione con Fazio, sia stato un po' vago, un po' retorico, senza schiaccianti dati da sfoderare come dardi; quanto a Benigni, sarà ormai la trentesima volta che sento un suo monologo, e comincio, con l'orecchio affinato, a ritracciarne le ripetitività, gli schemi ricorrenti (per esempio la storia di giocare con la ripetizione di una frase tipo "Bossi, levati da quel cespuglio!", che ricorda altri celebri ritornelli, come quello di Ferrara al giudizio universale), l'insistenza su Silvio, poi, mi è suonata un po' troppo caricata, e i minuti dedicati a lui potevano forse essere tagliati.
MA, c'è un PERÒ: in un momento di emergenza e di crisi come quello in cui siamo impantanati, non c'è più molto spazio per la fine critica di sceneggiatura, l'ironica frecciatina radical-chic e la polemichetta da scontento del PD. In una televisione dominata dalla spazzatura più totale, da programmi che iniziano alle 9.30 e finiscono dopo mezzanotte, da litigi, sputacchi e insulti, da gnocche nude e da pubblicità senza decoro, la trasmissione di ieri è stata un regalo bellissimo. Punto.
Poi, che fosse perfezionabile, questo è poco ma sicuro.
Però io mi sono anche un po' rotta les pelotas, cara blogosfera, del disfattismo che fa molto intellettualoide di sinistra, del demolire tutto e tutti, del denudare con una istantanea perfidia tutto il lavoro e lo studio e la fatica che sta dietro ad ogni minimo tentativo di impegno, di cambiamento, di rinnovamento.
Che poi lo dico più a me che agli altri, come al solito: alla me che criticava gli accenti sbagliati nella pubblicità, alla me che sbadiglia di fronte alla mitica Gabanelli, alla me che guarda di sottecchi i "Rottamatori" del PD chiedendosi se non siano un po' troppo fighettini per i suoi gusti di campagnola.
Quando vediamo qualcuno che imbraccia una scopa e inizia a dare una pulitina qua e una pulitina là, anche se sta arrivando il vento a rovinargli il lavoro, noi non diciamoglielo, e al massimo, se abbiamo proprio voglia di immischiarci, prendiamo anche noi il nostro straccetto e diamogli una mano. Ché, poi, magari, il vento cambia idea e se ne va in un'altra direzione.
Detto questo, volevo fare anche una solenne comunicazione meta-bloggica: poiché di recente mi è stato fatto notare che il web è libertà e come tale non lo si può cingere di paletti come se fosse casa tua, ho deciso di smettere di moderare i commenti (per intenderci, non che io abbia ma censurato nessun commento, fino ad oggi.....!) e di prendere ciò che la libera blogosfera vorrà donarmi.
Amen.
:)
venerdì 5 novembre 2010
Curiositas, curiositatis
Mentre ascolto provenire dall'appartamento a fianco al mio un tenero tentativo di suonare il pianoforte che sembra prodotto più che da un essere umano, da un gatto che transita sulla tastiera, ma che comunque mi suscita - per ora - più simpatia che fastidio (vi saprò poi dire tra un paio d'ore, se continua), volevo raccontare alla blogosfera che l'altro ieri, in macchina, sono nuovamente finita su Radio Tre. Stavolta c'era il programma di scienza. Io non ne capisco un'acca, di scienza, specie nella sua forma più, come dire, "biologico-vitale", che non mi ha mai appassionato, nemmeno a scuola (più bella trovavo invece la scienza nella sua forma "astratto-matematica", quella sì!), quindi, se non fosse che a presentare il programma c'era un personaggio a cui, vista la collaborazione con Cosmo (che, per la cronaca, tutti si sono dimenticati bellamente in fretta e furia....sigh), vanno tutte le mie simpatie, avrei cambiato canale abbastanza in fretta. Invece sono rimasta e ho scoperto chi era e che cosa ha fatto costui. E' stato un piccolo, bel premio.
Quando ascolto Radio Tre, spesso ci sono programmi di approfondimento: è faticoso seguirli, spesso ho la tentazione di cambiare e di rilassarmi di più con una bella canzone anni 80 di Radio Stella (mittica), però devo dire che, alla fine, la fatica e l'autodisciplina sono sempre premiate da piccole, insignificanti, buffe, curiose nuove nozioni che, forse, vagheranno nel mio cervello solo per qualche giorno, nuotando a fatica per rimanere a galla, ma che in quel momento mi fanno sentire un po' un, due, tre, via, un po' migliore di prima, un po' più piena. Credo che la parola giusta per riassumere il contenuto di queste emozioni sia curiositas, la curiosità.
Non dovremmo mai dimenticarci di esercitare un briciolo di curiositas ogni giorno, leggendo un trafiletto di un giornale per imparare quali sono i colori di moda quest'anno e perché, ascoltando un approfondimento alla radio sulle biblioteche virtuali, dedicando un minuto di attenzione alla coda di un programma televisivo che termina prima del nostro e che parla di cooperative in Africa. Il tempo che trascorriamo in stand-by, cioè senza fare nulla di specifico, come in bagno, in coda, in auto, ad aspettare che la torta si cuocia, può dimostrarsi ricco di emozionanti sorprese! (in realtà questo uso della prima persona plurale è molto pretesco e rende un'idea che non è quella che voglio dare: sto parlando più che altro a me stessa!)
Ed è per questo che apprezzo emittenti come Radio Tre, perché lì ci sono gli stimoli per approfittarne; la gente, da sola, è pigra (io per prima), bisogna stuzzicarla! Io, se fossi il Capo della Televisione Italiana, piazzerei due o tre terzine di Dante, con commento accessibile, prima del Tg serale - altro che pacchi e contro pacchi! - perché sono sicura che se le persone ci incappano, magari il primo giorno girano, ma poi vedrai che una volta se le ascoltano, le terzine, e chissà mai che le trovino graziose!
Oppure, che so, una paginetta di Iliade prima di Un posto al sole, o una formuletta matematica spiegata a prova di scemo un attimo prima che inizi il Grande Fratello. Anche le mie Pillole di retorica immaginifica non starebbero male, in un palinsesto del genere...(modestamente)
E, voi, che ci mettereste, prima di Beautiful, al posto della televendita di materassi?
Quando ascolto Radio Tre, spesso ci sono programmi di approfondimento: è faticoso seguirli, spesso ho la tentazione di cambiare e di rilassarmi di più con una bella canzone anni 80 di Radio Stella (mittica), però devo dire che, alla fine, la fatica e l'autodisciplina sono sempre premiate da piccole, insignificanti, buffe, curiose nuove nozioni che, forse, vagheranno nel mio cervello solo per qualche giorno, nuotando a fatica per rimanere a galla, ma che in quel momento mi fanno sentire un po' un, due, tre, via, un po' migliore di prima, un po' più piena. Credo che la parola giusta per riassumere il contenuto di queste emozioni sia curiositas, la curiosità.
Non dovremmo mai dimenticarci di esercitare un briciolo di curiositas ogni giorno, leggendo un trafiletto di un giornale per imparare quali sono i colori di moda quest'anno e perché, ascoltando un approfondimento alla radio sulle biblioteche virtuali, dedicando un minuto di attenzione alla coda di un programma televisivo che termina prima del nostro e che parla di cooperative in Africa. Il tempo che trascorriamo in stand-by, cioè senza fare nulla di specifico, come in bagno, in coda, in auto, ad aspettare che la torta si cuocia, può dimostrarsi ricco di emozionanti sorprese! (in realtà questo uso della prima persona plurale è molto pretesco e rende un'idea che non è quella che voglio dare: sto parlando più che altro a me stessa!)
Ed è per questo che apprezzo emittenti come Radio Tre, perché lì ci sono gli stimoli per approfittarne; la gente, da sola, è pigra (io per prima), bisogna stuzzicarla! Io, se fossi il Capo della Televisione Italiana, piazzerei due o tre terzine di Dante, con commento accessibile, prima del Tg serale - altro che pacchi e contro pacchi! - perché sono sicura che se le persone ci incappano, magari il primo giorno girano, ma poi vedrai che una volta se le ascoltano, le terzine, e chissà mai che le trovino graziose!
Oppure, che so, una paginetta di Iliade prima di Un posto al sole, o una formuletta matematica spiegata a prova di scemo un attimo prima che inizi il Grande Fratello. Anche le mie Pillole di retorica immaginifica non starebbero male, in un palinsesto del genere...(modestamente)
E, voi, che ci mettereste, prima di Beautiful, al posto della televendita di materassi?
martedì 26 ottobre 2010
Piccola polemica mattutina
Premettendo che STIMO Fabio Fazio come conduttore e gli sarò grata a vita per aver dato forma, contenuto ed audience ad uno dei migliori programmi televisivi degli ultimi anni (ricordo ancora il primo anno che lo trasmisero, con la mitica Ilary e il metereologo modenese impacciatissimo), e premettendo altresì che AMO Roberto Saviano e lo nominerei seduta stante Presidente a vita della Repubblica,
mi chiedo se debba essere imputato a loro medesimi o ai creatori dello spot l'erroraccio grammaticale reiterato che compare nel promo della loro prossima trasmissione a due, che potete rivedere qui.
Il lessema perché, come ci insegna il vocabolario e anche la temibile strisciolina rossa di Word, si scrive infatti con l'accento acuto, ovvero con é (e andrebbe anche pronunciato di conseguenza con la E chiusa, cosa che un nordico come me riesce molto difficilmente a concepire, ahimé). Lo so che quando si scrive a computer è una barba perché ciò ci costringe a premere due tasti invece che uno, ma alla lavagna questo non dovrebbe causare problemi.
Detto questo, mi chiedo infine se qualcun altro, magari nella blogosfera, abbia notato tale svarione. Ne avete avuto notizia, per caso? Se ciò non fosse avvenuto, mi sentirei molto maestrina pedante e molto blogger di avanguardia.
mi chiedo se debba essere imputato a loro medesimi o ai creatori dello spot l'erroraccio grammaticale reiterato che compare nel promo della loro prossima trasmissione a due, che potete rivedere qui.
Il lessema perché, come ci insegna il vocabolario e anche la temibile strisciolina rossa di Word, si scrive infatti con l'accento acuto, ovvero con é (e andrebbe anche pronunciato di conseguenza con la E chiusa, cosa che un nordico come me riesce molto difficilmente a concepire, ahimé). Lo so che quando si scrive a computer è una barba perché ciò ci costringe a premere due tasti invece che uno, ma alla lavagna questo non dovrebbe causare problemi.
Detto questo, mi chiedo infine se qualcun altro, magari nella blogosfera, abbia notato tale svarione. Ne avete avuto notizia, per caso? Se ciò non fosse avvenuto, mi sentirei molto maestrina pedante e molto blogger di avanguardia.
domenica 10 ottobre 2010
Perché mi piace quello che faccio/2: Omero e Criminal Minds
Da un po' di tempo a questa parte mi sono appassionata ad una nuova serie tv americana: dopo Dr. House, è ora la volta di Criminal Minds, telefilm investigativo-noir dove un team ben assortito di esperti si occupa di rivelare colpevole, movente e dinamiche di efferati omicidi in tutti gli USA. Il team di CM fa parte della affascinante "Unità di analisi comportamentale" dell'FBI, che ragiona non sui comuni parametri investigativi, bensì sulla psicologia del cosiddetto S.I. (=soggetto ignoto), inquadrandone i caratteri, le manie, i problemi per riuscire così ad individuarlo o a prevederne le mosse. Scene comuni del telefilm sono per esempio quelle dei sopralluoghi sulle scene dei crimini, dove, ad esempio, dal trascinamento di un cadavere a lungo i protagonisti deducono che l'S.I. non aveva l'auto, oppure l'analisi della vittimologia, da cui si può capire, magari, che l'S.I. ha problemi di relazione con le donne mature.
Ma dove sto, esattamente, andando a parare? Ecco, ormai ci sono: quando sento i ragionamenti acuti dei personaggi, che deducono dallo status quo delle situazioni cosa ci sia stato dietro, di solito percepisco un che di familiare. All'inizio non riuscivo con precisione ad identificarlo, ma con il passare delle puntate ho lentamente capito cosa stava alla base di quel senso di familiarità: faccio anche io lo stesso mestiere.
No, non sono un membro dell'F.B.I. sotto copertura, e nemmeno del K.G.B., ma più semplicemente (?) una studiosa di Omero.
E qui comincia la mia lezioncina sull'epica omerica (chi se la volesse risparmiare potrà allegramente saltare alle conclusioni, non gliene vorrò...oddio, solo un pochino). Molti di voi pensano forse che Omero sia stato un autore come tanti e che abbia scritto fisicamente due lunghi racconti intitolati Iliade e Odissea, ma non è così. Iliade e Odissea sono semplicemente il risultato progressivo di un'operazione di stratificazione e aggiornamento di canti di tradizione orale che venivano recitati (si pensa a piccoli brani, lunghi al massimo come un singolo libro di Il. o Od.) di fronte a uditori riuniti per feste cittadine, o in corti regali, o per riunioni panelleniche in occasioni di gare sportive. I cantori - stando a quello che gli stessi poemi omerici raccontano - selezionavano dal loro bagaglio di storie quelle che potevano più piacere a quel pubblico, un po' come i bardi medievali di cui abbiamo un vago ricordo dalle scuole superiori. Ad un certo punto, lentamente, si fece strada - forse - l'idea di cominciare ad organizzare in modo più stabile quell'ampissimo patrimonio di storie, e furono selezionate due linee narrative, quelle che per quel momento dovevano sembrare più adatte ad una Grecia che si andava formando nella sua coscienza "nazionale", ovvero la spedizione dei Greci federati (appunto!) contro Troia e il ritorno di un eroe per mare. Furono eliminati tutti quei riferimenti specifici che venivano compresi solo da ristrette comunità, fu per così dire "scremata" la tradizione e gli episodi furono messi uno dopo l'altro a formare una catena di racconti e un poema monumentale. Chi fece tutto questo? Non si sa, ma visto il ruolo che l'antichità attribuì al nome di Omero, è possibile che una qualche scuola di cantori che aveva a che fare con tale nome abbia avuto un ruolo maggiore delle altre.
Il testo omerico è stato definito, magistralmente, un "testo tradizionale", ovvero un testo che, per la sua valenza di punto di riferimento di una società, viene continuamente aggiornato per essere mantenuto coerente con quella società che, col tempo, naturalmente evolve: il risultato di un simile processo (che, comunque, ad un certo punto si sarà interrotto provocandone il "congelamento" e la sua definitiva trasformazione in testo scritto stabile) è che Iliade e Odissea sono testi STRATIFICATI, che mantengono in loro frammenti di storia, civiltà, usi, norme molto molto antiche, a fianco delle quali sono state aggiornate altre cose, che quella società sentiva come obsolete e riteneva necessario modificare.
Esempi, così, tra i tanti: nell'Iliade si combatte sia con armi molto antiche come l'arco, sia con armi più moderne, sia addirittura, in certi passi, con la falange oplitica, invenzione "tarda", di VI secolo;
in tutti i canti la restituzione del corpo del nemico ucciso non è atto dovuto, mentre nell'ultimo canto sembra di capire che Achille sia in qualche modo tenuto a rendere Ettore morto a Priamo: forse quando si "attaccò" l'ultimo, cruciale, canto all'Iliade si sentì la necessità di aggiornare questa credenza perché ormai la si riteneva troppo "barbarica"... e via dicendo.
E cosa faccio io in tutto questo marasma (io, banalmente, mentre altre centinaia di ricercatori nel mondo certo con maggiore finezza)? Cerco, appunto, di assegnare - nello spazio limitato di un canto, nel mio caso, l'XI dell'Odissea - ogni immagine, espressione, personaggio, storia mitica, al suo "strato" di formazione; cerco di capire perché quel frammento è entrato e perché un altro, per esempio, manca; cerco di immaginarmi cosa dovesse dire quel pezzo a chi se lo sentiva cantare: che effetto faceva? che idee comunicava?... insomma, anche io, piccola F.B.I. dell'epica arcaica, parto da uno status quo testuale che contiene in sé miriadi di informazioni, cerco di discernerle le une dalle altre, e, infine, di capire che cosa sta dietro a quel quadro.
..Non vi ho reso la mia attività dottorale un pizzico più eccitante?
Bhe, quanto meno, ci ho provato, apprezzato lo sforzo. E comunque, per la cronaca, mi piacerebbe tanto leggere le "volgarizzazioni" con suspence delle altre discipline specialistiche: che cosa fanno, detto in parole povere, i ricercatori di matematica? e quelli di storia medievale? e quelli di chimica molecolare? Le audizioni sono aperte. Che la ricerca si divulghi!
Ma dove sto, esattamente, andando a parare? Ecco, ormai ci sono: quando sento i ragionamenti acuti dei personaggi, che deducono dallo status quo delle situazioni cosa ci sia stato dietro, di solito percepisco un che di familiare. All'inizio non riuscivo con precisione ad identificarlo, ma con il passare delle puntate ho lentamente capito cosa stava alla base di quel senso di familiarità: faccio anche io lo stesso mestiere.
No, non sono un membro dell'F.B.I. sotto copertura, e nemmeno del K.G.B., ma più semplicemente (?) una studiosa di Omero.
E qui comincia la mia lezioncina sull'epica omerica (chi se la volesse risparmiare potrà allegramente saltare alle conclusioni, non gliene vorrò...oddio, solo un pochino). Molti di voi pensano forse che Omero sia stato un autore come tanti e che abbia scritto fisicamente due lunghi racconti intitolati Iliade e Odissea, ma non è così. Iliade e Odissea sono semplicemente il risultato progressivo di un'operazione di stratificazione e aggiornamento di canti di tradizione orale che venivano recitati (si pensa a piccoli brani, lunghi al massimo come un singolo libro di Il. o Od.) di fronte a uditori riuniti per feste cittadine, o in corti regali, o per riunioni panelleniche in occasioni di gare sportive. I cantori - stando a quello che gli stessi poemi omerici raccontano - selezionavano dal loro bagaglio di storie quelle che potevano più piacere a quel pubblico, un po' come i bardi medievali di cui abbiamo un vago ricordo dalle scuole superiori. Ad un certo punto, lentamente, si fece strada - forse - l'idea di cominciare ad organizzare in modo più stabile quell'ampissimo patrimonio di storie, e furono selezionate due linee narrative, quelle che per quel momento dovevano sembrare più adatte ad una Grecia che si andava formando nella sua coscienza "nazionale", ovvero la spedizione dei Greci federati (appunto!) contro Troia e il ritorno di un eroe per mare. Furono eliminati tutti quei riferimenti specifici che venivano compresi solo da ristrette comunità, fu per così dire "scremata" la tradizione e gli episodi furono messi uno dopo l'altro a formare una catena di racconti e un poema monumentale. Chi fece tutto questo? Non si sa, ma visto il ruolo che l'antichità attribuì al nome di Omero, è possibile che una qualche scuola di cantori che aveva a che fare con tale nome abbia avuto un ruolo maggiore delle altre.
Il testo omerico è stato definito, magistralmente, un "testo tradizionale", ovvero un testo che, per la sua valenza di punto di riferimento di una società, viene continuamente aggiornato per essere mantenuto coerente con quella società che, col tempo, naturalmente evolve: il risultato di un simile processo (che, comunque, ad un certo punto si sarà interrotto provocandone il "congelamento" e la sua definitiva trasformazione in testo scritto stabile) è che Iliade e Odissea sono testi STRATIFICATI, che mantengono in loro frammenti di storia, civiltà, usi, norme molto molto antiche, a fianco delle quali sono state aggiornate altre cose, che quella società sentiva come obsolete e riteneva necessario modificare.
Esempi, così, tra i tanti: nell'Iliade si combatte sia con armi molto antiche come l'arco, sia con armi più moderne, sia addirittura, in certi passi, con la falange oplitica, invenzione "tarda", di VI secolo;
in tutti i canti la restituzione del corpo del nemico ucciso non è atto dovuto, mentre nell'ultimo canto sembra di capire che Achille sia in qualche modo tenuto a rendere Ettore morto a Priamo: forse quando si "attaccò" l'ultimo, cruciale, canto all'Iliade si sentì la necessità di aggiornare questa credenza perché ormai la si riteneva troppo "barbarica"... e via dicendo.
E cosa faccio io in tutto questo marasma (io, banalmente, mentre altre centinaia di ricercatori nel mondo certo con maggiore finezza)? Cerco, appunto, di assegnare - nello spazio limitato di un canto, nel mio caso, l'XI dell'Odissea - ogni immagine, espressione, personaggio, storia mitica, al suo "strato" di formazione; cerco di capire perché quel frammento è entrato e perché un altro, per esempio, manca; cerco di immaginarmi cosa dovesse dire quel pezzo a chi se lo sentiva cantare: che effetto faceva? che idee comunicava?... insomma, anche io, piccola F.B.I. dell'epica arcaica, parto da uno status quo testuale che contiene in sé miriadi di informazioni, cerco di discernerle le une dalle altre, e, infine, di capire che cosa sta dietro a quel quadro.
..Non vi ho reso la mia attività dottorale un pizzico più eccitante?
Bhe, quanto meno, ci ho provato, apprezzato lo sforzo. E comunque, per la cronaca, mi piacerebbe tanto leggere le "volgarizzazioni" con suspence delle altre discipline specialistiche: che cosa fanno, detto in parole povere, i ricercatori di matematica? e quelli di storia medievale? e quelli di chimica molecolare? Le audizioni sono aperte. Che la ricerca si divulghi!
sabato 25 settembre 2010
La BUIA notte della ricerca UMANISTICA
Cara Bianca Berlinguer,
(lettera aperta alla redazione del Tg3)
e carissimi tutti i giornalisti del Tg3, che - premetto - stimo e seguo affezionatamente,
oggi, nell'edizione di pranzo del Tg, andava in onda un piccolo servizio sulla Notte della Ricerca svoltasi a Bologna. Vi ringrazio innanzitutto per aver dato visibilità all'evento. Però ho una cosa da precisare: tutte - e se dico tutte, intendo t-u-t-t-e - le volte che voi, rendendo una grande favore all'umanità, mandate in onda servizi concernenti i problemi e la situazione della ricerca italiana, i suddetti servizi sono accompagnati dalle seguenti immagini di sottofondo:
a. uomo camice-vestito con mascherina che versa liquido di colori fluorescenti dentro provetta;
b. donna camice-vestita che mette sul fornellino di un laboratorio una bottiglietta fumante che, a contatto con il calore, emette bolle e pittoriche scintille luminescenti;
c. uomo camice-vestito che guarda incuriosito dentro miscroscopio;
d. e, infine, nel caso del servizio di oggi, gentile ricercatore alle prese con un esperimento di fisica attraverso il quale si mostrava al pubblico di bambini che bruciando un tale materiale si produce energia.
A questo punto, vorrei chiedervi se, detto sinceramente tra noi, siete a conoscenza dell'esistenza di altri generi di ricerca praticati in Italia al di là dell'area biologica-fisica-chimica.
Ebbene, vi dirò IO che esistono. E non sono nemmeno così poco fotogenici da non poter fare la loro porca figura all'interno di un servizio dedicato ai cervelli in fuga. Qualche esempio potrà forse chiarirvi le idee:
1. un ricercatore di un dipartimento di matematica è solito - che so - studiare infinite catene astratte di numeri cercando al loro interno formularità e discontinuità (avete presente l'antipaticissimo e disadattattissimo Mattia dell'ormai noto romanzo?);
2. un ricercatore di un dipartimento di ingegneria edile-architettura potrebbe essere esperto in merito alla storia dei movimenti architettonici americani;
3. un ricercatore di giurisprudenza si occupa, faccio un esempio tra tanti, di confrontare forme di diritto di diversi stati cercando di metterle in relazione con la storia e la geografia di quegli stessi stati;
4. un ricercatore di economia (questo esempio è tratto dalla realtà) studia come il modello economico di un tale villaggio sia legato alla sua peculiare situazione demografica.
MA NON è FINITA QUI!
Pensate, esiste addirittura una Ricerca in campo Umanistico! Dottorati, assegni di ricerca, borse di studio, pubblicazioni scientifiche anche lì!
A proposito di storia della filosofia platonica, movimenti di pensiero dello gnosticimo medievale, rapporto tra mistica e potere, discesa agli inferi di Odisseo (..mi suona familiare...), pubblico che assisteva alle recitazioni delle poesie di Saffo, storia dell'educazione nell'età moderna, dantistica, strategia militare di Annibale, metrica di Leopardi, ragioni della prima guerra mondiale, partiti politici in U.S.A., carte testamentarie nella Bologna rinascimentale, diversità sessuali nelle società africane, storia della formazione della lingua italiana... e avete idea di quanto si possa andare avanti?
Eppure, di tutte queste cose, quando si parla di finanziamenti alla ricerca, SI TACE. Forse qualcuno pensa che queste materie non siano utili come la biologia e la medicina, non abbiano una diretta applicazione nella vita reale. Ecco, se pensate questo, per favore, chiudete questa finestra internet e non proseguite neanche, nella lettura di questo post. Sinceramente, non ho voglia ora di mettermi a spiegare perché la ricerca tout court sia importante, in cosa lo studio della storia, della filosofia e della letteratura possano migliorare il nostro mondo: come si suol dire, se non lo sapete, sapevatelo (su Rieduchescional Channel).
Però, queste materie non solo servono, ma esistono, e tengono occupati migliaia di ragazzi in tutta Italia: quindi, miei cari giornalisti e mia carissima Bianca, fatemi un favore, così come intervistate i disgraziati operai sui tetti, i minatori intrappolati, i precari di Alitalia, le telefoniste co.co.co e via dicendo, quando intervistate e riprendete i ricercatori, infilate dentro a queste benedette immagini di repertorio anche NOI, ricercatori di area umanistica!
Ringraziandovi per l'attenzione, vi porgo i miei distinti saluti.
Tinni
(lettera aperta alla redazione del Tg3)
e carissimi tutti i giornalisti del Tg3, che - premetto - stimo e seguo affezionatamente,
oggi, nell'edizione di pranzo del Tg, andava in onda un piccolo servizio sulla Notte della Ricerca svoltasi a Bologna. Vi ringrazio innanzitutto per aver dato visibilità all'evento. Però ho una cosa da precisare: tutte - e se dico tutte, intendo t-u-t-t-e - le volte che voi, rendendo una grande favore all'umanità, mandate in onda servizi concernenti i problemi e la situazione della ricerca italiana, i suddetti servizi sono accompagnati dalle seguenti immagini di sottofondo:
a. uomo camice-vestito con mascherina che versa liquido di colori fluorescenti dentro provetta;
b. donna camice-vestita che mette sul fornellino di un laboratorio una bottiglietta fumante che, a contatto con il calore, emette bolle e pittoriche scintille luminescenti;
c. uomo camice-vestito che guarda incuriosito dentro miscroscopio;
d. e, infine, nel caso del servizio di oggi, gentile ricercatore alle prese con un esperimento di fisica attraverso il quale si mostrava al pubblico di bambini che bruciando un tale materiale si produce energia.
A questo punto, vorrei chiedervi se, detto sinceramente tra noi, siete a conoscenza dell'esistenza di altri generi di ricerca praticati in Italia al di là dell'area biologica-fisica-chimica.
Ebbene, vi dirò IO che esistono. E non sono nemmeno così poco fotogenici da non poter fare la loro porca figura all'interno di un servizio dedicato ai cervelli in fuga. Qualche esempio potrà forse chiarirvi le idee:
1. un ricercatore di un dipartimento di matematica è solito - che so - studiare infinite catene astratte di numeri cercando al loro interno formularità e discontinuità (avete presente l'antipaticissimo e disadattattissimo Mattia dell'ormai noto romanzo?);
2. un ricercatore di un dipartimento di ingegneria edile-architettura potrebbe essere esperto in merito alla storia dei movimenti architettonici americani;
3. un ricercatore di giurisprudenza si occupa, faccio un esempio tra tanti, di confrontare forme di diritto di diversi stati cercando di metterle in relazione con la storia e la geografia di quegli stessi stati;
4. un ricercatore di economia (questo esempio è tratto dalla realtà) studia come il modello economico di un tale villaggio sia legato alla sua peculiare situazione demografica.
MA NON è FINITA QUI!
Pensate, esiste addirittura una Ricerca in campo Umanistico! Dottorati, assegni di ricerca, borse di studio, pubblicazioni scientifiche anche lì!
A proposito di storia della filosofia platonica, movimenti di pensiero dello gnosticimo medievale, rapporto tra mistica e potere, discesa agli inferi di Odisseo (..mi suona familiare...), pubblico che assisteva alle recitazioni delle poesie di Saffo, storia dell'educazione nell'età moderna, dantistica, strategia militare di Annibale, metrica di Leopardi, ragioni della prima guerra mondiale, partiti politici in U.S.A., carte testamentarie nella Bologna rinascimentale, diversità sessuali nelle società africane, storia della formazione della lingua italiana... e avete idea di quanto si possa andare avanti?
Eppure, di tutte queste cose, quando si parla di finanziamenti alla ricerca, SI TACE. Forse qualcuno pensa che queste materie non siano utili come la biologia e la medicina, non abbiano una diretta applicazione nella vita reale. Ecco, se pensate questo, per favore, chiudete questa finestra internet e non proseguite neanche, nella lettura di questo post. Sinceramente, non ho voglia ora di mettermi a spiegare perché la ricerca tout court sia importante, in cosa lo studio della storia, della filosofia e della letteratura possano migliorare il nostro mondo: come si suol dire, se non lo sapete, sapevatelo (su Rieduchescional Channel).
Però, queste materie non solo servono, ma esistono, e tengono occupati migliaia di ragazzi in tutta Italia: quindi, miei cari giornalisti e mia carissima Bianca, fatemi un favore, così come intervistate i disgraziati operai sui tetti, i minatori intrappolati, i precari di Alitalia, le telefoniste co.co.co e via dicendo, quando intervistate e riprendete i ricercatori, infilate dentro a queste benedette immagini di repertorio anche NOI, ricercatori di area umanistica!
Ringraziandovi per l'attenzione, vi porgo i miei distinti saluti.
Tinni
giovedì 9 settembre 2010
Alzi la mano, tra le esponenti del gentil sesso...
..chi ha ancora voglia di andare a comprare biancheria intima qui dopo essere stato bombardato per mesi e mesi con questa odiosissima pubblicità. Ora, io non vorrei fare sempre quella che lotta contro i mulini a vento, però, vi sembra davvero "dalla parte delle donne" - come recita lo spot, facendomi innervosire ogni volta, al termine del video soft-porno girato dalla fidanzatina di C. Ronaldo - un marchio che crea una pubblicità il cui scopo è evidentemente ed eminentemente quello di rallegrare e ringalluzzire la simpatica comitiva degli ormoni maschili (per dirla comunque in una maniera fine, perché, vi assicuro, ne avrei in mente di espressioni più colorite...)?
Passi pure che, come ogni volta, il corpo della donna in pubblicità sia statuario, irreale (i seni, OGGETTIVAMENTE, come diavolo farebbero, nella vivida realtà dominata dal principio di gravità, ad ergersi in quella maniera?!), levigato ed abbronzato. Passi anche che la pubblicità debba veicolare un minimo tasso di eroticità, visto che ormai la pubblicità dello yogurt ci ha insegnato che pur di vendere si può mettere dell'erotismo anche nella reclame di un lustrascarpe.
QUELLO che però mi urta e mi umilia è che, in una pubblicità mirata a vendere un prodotto unicamente per pubblico femminile, manchi del tutto la prospettiva del piacere, dell'intrattenimento e del desiderio femminile. Facciamo un esempio opposto: negli spot dei rasoi per la barba, di solito, compare sì un prestante individuo a torso nudo, ma, di solito, al termine della sua rasatura compare anche un'avvenente fanciullina che se lo spupazza o che gli occhieggia sensualmente: messaggio veicolato: "rasati con il rasoio xxy, e cuccherai a più non posso". Altro esempio, tornando al campo femminile: nelle pubblicità delle creme depilatorie per le gambe, di norma, alla fine la ragazza che si è avventurata nella propria tosatura riceve per lo meno in premio la carezza eccitante di un aitante ammiratore.
NULLA di tutto ciò nella pubblicità di intimissimi, dove la modella si atteggia a femme fatale e serve all'unico fine di risvegliare l'attenzione del maschio in poltrona; come può essere "dalla parte delle donne" uno spot che, se guardato da una coppia standard di fidanzati davanti alla tv, otterrà il solo scopo di suscitare il commento ammirato di lui e il conseguente senso di frustrazione di lei?
...per il resto, niente..tutto qui, volevo solo lanciare il mio grido di indignazione dell'etere. Grazie di avermi ascoltato, etere.
Passi pure che, come ogni volta, il corpo della donna in pubblicità sia statuario, irreale (i seni, OGGETTIVAMENTE, come diavolo farebbero, nella vivida realtà dominata dal principio di gravità, ad ergersi in quella maniera?!), levigato ed abbronzato. Passi anche che la pubblicità debba veicolare un minimo tasso di eroticità, visto che ormai la pubblicità dello yogurt ci ha insegnato che pur di vendere si può mettere dell'erotismo anche nella reclame di un lustrascarpe.
QUELLO che però mi urta e mi umilia è che, in una pubblicità mirata a vendere un prodotto unicamente per pubblico femminile, manchi del tutto la prospettiva del piacere, dell'intrattenimento e del desiderio femminile. Facciamo un esempio opposto: negli spot dei rasoi per la barba, di solito, compare sì un prestante individuo a torso nudo, ma, di solito, al termine della sua rasatura compare anche un'avvenente fanciullina che se lo spupazza o che gli occhieggia sensualmente: messaggio veicolato: "rasati con il rasoio xxy, e cuccherai a più non posso". Altro esempio, tornando al campo femminile: nelle pubblicità delle creme depilatorie per le gambe, di norma, alla fine la ragazza che si è avventurata nella propria tosatura riceve per lo meno in premio la carezza eccitante di un aitante ammiratore.
NULLA di tutto ciò nella pubblicità di intimissimi, dove la modella si atteggia a femme fatale e serve all'unico fine di risvegliare l'attenzione del maschio in poltrona; come può essere "dalla parte delle donne" uno spot che, se guardato da una coppia standard di fidanzati davanti alla tv, otterrà il solo scopo di suscitare il commento ammirato di lui e il conseguente senso di frustrazione di lei?
...per il resto, niente..tutto qui, volevo solo lanciare il mio grido di indignazione dell'etere. Grazie di avermi ascoltato, etere.
domenica 5 settembre 2010
Cosmo (siamo tutti una rete) - recensione
Che un programma televisivo ti faccia sentire fiero di far parte della medesima società, cultura e nazione che lo ha prodotto è una cosa che, in Italia, non accadeva, almeno per quanto mi riguarda, più o meno dai tempi di questo.
Ebbene, ieri sera, dopo milioni di anni che non lo facevo, mi sono messa davanti alla televisione e ho visto - quasi senza addormentarmi mai, cosa più unica che rara - Cosmo, un programma di divulgazione scientifica mandato in onda da RaiTRE (ma guarda un po').
La trasmissione è condotta da un giornalista, Luca De Biase, insieme ad un team di giovani, ciascuno esperto in una branca diversa del mondo della scienza. La formula è molto moderna, e non ha nulla a che vedere con ciò a cui il barboso termine "documentario scientifico" ci ha abituati, per lo meno in Italia: ogni tema occupa non più di dieci minuti di servizio e 'dibattito', in modo che nessun telespettatore, manco il più assonnato, abbia il tempo di annoiarsi. Per servizio si intende una piccola introduzione, fatta soprattutto di domande, a cui segue un filmato (che ho letto essere prodotto e creato da loro, salvo eccezioni debitamente indicate), girato in modo molto dinamico, che descrive il problema o la situazione, e poi un rientro in studio in cui si conclude, sempre in maniera molto aperta e dubitativa, e si passa, per associazione di idee, al tema successivo.
La formula, come ho maldestramente cercato di illustrare, è molto vivace e giovane, ma non è questa la cosa che regala al telespettatore (o quanto meno a me) gli attimi di maggiore eccitazione: quello per cui vale la pena davvero guardare (anche in podcast, se il sabato sera si è fuori a fare le ore piccole) questo programma sono i contenuti.
Vi farò capire meglio quello che intendo elencando alla rinfusa alcune cose di cui si è parlato ieri sera: si è iniziato con un servizio sulle nuove tecnologie che permettono ai disabili (in stile Pistorius) di avere arti praticamente uguali a quelli naturali...e fin qui, direte voi, nulla di particolamente emozionante...ma poi, al secondo posto, viene fuori la domanda: ma cosa significa veramente normalità? e in campo sessuale?..e parte un servizio su tutte quelle forme di identità sessuale che non possono essere definibili né maschili né femminili, come i transgender o gli intersessuali, con riferimenti, davvero sconvolgenti per chi non ne sapeva nulla come me, ai primi stadi della vita, ovvero all'infanzia. E tracchete uno.
Si è poi parlato di obesità nei bambini, con i possibili rimedi, e di bambini-geni, con alcune interviste da gelare il sangue a piccoli superdotati di cui viene spontaneo domandarsi il reale grado di felicità; è poi seguito uno spezzone dedicato ai rischi sismici della nostra penisola: e che c'è di nuovo? direte voi, MA con particolare attenzione ad un centro di cui probabilmente il telespettatore medio ignorava pure l'esistenza, ovvero la zona rossa dei Campi Flegrei, vicino Napoli.
E poi ancora scimmie (un'altra cosa per cui vale la vita vivere...ne vorrei tanto una a casa con me!!), confronto tra la loro intelligenza e quella dei bambini, erosione delle spiagge, computer per l'Africa e da ultimo, dulcis in fundo, ti buttano lì la domanda: ma i bambini erano davvero meglio allevati nel passato? Dopo un breve accenno al fatto che una volta, "nel buon tempo andato", i figli manco mangiavano coi genitori e nessuno giocava o si interessava davvero di loro, viene porto al destinatario un video girato a Milano: una famiglia composta da mamma, mamma, figlio1, figlio2, figlia3 e gatto. Davvero ben girato e articolato, con immagini di vita quotidiana molto tenere (del tipo, al rientro in casa: "Ciao mamma-Giuliana!", "Ciao mamma-Luisa!"), le voci dei bambini in primo piano, e nessun tipo di giudizio sotteso, come in tutti gli altri servizi. Solo immagini e dati.
Insomma, non sono molto a mio agio con le recensioni e i riassunti, ma Cosmo mi ha davvero impressionato per l'onestà intellettuale, la novità dei temi e la semplicità con cui sono trattate questioni socialmente spinose: GUARDATEVELO, (almeno finché il Grande Fratello RAI non lo oscurerà.....), vi assicurerà di certo una serata da un, due, tre, via.
Ebbene, ieri sera, dopo milioni di anni che non lo facevo, mi sono messa davanti alla televisione e ho visto - quasi senza addormentarmi mai, cosa più unica che rara - Cosmo, un programma di divulgazione scientifica mandato in onda da RaiTRE (ma guarda un po').
La trasmissione è condotta da un giornalista, Luca De Biase, insieme ad un team di giovani, ciascuno esperto in una branca diversa del mondo della scienza. La formula è molto moderna, e non ha nulla a che vedere con ciò a cui il barboso termine "documentario scientifico" ci ha abituati, per lo meno in Italia: ogni tema occupa non più di dieci minuti di servizio e 'dibattito', in modo che nessun telespettatore, manco il più assonnato, abbia il tempo di annoiarsi. Per servizio si intende una piccola introduzione, fatta soprattutto di domande, a cui segue un filmato (che ho letto essere prodotto e creato da loro, salvo eccezioni debitamente indicate), girato in modo molto dinamico, che descrive il problema o la situazione, e poi un rientro in studio in cui si conclude, sempre in maniera molto aperta e dubitativa, e si passa, per associazione di idee, al tema successivo.
La formula, come ho maldestramente cercato di illustrare, è molto vivace e giovane, ma non è questa la cosa che regala al telespettatore (o quanto meno a me) gli attimi di maggiore eccitazione: quello per cui vale la pena davvero guardare (anche in podcast, se il sabato sera si è fuori a fare le ore piccole) questo programma sono i contenuti.
Vi farò capire meglio quello che intendo elencando alla rinfusa alcune cose di cui si è parlato ieri sera: si è iniziato con un servizio sulle nuove tecnologie che permettono ai disabili (in stile Pistorius) di avere arti praticamente uguali a quelli naturali...e fin qui, direte voi, nulla di particolamente emozionante...ma poi, al secondo posto, viene fuori la domanda: ma cosa significa veramente normalità? e in campo sessuale?..e parte un servizio su tutte quelle forme di identità sessuale che non possono essere definibili né maschili né femminili, come i transgender o gli intersessuali, con riferimenti, davvero sconvolgenti per chi non ne sapeva nulla come me, ai primi stadi della vita, ovvero all'infanzia. E tracchete uno.
Si è poi parlato di obesità nei bambini, con i possibili rimedi, e di bambini-geni, con alcune interviste da gelare il sangue a piccoli superdotati di cui viene spontaneo domandarsi il reale grado di felicità; è poi seguito uno spezzone dedicato ai rischi sismici della nostra penisola: e che c'è di nuovo? direte voi, MA con particolare attenzione ad un centro di cui probabilmente il telespettatore medio ignorava pure l'esistenza, ovvero la zona rossa dei Campi Flegrei, vicino Napoli.
E poi ancora scimmie (un'altra cosa per cui vale la vita vivere...ne vorrei tanto una a casa con me!!), confronto tra la loro intelligenza e quella dei bambini, erosione delle spiagge, computer per l'Africa e da ultimo, dulcis in fundo, ti buttano lì la domanda: ma i bambini erano davvero meglio allevati nel passato? Dopo un breve accenno al fatto che una volta, "nel buon tempo andato", i figli manco mangiavano coi genitori e nessuno giocava o si interessava davvero di loro, viene porto al destinatario un video girato a Milano: una famiglia composta da mamma, mamma, figlio1, figlio2, figlia3 e gatto. Davvero ben girato e articolato, con immagini di vita quotidiana molto tenere (del tipo, al rientro in casa: "Ciao mamma-Giuliana!", "Ciao mamma-Luisa!"), le voci dei bambini in primo piano, e nessun tipo di giudizio sotteso, come in tutti gli altri servizi. Solo immagini e dati.
Insomma, non sono molto a mio agio con le recensioni e i riassunti, ma Cosmo mi ha davvero impressionato per l'onestà intellettuale, la novità dei temi e la semplicità con cui sono trattate questioni socialmente spinose: GUARDATEVELO, (almeno finché il Grande Fratello RAI non lo oscurerà.....), vi assicurerà di certo una serata da un, due, tre, via.
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