MOLTEPLICI INIZI.


A proposito di:

interculturalità - scuola - letture - frivolezze - risparmio - poesia - creatività - viaggi - pande - giardinaggio ... e bizzarrie varie.
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mercoledì 28 dicembre 2011

Mine (non vaganti)

E niente, sono le diciassette e ventotto di un ventotto dicembre magro e gonfio, nel quale Tinni se ne starebbe volentieri altrove, e intendo proprio un altrove generico con i puntini che potete riempire come vi pare, fuori è buio, dentro ancor di più, e l'allegria uno si sarebbe pure dimenticato che cos'è, se non fosse che, a premere compulsivamente il tappino della matita portamine finita, toh viene fuori dal fondo più sprofondo delle sue interiora una mina nuova di zecca che sembra dirti scema! e ridere con e di te.

Che dire? Benvenuta.

mercoledì 29 giugno 2011

Periodo

E' un periodo difficile e ancora più difficile è dare forma compiuta al groviglio di pensieri che mi affolla lo stomaco, rendendolo fruibile al pubblico tinnico. Un po' di silenzio è spesso la risposta giusta, ma oggi mi sono comunque ricordata di una gioia che avevo da tempo dimenticato e che ho deciso di immortalare qui, ad imperitura memoria.
Oggi pomeriggio ho riascoltato vecchie canzoni della mia adolescenza e le ho cantate a squarciagola nel mio studiò, incurante dei muri di carta velina. Le ho cantate davanti allo specchio, simulando il microfono con il pacchetto dei biscotti Prince. Erano canzoni di dubbio gusto, ma io mi sono divertita, ridevo di me stessa e mi sentivo bene, cosa che, date le recenti circostanze, appariva piuttosto improbabile.

Bisogna che mi ricordi di fare una cosa stupida di questo genere ogni giorno della mia vita, e sempre diversa se possibile.

domenica 5 giugno 2011

Alluci

Qualcun'altro, prima e meglio di me, ha saputo enumerare quelli che per lui erano i piccoli ma intensi, veri, piaceri della vita, dedicando a ciascuno un paragrafetto di descrizione.

Io, di tanto in tanto, mi trovo ad accorgermi che ne sto vivendo uno, di quei momenti insignificanti ma perfetti in cui, grazie ad una briciolina di nulla, dimentichi tutto ciò che c'è di pesante e pensante nella tua esistenza e ti godi la perfetta felicità.



Stanotte, ad esempio, avevo prurito alla pianta del piede sinistro e me lo sono riuscito a grattare con l'unghia dell'alluce del piede destro: lo sforzo psico-motorio era notevole, ma ne è derivata una sensazione di totale goduria. Vi assicuro che ci ho anche provato, a grattarmelo con le unghie delle mani, ma non c'è proprio alcun tipo di paragone.

giovedì 7 ottobre 2010

Outing (della serie vai di titoli a sfondo sessuale)

Ho scoperto solo 5 anni fa che si diceva pasta all'amatriciana e non alla matriciana.
Ho scoperto solo 3 anni fa che si diceva dormire all'addiaccio e non alla "ghiaccio" (un po' sulla falsa riga di "dormo a pesce" o "nuoto a rana", con un pertinenente riferimento al freddo che può derivare da questa pratica).
Nello stesso periodo, all'incirca, ho scoperto che il francese, in Canada, si parla solo in una regione e non in tutto il paese.
Ho scoperto solo poco più di un anno fa che il logo con LV incrociate sta per Louis Vuitton e quello con la G sta per Gucci.
Ho scoperto (questa è la più bella!), dopo un anno circa che vivevo a Parigi, che sui cestini della spazzatura per strada la scritta Propreté de Paris non era un refuso per indicare che quei sacchi erano proprietà di Parigi.
Ho scoperto solo qualche mese fa che la P attaccata dietro alle macchine sta per principiante e non per patente fresca (vi giuro non so spiegare dove avessi appreso questa bislacca nozione).
Ho scoperto solo 2 giorni fa che "Il Grande Timoniere" era Mao Tse-tung e non D'Alema (ebbene sì, credevo fosse lui. Questo non significa però che io lo considerassi un buon timoniere. Ecco, giusto per non far nascere equivoci).
Ho scoperto solo ieri che Antonino Liberale era un autore greco e non latino.
E nella stessa giornata ho scoperto anche che Ted Kennedy era morto da un po'.
Ho scoperto solo oggi che si può dire sia famigliare che familiare.
...
La mia vita è piena di sorprese, non trovate?

mercoledì 6 ottobre 2010

Scambismo

Tinni è un poco più assente in questo ultimo periodo perché ha un po' di lavoretti e ricerche da finire entro metà ottobre. Però oggi voleva sottoporre all'attenzione del pubblico non-pagante (e vai di parentetica: ma quanto fa figo scrivere in terza persona? L'ho copiato da alcuni di blog che ho scartabellato qua e là e devo dire che contribuisce notevolmente ad accrescere il mio senso di onnipotenza) una recente riflessione.
Avere tra le mani cose nuove, siano essi mobili, suppellettili, vestiti, automobili, accessori per capelli o radiosveglie, produce nel soggetto un inevitabile senso di pienezza e soddisfazione. Qualche giorno fa, però, Tinni si è accorta che il fattore 'novità' in questa equazione di felicità momentanea, non è poi così essenziale, o meglio non deve essere per forza inversamente proporzionale al tempo passato dall'acquisto dell'oggetto. Una persona a lei vicina (chiamiamolo Piergiorgio) le ha "regalato" un bagaglietto pseudo-tecnologico (si dice anche dalle vostre parti bagaglio per indicare un oggetto non identificato?) che non era stato comprato per lei, ma apparteneneva a Piergiorgio da tempo, solo che lui non lo usava mai e quindi ha pensato di farne omaggio a Tinni.
Il piacere compulsivo di Tinni al possedere questo cosino à la page non è stato minimamente inficiato dal fatto di provenire dal patrimonio di Piergiorgio e di non essere stato acquistato per l'occasione. E tutto ciò sapete che significa?
Significa che tutti noi ci si potrebbe simpaticamente mettere d'accordo e, invece di affollare negozi e rinsecchire budget e implorare genitori paganti e accendere mutui, scambiarci periodicamente oggetti di cui non abbiamo bisogno per regalarci a vicenda qualche istante di ebbrezza d'acquisto.
Tinni, per esempio, potrebbe dilettare le vostre case e le vostre esistenze con un pratico phon da viaggio (ne ha due, tipo figurine doppie), oppure con un porta-occhiali-a-forma-di-naso-su-cui-appoggiare-gli-occhiali-come-su-una-persona-vera, una allegra matita con sopra un koala, qualche colorato tappetino ikea, un orologio da polso cinese che non usa, un astuccio a forma di banana che fa sempre ridere tutti ma in fondo l'ha un po' stufata, uno zainetto pieghevole azzurro... Chissà se a qualcuno interessano questi articoli e ha da offrire a Tinni qualcosa di altrettanto simpatico in cambio.

..Tinni è semi-seria, in questo post, ma la parte seria del binomio non è poi così da sottovalutare.
Cari saluti.

lunedì 4 ottobre 2010

Ode all'avverbio di modo in -mente

L'avverbio in -mente è nobile e altolocato, ma non ha la puzza sotto il naso: si diverte anche alle sagre di paese e alla festa dell'Unità, e può addobbare con la sua genealogica influenza anche piccole frasette comuni. Certo, chi gli sta intorno può essere imbarazzato da cotanta presenza, ma lui cerca il più possibile di mimetizzarsi, a volte con buffi risultati.
L'avverbio qualificativo in -mente è molto alto e molto magro, con un lungo naso affilato: la sua stirpe detiene anche il primato della parola più lunga del vocabolario italiano.
Nel suo albero genealogico, che conta numerosi e prestigiosi rami, si riscontra una parentela, molto alla lontana, con la Parentetica, una zia di chissà quale grado; si possono, di tanto in tanto, trovare accoppiati, in un curioso duetto che attira l'attenzione.
L'avverbio in -mente ha origini latine, e ne va fiero. Cammina con un portamento eretto che costringe tutti i passanti a dedicargli almeno uno sguardo. Benché non altezzoso, non ama troppo la compagnia dei suoi simili, con i quali si affianca a braccetto solo nella prosa di pochi, arditi, scrittori: gli piace definirsi come un nobile illuminato, e preferisce quindi passeggiare tra la gente comune.
L'avverbio in -mente è come una suppellettile costosa: ha un prezzo alto ed una bassa utilità (ndr: vediamo se una delle mie lettrici riconosce l'origine di questa espressione), però, nelle case in cui compare, sotto allo specchio e sopra ad una mensola, fa proprio una bella figura.

giovedì 23 settembre 2010

Encomio della parentetica.

Oggi volevo scrivere un post impegnato sul senso dello studio di Omero nel 2010, ma non ho ricevuto la definitiva ispirazione (urla di giubilo in sottofondo).
Procedo dunque ad una poetica difesa della bistrattata parentetica, di cui oggi una mia affezionata lettrice nonché importante promessa della storia della mistica moderna mi ha accusato di fare un uso eccessivo.

La Parentetica è un apostrofo rosa tra le parole t'amo. No, ops, questa l'hanno già detta. Ricominciamo.

La Parentetica è libertà, la Parentetica è una boccata d'aria nel discorso, la Parentetica è una speranza ultima a morire.
Grazie alla Parentetica il discorso prende colore e umore, le direzioni si perdono in un attimo di ebbro disorientamento per poi ricomporsi nella serietà compita del discorso principale. La Parentetica è una suocera bisbetica (fa anche rima) che si impiccia sempre nei fatti degli altri, ma che ti tiene sempre all'erta coi suoi pettegolezzi e sospetti. La Parentetica è una signora grassottella, che si dimena negli stretti spazi che le vengono riservati a bordo del discorso principale. La Parentetica è una vecchietta vanitosamente colta iscritta ad una laurea per corrispondenza. La Parentetica porta profumi molto forti, che quando passi tutti si voltano, e poi non riescono più a ricordarsi di ciò che stavano dicendo. La Parentetica è avanti con gli anni, ma non si ammala mai.
Non è sempre simpatica, ma come faremmo senza di lei?